Diversamente abili

Ci sono alcuni elementi interessanti nell’intervento che Derek Law ha presentato al seminario Academic Library 2.0? Il futuro della biblioteca accademica.

La sua attenzione si focalizza sui cosiddetti digital native, cioè le persone molto giovani che sono cresciute interamente in un mondo in cui web, cellulari, mp3 e play station (per intenderci) erano la norma. Ma le sue osservazioni si possono forse estendere al comportamento di ricerca medio dell’utente anche delle biblioteche pubbliche. O almeno di una parte di loro.
Preoccupandoci dell’inadeguatezza di Internet, dice Law, pensiamo che il mondo sarebbe un posto migliore se solo gli utenti capissero la potenza degli operatori booleani! Detto in altri termini, il mondo sarebbe un posto migliore se gli utenti si decidessero finalmente ad adattarsi alle nostre raffinate modalità di ricerca.
E’ questo un modo produttivo di porre la questione?
Dentro questa aspettativa si cela secondo Law un fraintendimento: sempre più il mondo si caratterizza per una cesura binaria – sul web e fuori dal web – e quantità crescenti di digital native semplicemente non si occupano di ciò che è fuori dal web. Ma questo potrebbe non fare di loro degli ignoranti, bensì porli in un contesto di “aliteracy”. Literacy significa letteralmente saper leggere e scrivere e, per esteso, può indicare il grado di istruzione di una persona o unirsi ad altre parole per esprimere concetti più estesi (come nel caso dell’information literacy).
Aliteracy è quindi un mondo in cui l’apprendimento e la comunicazione avvengono al di fuori dei tradizionali schemi della lettura-scrittura.
Per utenti di questo tipo, il concetto di information overload non ha senso.
Sono i bibliotecari o le persone cresciute nel ventesimo secolo che, ponendosi un passo indietro per avere una migliore prospettiva, percepiscono la complessità del mondo dell’informazione come potenziale information overload.
I digital native (gli utenti forti di Internet) si muovono in un’ottica diversa: per loro il problema non è il caos dell’informazione (probabilmente lo percepiscono come un dato di fatto, un elemento ambientale del tutto naturale), ma il fatto di aver poco tempo a disposizione per trovare il minimo dell’informazione sufficiente per portare a termine un compito (“just enough not complete or perfect)”.
Le condizioni oggettive dello scambio della conoscenza creano mondi diversi da quelli a cui siamo abituati. E’ possibile che ciò produca un mondo che non sarà popolato da ‘minus habens’ ma da ‘diversamente abili’?
A Vision of Students Today: http://it.youtube.com/wtch?v=dGCJ46vyR9o

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...