Parecchio tempo fa ho scritto un post sui codici QR, Quick Response codes, che nel tempo ha continuato ad essere visitato. Caso non frequente per un blog (relativamente) specialistico come questo, è attraverso i motori di ricerca che alcune persone vi sono arrivate, spinte da un interesse per il tema in sé, su cui in italiano pare non esserci ancora molto da leggere.
In questa fine d’anno, accade che un collega mi contatta per sapere se ho scoperto qualcosa di nuovo in proposito. Lavora in una biblioteca di conservazione in un edificio monumentale e vorrebbe sperimentare codici QR con testi illustrativi per studiosi e turisti di passaggio.
Ne parliamo un po’. Io gli faccio notare che l’uso degli smartphone in Italia è in calo, lui risponde che il suo pubblico è internazionale, concordiamo sul fatto che un uso dei QR senza necessità di connessione in rete sarebbe l’ideale per evitare di caricare spese aggiuntive sul pubblico, anche se a me dispiace un po’ non attirarlo sul progetto Semapedia…
Esattamente il giorno dopo Meredith Farkas, una bibliotecaria che seguo sul suo blog Information wants to be free (che invidia questo titolo!) segnala il blog The distant librarian di Paul R. Pival, il quale a sua volta cita Aaron Schmidt di Walking Paper (guardate che grafica), il quale infine segnala una presentazione di Laurie Bridges (guardate che sfondo su Twitter!) sull’uso dei QR codes in biblioteca. Da vedere, anche per la grafica!

