Togliatti è davvero un classico?

Ho finito ieri di fare un colossale (!) scarto della vecchia collezione di saggistica di politica della biblioteca e, tutto sommato, devo dire che si è trattato di un lavoro molto interessante.

Fino a pochi mesi fa mi sono occupata quasi esclusivamente di reference, avevo quindi un punto di vista un po’ più distante rispetto ai problemi legati alla collezione in sé. Certo non è che la collezione di reference possa essere vista separatamente dal resto di quello che si trova in biblioteca, ma di fatto la mia attenzione, diciamolo, non era lì.
Mettere invece mano allo scaffale (in senso letterale!) permette di capire molto meglio tante cose.

Ad esempio, che la biblioteca non solo è un organismo che cresce, ma che si muove. Si muove in senso tecnico, con le alterne vicende delle collocazioni che mutano a seconda della visione strategica del momento, di quello che si vuole mettere in evidenza in un certo periodo o in un altro.
Si muove però anche concettualmente, perché rappresentando una sorta di specchio della riflessione sul mondo, la collezione dei documenti di una biblioteca generalista si trasforma lentamente, mutano gli approcci, gli argomenti, gli stessi luoghi comuni e le “banalità”, quello che si dà comunemente per scontato.
Trattandosi in particolare di politica, la mutazione salta agli occhi ancora più facilmente, specie in tempo di post-elezioni…

Lo scarto è anche un’operazione in cui si deve trovare un equilibrio fra principi tutti delicatissimi e talvolta in contraddizione fra loro. Un lavoro che andrebbe fatto, come si dice per l’artigianato, “a regola d’arte”. E qualcosa di artistico in effetti c’è.
Come far coesistere il criterio della circolazione di un testo, del peso che ha avuto in un determinato momento culturale, di quello che potrebbe avere in futuro, della sua conservazione su un territorio, e (diciamolo) del deposito sempre troppo piccolo che abbiamo a disposizione anche per lo scarto?
Finisce che ci si sente su una barchetta in tempesta, sbattuti qua e là tra i flutti: ora prevale un criterio, ora un altro, poi si torna indietro a rivedere cose già fatte perché si capisce che andando avanti l’equilibrio è andato vacillando…

Abbiamo in Sala Borsa le opere complete di Palmiro Togliatti, in termini culturali un uomo che ha avuto il suo bel peso nella politica italiana, in termini di spazio un intero palchetto, in termini di circolazione uno zero assoluto dal 2001 ad oggi. Zero non in senso metaforico: si tratta di un’opera che non è uscita in prestito in nessuno dei volumi che la compongono neppure una volta.
Presa da zelo di liberazione dello scaffale, l’ho scartata tutta, e senza neanche pensarci troppo su. In fondo io sono nata negli anni ’60, ma non sono mica tanto una ragazza del secolo scorso…

Il giorno dopo, la responsabile delle nostre collezioni, ispirata da non solo quale maligna divinità comunista che evidentemente aleggia per il Palazzo comunale  ;-)  mi porta come esempio della complessità dello scarto proprio il fatto che, circolazione a parte, non possiamo impoverire la nostra collezione privandoci di classici come, poniamo, Togliatti!
Con la coda fra le gambe torno in deposito, acchiappo Togliatti e gli cambio di nuovo collocazione, nascondendolo dentro uno scaffale in un deposito ma sottraendolo ad uno scarto definitivo.

