Everything in its right place?

Everything in its right place è sia il verso di una vecchia canzone dei Radiohead, sia, narrativamente, il primo capitolo del film Vanilla Sky. Li avete presenti? Due begli esempi di come la cultura pop sia in grado di cogliere certe oscillazioni nell’aria…

Sempre proseguendo coi lavori del mio trasloco, oggi pomeriggio mi sono messa a pulire i termosifoni della casa che lascerò, per evitare che i futuri inquilini pensino troppo male di me…

Mentre constatavo per l’ennesima volta quanto la polvere si appiccichi ovunque con una costanza che ha della volontà divina, mi è tornata in mente una conversazione con un amico restauratore. Aveva letto in un manuale di restauro di ceramiche una definizione di “sporcizia” che più o meno suonava come “lo sporco è quella parte di materia che si trova nel luogo inappropriato”. Ci era sembrata una buffa, ma forse inevitabile, definizione.

Sta per uscire tradotto in italiano Everything is miscellaneous, un meraviglioso libro di David Weinberger che porta come dedica “To the librarians”.
La scheda di Wuz lo dà in uscita per aprile col titolo Disordine digitale. Come internet trasforma la nostra mente in un iPod.

Ora, il titolo originale per intero è Everything Is Miscellaneous: The Power of the New Digital Disorder. Pensa davvero l’editore che banalizzando a questo punto il titolo venderà più copie? Quasi vi suggerirei di comprarvi l’edizione originale, adesso anche in versione paperback… se non fosse che non suggerisco mai di acquistare libri, ma solo di farli acquistare alle vostre biblioteche!

Comunque, si tratta di una lettura davvero divertente per l’intelletto dei bibliotecari, piena di stimoli e ricca di quella elasticità mentale che un po’ manca alla nostra più tradizionale letteratura professionale.

Non voglio parlare dei contenuti (il libro non l’ho ancora finito… accidenti… leggere in inglese!) ma solo invogliarvi a leggerlo anche voi.

Come la definizione del concetto di “sporco” abbia a che fare col disordine digitale si può intuire dal fatto che Weinberger sceglie per le sue argomentazioni esempi come il modo di ordinare le stoviglie dentro i mobili (con una fantasticheria su un Melvil Dewey che mette a posto la spesa rispettando un rigoroso sistema decimale, inciampando in qualche problema), i sistemi per ordinare i vestiti puliti nell’armadio, fino ad arrivare a come Linneo ha creato una struttura della conoscenza del mondo fisico ad albero, a che cosa si può considerare una mappa geografica, al fatto che la scritta “da prendere in farmacia” che spicca nella nostra lista della spesa è un metadato e così via…

Non c’è gesto più minuto della nostra vita quotidiana che non si appoggi su categorizzazioni molto più elaborate di quanto appaia a prima vista (lo sporco è la cosa sbagliata nel posto sbagliato).

Ma il nostro modo di creare categorie (cioè di pensare) è profondamente legato ad un mondo fisico (cassetti, armadi, schedari, liste, cataloghi) che comincia ad essere ribaltato dal mondo digitale.

Per sapere se questo porterà ad una rivoluzione nel nostro modo di pensare oltre che in quello di cercare informazioni bisognerà intanto leggere il libro per intero, e poi stare a vedere!

Per approfondire c’è il post che mesi fa Bonaria Biancu ha dedicato a questo testo ma anche un sito interamente dedicato che può essere interessante.

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