Digital Divide – contrattacco 1

Come qualcuno di voi sa già la Telecom ha avuto l’ardire di rifiutarsi di collegarmi l’ADSL! Che fare?
Dopo un primo momento di forte scoraggiamento, mi sono risolta a pensare che, per lo meno, da questa vicenda imparerò diverse cose.

Innanzitutto, imparo (o meglio, mi ricordo) che in casi di questo tipo non bisogna mai rinunciare a tentare tutto il possibile.

Innanzitutto, si può scrivere una lettera ai giornali locali. Senza tralasciarne nessuno, le possibilità di essere pubblicati non sono poche. La mia letterina l’ha pubblicata Il Domani di Bologna il 20 maggio. A cosa serve? A niente da un punto di vista pratico, a qualcosa in termini di condivisione delle esperienze, denuncia e trasparenza.

Da un punto di vista formale, invece, non accontentarsi delle risposte telefoniche di Telecom (il cui stile va dall’evasività all’improvvisazione con vari gradi intermedi), ma scrivere le proprie ragioni e spedirle al servizio clienti per raccomandata.
La risposta, molto probabilmente, sarà qualcosa del genere “non riteniamo di poter dare corso alle sue richieste”, il che, senza nessuna esplicitazione dei motivi è come rispondere “no” e buonanotte. E’ quello che hanno risposto a me.

Dopo di che è meglio rivolgersi ad un’associazione di difesa dei consumatori. Ce ne sono a bizzeffe, io sono andata da Federconsumatori per motivi pratici (costo minore) e lì ho scoperto che la strada formale da seguire mantenendosi a livello extragiudiziale è rivolgere alle ditte di telefonia una richiesta di conciliazione. In pratica, si chiede da capo l’attivazione del servizio oltre alla sospensione del canone dell’ADSL, al pagamento di un risarcimento previsto dalla stessa Carta dei servizi di Telecom e al pagamento di danni ulteriori che potete quantificare come volete.
La richiesta di conciliazione potete avanzarla anche da soli. Se vi sentite Calimero contro Godzilla…
In ogni caso, adesso io sono in attesa di questo incontro, che avverrà davanti al Corecom, l’organo regionale dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni.

Non ho la più pallida idea di quali possano essere i risultati. La Telecom si terrà qualche linea “buona” per i rompicoglioni che seguono questa strada oppure mi riderà allegramente in faccia come ha fatto fino ad ora?
In ogni caso, ora so che, se questo tentativo non porta a niente, successivamente ci si può rivolgere al giudice di pace e, in ogni caso, si può anche procedere con una denuncia.
Già, perché se una ditta mi vende un servizio che poi non è in grado di darmi, a me suona un po’ come se dal fruttivendolo io avessi pagato una bella spesa e poi mi ritrovassi nella busta solo una zucchina striminzita!

La zucchina striminzita sarebbe, nel mio caso, una linea telefonica collegata tramite un apparecchio MT4, una delle varie trappole che si possono incontrare quando si ha a che fare con una rete telefonica nazionale che risale ai tempi dei miei nonni. Per avere un’idea di cosa si tratti, sul forum di Anti Digital Divide ho trovato una discussione relativa ad un caso identico al mio.

L’altro fronte che si apre, è, naturalmente, quello delle alternative.

Innanzitutto ci sono i gestori alternativi, ma il rischio è che siano vincolati alla mala gestione della rete fisica fatta da Telecom, che detiene un monopolio di fatto sulla manutenzione. Mi informerò…

La seconda possibilità è il wireless, su cui solerti colleghi mi hanno informato (grazie!). In sostanza, le tecnologie alternative sono l’HSDPA, ovvero quelle “chiavette” che qualche settimana fa una signorina utilizzava in taxi in uno spot tv, in attesa del pare più interessante Wimax, non però ancora disponibile in Emilia Romagna.
L’HSDPA non è la stessa cosa della vecchia ADSL, nel senso che non consente abbonamenti flat, che la velocità di banda è incerta, che pare che spesso la linea si interrompa…

Oltre al fatto che, da ecologista della prima ora quale sono (1986: vi ricorda qualcosa?), in linea di principio preferirei utilizzare una tecnologia che sfrutti un’infratruttura già esistente e non moltiplichi all’infinito antenne e ricettori.

Mal che vada, resta il centro commerciale vicino a casa, che è coperto da wireless ma non ha alcuna presa elettrica a cui attaccarsi… Sempre meglio della Telecom, comunque!

Per finire, un articolo del Sole 24 Ore segnalato sempre su Divario Digitale, il blog di Anti Digital Divide: pare che il problema dei monopoli “ex ma non troppo” non sia solo una realtà italiana.

 

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