Un bla bla sul Festival della filosofia

Sabato non ho potuto resistere alla tentazione di vedere Bauman e sono andata al Festival della filosofia di Modena, per la prima volta.

Bauman in sostanza ha detto che dopo le ideologie e la morte delle ideologie ci troviamo ora in una landa desolata in cui trionfa l’ideologia (nascosta e camuffata da libertà) dell’ognuno per sé. Che capacità di sintesi, eh? ;-) Naturalmente ha detto molte e più articolate cose, ma visto che lui le dice davvero meglio di me vi inviterei piuttosto a leggerlo direttamente.  Forse troverete qualcosa anche nei resoconti di Fahrenheit ascoltabili sul web.

Quello a cui ho pensato io per tutto il tempo è stata in realtà un’altra cosa, ovvero: ma che ci fa tutta questa gente qui?

Intendiamoci subito: io sono favorevole direi per partito preso a qualunque forma di divulgazione, perciò sono favorevole anche ai festival culturali di ogni tipo.
Il rischio della banalizzazione, della spettacolarizzazione e così via esistono, certo, ma mi pare che passino assolutamente in secondo piano in un paese in cui c’è più bisogno di diffondere la cultura che di avere un numero maggiore di raffinati intellettuali (anzi, forse di intellettuali ce n’è persino troppi?).
Quindi la mia domanda è: quale meccanismo attira questa gente, chiaramente non tutti appassionati cultori di filosofia? Togliamo pure studenti ed insegnanti, ma tutti gli altri?
Io ad esempio cos’ero andata a fare?

Metterò giù qualche ipotesi usando me stessa come cavia di categorie un po’ “baumaniane” e un po’ no.

Si va per vedere gli autori che si amano e condividere anche per un breve momento un pezzettino di esistenza fisica nello stesso luogo con loro. In realtà il bramato autore resta lontanissimo e in pratica solo visibile attraverso la riproduzione in maxi-schermo, ma, intanto, noi eravamo là con lui.
Si vuole fare un’esperienza. Un’esperienza è qualcosa che interrompe la routine, che inserisce un ritmo nello scorrere della quotidianità, qualcosa inoltre che può essere raccontato (cos’hai fatto sabato? Ero al festival della filosofia…).
Si vuole ricucire il filo degli studi fatti. Magari non tanto per approfondirli, ma anche perché si vuole a posteriori dare un senso al fatto di aver studiato.
Si vuole vedere gente che presumiamo abbia i nostri stessi interessi (ma avranno tutti letto Bauman? Gli avrà detto le stesse cose che ha detto a me?). Non che capiti di entrare veramente in contatto con qualcuno che non conosciamo già, ma almeno si assiste alla prova che quel potenziale qualcuno esiste.
Si va anche perché, in definitiva, il tempo libero che abbiamo acquistato dovremo pure riempirlo con qualcosa! E in un contesto di scolarizzazione di massa il festival serve benissimo allo scopo.

Insomma: individui che giocano l’eterno (e frustrante) gioco del ridefinirsi dentro un evento (apparentemente) collettivo? Beh, mi sembra che abbiamo davvero bisogno di Bauman!

“Vedersi affibbiare il compito di trovare soluzioni biografiche a contraddizioni sistemiche è una situazione antipatica …”  Da: Società, etica, politica : conversazioni con Zygmunt Bauman / Zygmunt Bauman, Keith Tester. – Milano : R. Cortina, 2002, p. 120

 

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