Wikipedia, Barbie e l’autocoscienza della cultura

Un altro pezzetto di  Benkler per continuare il discorso.

Parlare di cultura popolare fa subito venire in mente una montagna di obiezioni, perché tutti abbiamo davanti molti pessimi esempi da citare (ed esecrare). Difficile quindi abbracciare senza una giusta diffidenza un ottimismo facile.

Per esempio in un commento al post precedente:

“… ho appena letto “ancora dalla parte delle bambine” di Loredana Lipperini, che analizza appunto la cultura e l’immaginario popolare per denunciare una “regenderisation” neppure strisciante, ma pervasiva, arrogante ed efficace. Però, dopo una lunga cavalcata tra le mille nefandezze dei tempi moderni, lascia la porta aperta alla speranza quando descrive come le ragazzine, a fiumi, affollino i siti di fanfiction…”

L’esempio delle differenze di genere viene perfettamente incontro ai miei gusti personali… ed è  ottimo per riallacciare il discorso su Benkler.

Il punto sta nel distinguere che cosa sia il risultato della cultura popolare come l’abbiamo ereditata dal secolo scorso (mezzi di comunicazione di massa totalmente passivizzanti) e che cosa potrebbe essere la cultura del futuro secondo alcune direttive che è possibile ipotizzare oggi.

Prendiamo quell’esempio di imposizione di identità di genere che è Barbie.

“Una bambina di nove anni che cercasse ‘Barbie’ su Google troverebbe immediatamente dei link ad AdiosBarbie.com, alla Barbie Liberation Organization (BLO) o ad altri siti critici simili, sparpagliati in mezzo a quelli dedicati alla vendita di giocattoli legati a Barbie.” (Benkler, p. 350)

Insomma le informazioni “ufficiali” (cioè di marketing) della casa produttrice insieme a chi nell’immagine di Barbie denuncia l’imposizione di un modello culturale, il tutto in sole poche schermate.

Quello che io a nove anni potevo sapere della Barbie era che nella pubblicità in tv era associata a una macchina rosa, ad una sorellina altrettanto carina e ad un fidanzato pettoruto. Anzi, adesso mi viene anche in mente di aver posseduto un gioco da tavolo che si chiamava “Barbie reginetta del ballo”. Gli accessori erano un set di anellini di plastica con relativo set di abiti per il ballo e di fidanzati su cartoncino che si vincevano ai dadi. Il gioco mi piaceva molto e ricordo bene che il mio fidanzato preferito era Alan (quello moro)!

Benkler riprende l’esempio di Barbie per mostrare il modo in cui nascono e si stabilizzano le voci su Wikipedia. La conclusione è che “Wikipedia rende del tutto trasparente la storia dell’evoluzione dell’articolo. La sua piattaforma software permette ai lettori di vedere le versioni precedenti della definizione, mettere a confronto versioni specifiche e leggere le pagine di discussione, sulle quali i partecipanti dibattono idee e definizioni.” (p. 364-365)

Nella versione inglese, per fare ciò bisogna ciccare su History e, se si vuole vedere la storia della voce dal suo inizio, su Earliest, e poi risalire dal basso in alto. Tutto ciò che è stato scritto su Barbie in tutte le versioni della sua voce su Wikipedia è registrato qui, compresi scherzi e tentativi di critica e/o sabotaggio. Basta dire per fare un esempio che il 27 settembre di quest’anno l’utente Bmxjoe ha modificato la pagina descrivendo barbie come una “zombie doll”. Dopo 16 minuti è tornata ad essere una normale “fashion doll”!

Modelli come Wikipedia aumentano il “grado di autocoscienza realizzabile da una cultura aperta” e “il grado di scrivibilità della cultura, cioè la misura in cui gli individui possono rimodellare, per sé e per gli altri, l’insieme esistente di simboli.” (p. 370)

“Grazie agli strumenti di base utilizzati su Internet (il copia e incolla, la rielaborazione, i commenti), è diventato più semplice creare, sostenere e in generale leggere gli usi attivi e consapevoli dei simboli culturali.” (p. 370)

Internet potrebbe essere l’archivio tendenzialmente infinito delle elaborazioni della cultura popolare, e in questo modo rendere trasparente l’intero processo di elaborazione. Esisteva qualcosa di simile prima? Intendo dire qualcosa di simile e contemporaneamente accessibile ad una lettura universale?

In “Barbie reginetta del ballo” c’era un’altra pratica resa possibile dalla stessa forma del gioco da tavolo: i fidanzati si potevano scambiare con le amiche allo stesso modo in cui ci si scambiano gli alberghi nel Monopoli. Certo anche questa era a suo modo una pratica culturale infantilmente sovversiva! ;-) Ma essere sovversive in un gruppetto di bambine in salotto o in migliaia di persone in rete sono cose con una portata assai diversa…

 

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