L’informazione pubblica dalla produzione alla disponibilità

Venerdì 23 ho assistito a (quasi) tutto l’incontro che si è tenuto presso la biblioteca del Senato. L’incontro cadeva per il decennale del repertorio di Documentazione di Fonte Pubblica in rete DFP che, devo dire, è l’unico repertorio di siti web che io riesca ad utilizzare, mentre mi pare che altri si scontrino contro un qualche tipo di scoglio che non è mi è ancora chiaro… (repertori troppo generali per essere davvero utili al singolo?)

L’incontro è stato aperto dalla senatrice più che brillante Beatrice Magnolfi, che ha inquadrato il tema della giornata sotto il segno dell’efficienza amministrativa e dell’allargamento della democrazia come risultati di una politica di accesso a dati e documenti da parte dei cittadini.
Ottimo il riferimento ai tanti siti web delle pubbliche amministrazioni che col tempo hanno smesso di fare comunicazione per trasformarsi in vetrina. Insomma, i siti – scatola vuota che fanno pura auto-celebrazione istituzionale.
Ma la senatrice ha accennato anche all’inedito momento attuale, in cui i cittadini esprimono una forte volontà di partecipazione alla politica attraverso il web (i riferimenti sono ovvi…), collegandolo alla necessità di organizzare questa volontà in modo trasparente ed efficace attraverso la pubblicazione dei dati pubblici in un linguaggio chiaramente comprensibile. Questo discorso raccoglie forse il mio più ricorrente tormento personal-professionale!
Vale a dire: che senso ha invocare la partecipazione attiva dei cittadini quando le loro opinioni sono basate su un pasticcio di stampa superficiale, televisione trash e luoghi comuni da bar? (Ammetterete che ne può uscire un polpettone davvero immangiabile…)
Si tratta anche di una preoccupazione professionale perché penso che le biblioteche pubbliche dovrebbero occuparsi proprio di come le persone comuni formano le proprie opinioni, anziché limitarsi ad essere le roccaforti della buona letteratura o l’ultima sponda della ricerca scolastica.
Possiamo anche chiederci: chi si deve occupare di divulgazione in Italia? Gli stessi enti produttori di dati e ricerche (questo è un po’ l’orientamento generale del seminario), l’editoria commerciale, le biblioteche con la loro opera di selezione e di proposta?

Fernando Venturini ha continuato esponendo i principi alla base del documento di indirizzi Stato e necessità della documentazione di fonte pubblica in rete, composto dalla redazione di DFP: disponibilità, affidabilità e conservazione dei dati (insomma un bell’equilibrio fra accesso e conservazione). Come già aveva sottolineato Piero Cavaleri nell’introduzione, dati e ricerche prodotti dagli enti pubblici costituiscono un’alternativa gratuita e spesso migliore rispetto all’editoria commerciale. Ma che fare se gli stessi produttori non la rendono disponibile in modo stabile? Venturini cita come esempio il fatto che non sia più reperibile in rete il Libro bianco di Biagi. Ma si sofferma anche di nuovo sul concetto di sito-vetrina, che arriva ad essere espressione del governo attuale anziché del governo in quanto istituzione (non auto-celebrazione isttiuzionale, dunque, ma addirittura marketing puro e semplice!).
Un altro bell’esempio citato è quello del bestseller La casta che, senza la disponibilità online dei dati sui costi nei vari paesi della pubblica amministrazione, non sarebbe neppure stato scritto. Buon caso da ricordare quando è il momento di distinguere fra pubblico (p.a.) e pubblico (politica).

Francesco Merloni ha fatto un bell’intervento basato sull’opposizione concettuale accesso/trasparenza. Solo la trasparenza consente il controllo sul potere politico da parte del cittadino, e la trasparenza è molto di più del semplice diritto di accesso. Per tradizione, i documenti pubblici vengono scritti per rispondere ad esigenze amministrative, non di comunicazione – vengono infatti interpretati da quella professione “filtro” specifica che sono gli storici. Quello che avviene oggi è però che i documenti diventano accessibili con una rapidità inedita, ma continuano ad essere redatti per le stesse esigenze e con lo stesso linguaggio di una volta. Un esempio sono i bilanci: senza strumenti esplicativi e serie storiche resteranno sempre appannaggio di lettori tecnici, non del grande pubblico. Occorrono quindi nuove regole di qualità e leggibilità nella redazione degli atti.
Il secondo focus di Merloni è la privacy. Istituzionalmente in Italia il diritto di accesso (anche con le limitazioni dette) è meno riconosciuto rispetto al principio del rispetto della privacy, che ha infatti un’autorità indipendente che se ne occupa. Ciò finisce per limitare accesso e conoscenza. Sarebbe più utile avere un unico ente di governo dei dati che si occupi sia di trasparenza, sia di privacy?