Il fatto è che si legge Gramsci, ma anche Machiavelli molto più di Togliatti (le ragioni sono ovvie, d’accordo). Ma noi siamo una biblioteca che si occupa del presente, dunque possiamo considerare Togliatti un classico del Novecento, almeno potenzialmente? Un classico di un futuro ancora lontano da venire? E però non possediamo con la stessa abbondanza gli scritti di tutti i maggiori politici italiani, mentre è probabile che possediamo Togliatti solo perché il PCI di allora aveva abbastanza soldi per permettersi di pubblicarlo. E non contrasta il criterio della conservazione dei classici potenziali con l’obiettivo, di un’urgenza evidente, di offrire agli utenti testi utili ad un utilizzo immediato, ad arricchire il proprio panorama rispetto alla politica di oggi? Certo in parte sì, ma è anche vero che i comportamenti degli utenti spesso sono anche stupefacenti, e argomenti o autori che sembrerebbero seppelliti mantengono a volte una loro circolazione sotterranea oppure tornano in voga dopo tempo…
Insomma Togliatti è stato salvato, i miei dubbi persistono, la biblioteca è davvero un puzzle infinito…

 

 

4 thoughts on “Togliatti è davvero un classico?”

  1. Personalmente, non credo che Togliatti sia un classico e perciò concordo pienamente con la tua decisione di ‘sfoltire’.

    Temo che la responsabile delle raccolte confonda il dovere di informazione con il bisogno di mostrare che il Comune di Bologna rimane comunque “orientato” in un certo verso, politicamente parlando.

    L’impressione mi è confermata dalla povertà di opere di De Gasperi (tanto per rimanere nello stesso periodo storico) che compaiono nel catalogo di Sala Borsa…

  2. Suggerisco che prima del benemerito scarto definitivo si accerti la presenza – presso la biblioteca nazionale e presso gli archivi regionali per le edizioni di rispettiva competenza – di ciò che si sta per scartare. Presenza vera, effettiva, non solo proclamata in catalogo. Qualcosa mi dice che molte delle opere di politica soccubite a Sala Borsa alle biblioteche di conservazione non sono mai arrivate, o se sono arrivate si sono perdute, o se non sono perdute sono in condizioni deplorevoli. E credo che l’opera omnia di Roderigo di Castiglia possa bastare che resti in quelle, di biblioteche. Le biblioteche di conservazione, qualche specializzata che proprio ci tiene – università, centri studi, posti così – e basta. Non mancano neanche a Bologna, no?

  3. é sufficiente che Togliatti non venga letto per decidere di scartarlo? Il punto è non se considerarlo “classico” o meno ma considerare se toglierlo dallo scaffale è un arricchimento o un impoverimento.
    A voler essere moderni a tutti i costi si rischia di avvallare solo il vuoto culturale che ci circonda

  4. Evidentemente il tema è davvero delicato… e concordo con molte delle vostre osservazioni.

    A zalgiris posso dire con assoluta certezza che escludo che l’opinione della responsabile delle raccolte di Sala Borsa sia mossa dal desiderio di mantenere una determinata coloritura politica. A parte il fatto che si tratta di una persona dalla cultura d’altri tempi, oltre che di una simpatia sterminata :-) , ti assicuro che un clima di questo tipo io dentro il Comune non l’ho mai sentito, almeno dal mio punto di osservazione.
    In realtà, abbiamo fatto insieme molte riflessioni che in parte assomigliano a quelle fatte da voi. La nostra decisione finale, mantenere Togliatti ma non a scaffale aperto, è stata diciamo di tipo cautelativo… vedremo nei prossimi anni se qualcuno lo richiede.

    A Bette posso dire che ha ragione. Non mi sono dilungata su tutti i criteri considerati per non appesantire troppo il post, tieni comunque presente che il confronto col posseduto delle altre biblioteche sul territorio è un criterio formalmente stabilito da un’apposita commissione di scarto condivisa a livello delle biblioteche comunali. Se posso fare un’obiezione, direi solo che il percorso che delinei tu è un po’ troppo oneroso per essere realistico. Per fare un esempio, ipotizzare che per ogni decisione di scarto si verifichino le condizioni in cui si trovano tutte le altre copie della stessa opera richiederebbe un esercito di bibliotecari!

    E, quanto all’ultima osservazione, sì, il punto è proprio se le decisioni che prendiamo arricchiscano o impoveriscano la raccolta. E’ esattamente da questa domanda che nascono tutti i dubbi che ho provato ad esporre!

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