Foto by Sage Ross, alcuni diritti riservati
Sono l’ultima persona che possa parlare utilmente di Aaron Swartz, programmatore e attivista per le libertà digitali morto suicida l’11 gennaio. Prima di questa notizia non ne avevo neppure sentito parlare, e stamattina vedo che molti, moltissimi pezzi sono già usciti che possono raccontare su di lui molte delle cose che ci sono da sapere. Vi consiglierei di partire dal blog della Wikimedia Foundation ad esempio.
Perché allora sprecare parole?
Perché Aaron era una delle tante persone che hanno lavorato nell’ombra per fare in modo che io, voi e tutti possano usare la rete così come facciamo, dandola per scontata (mentre non lo è). Perché fra le moltissime cose che aveva fatto, aveva contribuito a scrivere il codice delle licenze Creative Commons che io utilizzo da anni, e i debiti vanno riconosciuti. Perché la sua età, e vorrei dire persino la sua faccia me lo fanno sentire simile a tanti che conosco. Perché il mondo è piccolo, e la rete grande (come direbbe il mio amico Luca R.) e non riesco ad escludere che quella persona avrei potuto incontrarla veramente prima o poi. E anche perché il mondo dovrebbe essere un posto meno duro in cui vivere.
La voce dedicata ad Aaron su Wikipedia italiana, creata ieri pomeriggio, questa mattina conta già 56 modifiche successive, e questo immagino sia un bel modo per rendergli onore. Se sapete qualcosa di lui, scrivete.


l’ho amato troppo tardi