Poveri e ignoranti?

In novembre è passata sulla lista di discussione americana sul reference digitale dig_ref un articolato thread sul futuro, appunto, del reference digitale, il suo tasso di utilizzo più o meno alto, la relazione fra le sue diverse modalità e così via.

Un intervento piuttosto originale ha messo l’accento su una questione che nessuno dei partecipanti al dibattito aveva citato: “Half of your users can’t read a website”

In che senso? Nel senso che le difficoltà medie di lettura/comprensione dei testi va considerata anche nel caso in cui si parli di siti web. Se non sono perfettamente in grado di comprendere un testo, scrivere una lettera, compilare un modulo alle poste e così via, quale approccio avrò di fronte ad una pagina web?

L’autrice dell’intervento, Karen Ellis, cita perciò un  documento online dal titolo Reading and Navigational Strategies of Web Users with Lower Literacy Skills che può essere interessante.

Spostandoci dagli USA all’Italia con un passaggio un po’ azzardato, ho messo in relazione questo aspetto (diciamo pure non tanto un problema di information literacy ma di ignoranza in senso tradizionale) con un libro che avevo fra le mani in questi giorni:
Rassegnarsi alla povertà? : rapporto 2007 su povertà ed esclusione sociale in Italia / Caritas italiana, Fondazione E. Zancan ; a cura di Maria Bezze … [et al.]. – Bologna : Il Mulino, [2007]

Due piccoli assaggi:

”Come si legge all’interno del Rapporto, anche l’Istat segnala che le persone in condizione di povertà relativa sono il 13,1% dell’intera popolazione. Ma le valutazioni più drammatiche riguardano le regioni meridionali, dove il 26,5% della popolazione è sotto la soglia della povertà.” (p. 7)” ‘L’Italia … è un paese naturalmente povero di modo che anche ben governato sarebbe sempre povero”. E’ quel che riferirono nel 1904 due giornalisti inglesi, Bolton King e Thomas Okey, in uno splendido libro-reportage su L’Italia d’oggi, edito da Laterza nel 1904 …
Semplificando in un secolo l’Italia, che era un paese povero con troppi ricchi, è diventata un paese ricco con troppi poveri.” (p. 13)

Il 13% della popolazione? Una persona su 10?

13% di povertà relativa (la differenza tra povertà assoluta e relativa si può capire dalle definizioni presenti, ad es., sul glossario di la voce.info).
10% l’indice di impatto medio delle biblioteche italiane.

Questi dati si possono mettere in relazione?

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