Ottobre: piovono libri

Confesso che l’espressione “promozione della lettura” mi ha sempre lasciato insoddisfatta e sospettosa.

Quando ero piccola, ho frequentato moltissimo la mia biblioteca di quartiere e letto moltissimi libri per un solo vero motivo: la noia. Non avevo di meglio da fare! Ho letto montagne di libri inadatti a me, perché la biblioteca c’era, ma mancava qualunque attività di indirizzamento (per fortuna adesso per i bambini si lavora molto di più e meglio). Penso ancora che sarebbe stato molto meglio essere una bambina meno timida e avere più amici anziché diventare una Lisa Simpson ante litteram! (E comunque guai a chi mi tocca Lisa Simpson!)

Ritornando a Ottobre piovono libri: siamo sicuri che sia questo il modo migliore per fare comunicazione nel nostro campo?
Mi riferisco naturalmente all’iniziativa curata dal Ministero per i beni e le attività culturali, alla sua seconda puntata dopo l’avvio del 2006.
Sul sito si trova la descrizione del progetto, il programma delle iniziative, il materiale promozionale anche audio e video.
Certo, l’iniziativa ha avuto successo l’anno scorso ed è giusto ripeterla e magari renderla un appuntamento tradizionale. Tra l’altro è riuscita a coinvolgere molti comuni del sud d’Italia e questo mi fa piacere. Una volta che le istituzioni statali si muovono vogliamo dunque lamentarci?

Il problema è un altro: a quale pubblico si rivolge una campagna comunicativa di questo tipo?

Quella locandina pastellosa… lo spot audio saputello…

Il video è un po’ più brillante (speriamo che in tv si veda): una coppia si sta preparando per uscire. Da come si vestono capiamo che si deve trattare di un’occasione importante, e capiamo anche che i due sono belli, ricchi, eleganti. Ci si immagina un finale del tipo presentazione di libro, come dire: anche la lettura è un’occasione importante. E invece no: alla fine dello spot i due (e tutti quelli come loro) vengono invitati ad occuparsi di più della lettura. Insomma i due ignorantoni stavano davvero andando ad una festa di vip, altro che incontro con l’autore!

Dunque il mondo è diviso a metà: ci sono i ricchi-eleganti, che noi colti possiamo permetterci di prendere un po’ in giro per la loro superficialità, e poi ci siamo noi (il video ci strizza l’occhio), profondamente intrisi di cultura, consapevoli di stare già dalla parte giusta. Insomma forse siamo brutti, poveri e malvestiti, ma la sappiamo più lunga di “quegli altri”…

Forse esibire questa divisione non è il mezzo migliore per invogliare la gente a superare i confini della propria riserva… Ma soprattutto se la focalizzazione è sui libri, se si continua ad assecondare la mai morta tradizione italiana per cui la cultura è il libro, non sarà che finiamo per attirare solo chi legge già? Quelli appunto che possono sentirsi vezzeggiati dal fatto di non appartenere alla categoria degli eleganti ma stupidi?

Voglio citare, quasi testualmente, una confidenza fattami da un amico, persona intelligente e creativa: “le poche volte che prendo in mano un libro leggo due righe e mi sembra di non capirci niente, allora mi vergogno così tanto che lo metto subito giù e non ne voglio più sapere.”

Eppure questa persona ha un lavoro interessante, delle relazioni, un sacco di curiosità che soddisfa attraverso gi scambi interpersonali, la tv e la ricerca autonoma in internet (finché non ha traslocato senza saperlo in una zona che la Telecom non copre con la banda larga!).

Mi torna anche in mente l’intervento di Elena Boretti sul Bollettino AIB n. 4 (2006), Un grande servizio bibliotecario pubblico per tutti, ad es. quando dice:

“Io penso che molta parte della nostra ‘non utenza’ abbia sviluppato una forma di rifiuto verso libro e lettura, forse a causa anche di brutte esperienze scolastiche, e per questo trovo sbagliato che le biblioteche pubbliche si sforzino di promuovere sé stesse parlando di libri o rivolgendosi ai lettori.” (nella versione a stampa a p. 390).

Ecco, il timore è che le tante (anche simpatiche) iniziative incentrate sul libro servano più che altro ad autosostenere un mercato che esiste già, fatto di un pubblico e di un settore di addetti ai lavori che si rispecchiano gli uni negli altri un po’ narcisisticamente.

E, in definitiva, mi piacerebbe che il mio amico non si sentisse escluso a priori da un intero mondo che, incidentalmente, è quello in cui lavoro io. Ho provato ad attirarlo in biblioteca vantando una discreta collezione che mette insieme Quattro ruote, Auto sprint, Motocicletta e il Guerin sportivo, ma non c’è stato niente da fare. Dove il libro regna sovrano, una bella fetta di pubblico italiano non mette neppure piede!

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