Bello lo scambio Cavaleri – Venturini sul tema di quanto mettere in rete. Un eccesso di comunicazione può risolversi in un’assenza di trasparenza, perciò occorre essere cauti con l’idea che pubblicare tutto in rete renda automaticamente comprensibili le cose. Dove si parla di overload, si finisce inevitabilmente per parlare di intermediazione e di information literacy. Ma, d’altro canto, interezza dei materiali e lavoro di intermediazione possono coesistere, almeno perché gli stessi intermediari dell’informazione abbiano a disposizione la materia prima su cui lavorare.

Per passare ai campi di applicazione, ci sono stati alcuni interventi relativi alla comunicazione in campo economico (Lapo Berti), giuridico (Enrico Carloni), statistico (Enrico Giovannini) ed ambientale (Alessandra Ensoli e Riccardo Liburdi).

L’accessibilità all’informazione economica è necessaria sia per l’efficienza dei mercati, sia per la difesa dei consumatori. Ma per una vera democrazia economica non è sufficiente la mera presenza online dei dati, perché essi devono essere resi fruibili dal comune cittadino. La soluzione può risiedere in strumenti di interazione come il numero verde disponibile sull’home page dell’Antitrust per la segnalazione di pubblicità ingannevoli e di pratiche commerciali scorrette. Con 20 ore di apertura per settimana, il numero verde riceve circa 300 chiamate al giorno, che l’Autorità prende in considerazione e sulla base delle quali agisce, quando è il caso. Al di là dei casi singoli, tutto ciò permette all’Autorità di capire quali siano i mercati più a rischio di abusi. Dall’insieme di queste conoscenze potrebbero scaturire, come accade in altri paesi europei, indicazioni dirette per i cittadini, veri e propri manuali (ad es. a quale clausola stare attenti in un certo tipo di contratto e così via).

In campo giuridico, lo stato dell’arte dell’informazione in rete registra ancora un bel vuoto sui testi normativi vigenti. Gazzetta ufficiale, Parlamento e Normeinrete non riescono infatti ancora a coprire interamente questa necessità che, va da sé, è quella che tocca il cittadino comune.

Un bell’esempio di divulgazione in campo statistico, campo che tipicamente il pubblico generico percepisce come ostico, è fornito da Gapminder, organizzazione non-profit che si occupa di sviluppo umano. In effetti le animazioni presenti in rete sono abbastanza impressionanti per chiarezza e immediatezza (ma dovete giocarci un po’ per capirlo!)

Un esempio di comunicazione ambientale tra istituzioni, imprese e cittadini è MOPAmbiente (Monitoraggio degli Orientamenti e delle Politiche per l’Ambiente in Italia) del Ministero dell’ambiente.
Essendo molto focalizzato sui sondaggi di opinione, chissà che non ne esca qualche elemento che chiarisca la tipica schizofrenia ambientale italica, tutti preoccupatissimi per l’ambiente ma sempre in macchina e guai a fare la raccolta differenziata? ;-) (notazione mia, ovviamente!)
Importante inoltre l’annuario dei dati ambientali APAT. Ci si può chiedere però quale sia la relazione con la Relazione sullo stato dell’ambiente del Ministero. Il Ministero dell’ambiente ha da parecchio un nuovo sito, apparentemente anche friendly, ma che stranamente riporta in home page un link al sito precedente. Solo arrivando lì si riesce a trovare, dentro Pubblicazioni, la Relazione ed. 2005. Piuttosto intricato… Cosa significa? Che dopo il 2005 la Relazione non viene più prodotta? Che si aspetta di assorbire nel sito nuovo la sezione relativa alle pubblicazioni? Non esattamente un ottimo esempio di comunicazione pubblica! (Anche questa è una riflessione mia).

Gino Roncaglia fa invece l’ipotesi di applicare i wiki alla stesura dei testi normativi, magari insieme a blog che permettano ai cittadini di seguire l’andamento dei progetti e ad archivi documentari con la normativa e i documenti di riferimento. Quello che sta dietro a questa proposta è l’idea che si debbano promuovere spazi di espressione politica orientati al rigore e alla documentazione, e il tema torna dunque a quanto detto in apertura dalla Magnolfi.
Esempi di siti che accolgono le proposte dei cittadini citati da Roncaglia sono Police Act Review, sito ufficiale neozelandese che raccoglie le proposte dei cittadini su ordine pubblico e polizia, ma anche i nostrani La rosa nel Pugno (immagino relativamente ai forum) e ITLEX, wiki per l’elaborazione di una proposta di legge sul diritto d’autore. Tutti esempi, però, che mancano di un collegamento alla documentazione di riferimento, probabilmente dovuto sia ad una generale mancanza di “cultura della documentazione”, sia ai problemi intrinseci di disomogeneità dei repository istituzionali DFP.
Per approfondire questi temi è disponibile il blog curato da Roncaglia insieme a Roberto Casati Wikilex.

Purtroppo mi sono persa l’ultima parte della giornata, in particolare gli interventi di Piero Cavaleri sulla memoria del web pubblico e le conclusioni di Riccardo Ridi.
Perciò chiedo l’aiuto di chiunque fosse presente… Mi potete raccontare qualcosa?

 

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...