Il bando MiBACT, la risposta di Bray, e la comunicazione

Il Ministro Bray ha risposto sul suo sito personale alla miriade di critiche apparse subito dopo la pubblicazione del bando per la selezione di 500 persone da dedicare all’inventariazione e digitalizzazione del patrimonio culturale italiano. Che cosa io pensi di questo bando l’ho già scritto. Mi fermo qui solo su un paio di cose che mi colpiscono, anzi, che mi offendono. Persone come Claudio Giunta hanno fatto dei contenuti del bando un’analisi approfondita. Se è questo che vi interessa (dovrebbe), leggete quello che ne scrive lui.

Io mi soffermo solo su come l’intervento si apre e su come si chiude.

Si apre col Ministro che ci ricorda che “il Mibact, e insieme ad esso tutta la Pubblica Amministrazione, non può assumere personale, in base alle leggi vigenti”. Mette le mani avanti. A questo proposito aggiunge anche: “Sto facendo una battaglia sulla necessità di sbloccare il turnover e i concorsi da quando sono arrivato al Ministero e non intendo fermarmi.” Bravo Ministro! Questa è una bellissima notizia. La prossima volta che vedrò qualcosa che mi piace in un negozio lo prenderò senza pagare e dirò che purtroppo il mio stipendio è troppo basso, ma che sto facendo una battaglia perché si alzi. Bisogna capirmi, dopotutto.

Fra le molte proteste contro il bando, si distingue quella ufficiale del Coordinamento MAB che raggruppa le associazioni professionali nei campi di Musei, Archivi e Biblioteche (nientemeno). Come è ovvio, quella su Twitter si è articolata invece con toni diversi attorno all’hashtag #500schiavi. Sgradevole, vero? Eppure.

In risposta a ciò, l’intervento del Ministro si chiude in questo modo: “Mi fa piacere poter prendere in prestito l’hashtag #500destini per la condivisione di questo post, perché pone l’accento su una rete di gruppi di lavoro diffusi in tutto il Paese, in uno scambio fra la freschezza dei ragazzi e la storicità del nostro patrimonio culturale.”

Che immagine. La freschezza dei ragazzi, la storicità del patrimonio culturale. Il bianco e il nero. L’armonia degli opposti. Come nel Pan di Stelle. E poi gruppi di lavoro diffusi in tutto il Paese. Il paese che resiste e lotta. Quali gruppi? Quale lavoro? Non è chiaro, visto che per partecipare al bando, che richiede un impegno full time, non si può che essere disoccupati. Ma l’immagine c’è.

Ma soprattutto, sentite il sapore? Lo sgradevole, politico, aggressivo #500schiavi trasformato nel buonista, televisivo, berlusconiano #500destini. Non me la prendo con chi ha scritto questo testo (si tratterà di un volontario che usufruisce di una fantastica opportunità non retribuita di formazione). Me la prendo con un Ministro che si abbassa a usare una comunicazione del genere, trattandoci tutti come spettatori inebetiti del suo sorriso paternalista.

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Una risposta a Il bando MiBACT, la risposta di Bray, e la comunicazione

  1. Francesca Pisano ha detto:

    cinquecento destini.

    moriremo tutti.
    poco ma sicuro.

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