Ottobre: piovono (ancora) libri

Ad ogni ottobre continuo a stupirmi di come si possa aver scelto un nome così infelice per una importante serie di iniziative per la promozione della lettura. E non commentiamo la locandina, che vedete qui di fianco nel suo splendore pastello…

E poi subito inciampo anche in quella che è una mia personale idiosincrasia per il termine stesso promozione della lettura.

Pochi giorni fa è passato in tv in chiaro Il codice da Vinci e io, essendo un’appassionata dello stupidario para-religioso, me lo sono guardato avidamente: ho passato un paio d’ore divertendomi e pensando a quanto tempo stavo risparmiando rispetto all’ipotesi di rifilarmi la lettura del tomo di Dan Brown (455 pagine nell’edizione che è riuscita a comprimerlo maggiormente, fatta eccezione per le edizioni cinesi – potenza degli ideogrammi!)

Certo, in un paese in cui il presidente del consiglio risponde alle critiche dei giornalisti esteri ricordando il massiccio uso che gli italiani fanno di televisione e cellulari, forse non ci si dovrebbe permettere di criticare alcuna forma di promozione della lettura, che il suo nome ci piaccia o meno.
Ma il dubbio di questa sera è: se la gente preferisce al leggere qualcos’altro, non avrà mica anche i suoi buoni motivi?

“Anche se accettiamo la premessa che la televisione e i videogiochi possano offrire stimoli cognitivi validi, dobbiamo ammettere che i libri stimolano facoltà diverse, ma ugualmente importanti, della nostra mente. Eppure ci stiamo discostando sempre più dalla carta stampata. Questo non potrebbe essere un segnale che il nostro cervello gravita intorno a forme minori di stimolo?
Penso che la risposta sia no … Innanzitutto, molti studi sulla lettura ignorano il grande boom che quest’attività (per non parlare della scrittura) ha conosciuto grazie all’avvento di Internet. Milioni di persone passano buona parte della giornata a guardare schermate di parole: navigando su Internet, leggendo le email, conversando in chat con gli amici … Pur soffrendo di una carenza di profondità narrativa rispetto ai romanzi, molte forme di interazione scritta on-line hanno il pregio di essere vere e proprie conversazioni: si mettono insieme le parole da soli, e non si è invece obbligati a digerire frasi scritte da qualcun altro. Una parziale compensazione per il minor tempo dedicato alla lettura deriva dal fatto che scriviamo di più.
Il fatto che passiamo così tanto tempo connessi a Internet porta a un’altra osservazione, più decisiva: sì, è vero, ci dedichiamo meno alla letteratura, ma ciò accade perché ci dedichiamo meno a fare tutto ciò che facevamo prima. La tendenza al ribasso che scatena tanta preoccupazione nel cuore dei pubblicitari e dei loro clienti, non è rappresentata tanto dal declino della lettura di romanzi, bensì dal declino della televisione. Il gruppo demografico più appetibile per loro, e cioè i ventenni di sesso maschile, dedica un quinto del tempo in meno alla televisione rispetto a cinque anni fa. Acquistiamo meno CD, andiamo al cinema con minore frequenza. Tralasciamo queste vecchie attività perché almeno una decina di nuove attività sono diventate vere e proprie attrazioni di massa nell’ultimo decennio: Internet, e-mail, videogiochi, DVD, televisione on demand, chat. Leggiamo meno solo perché le ore del giorno sono sempre le stesse, e abbiamo tutta una nuova gamma di opzioni da esplorare e sperimentare.”
(Tutto quello che fa male ti fa bene : perchè la televisione, i videogiochi e il cinema ci rendono più intelligenti / Steven Johnson. – Milano : Mondadori, 2006, p. 161-162)

Insomma non starà capitando che, trovandoci in un ritardo clamoroso sulla diffusione di massa della lettura in Italia, veniamo travolti da una fase successiva senza neanche accorgercene?

Non sarà che questi libri piovono come macigni? :-o

14 thoughts on “Ottobre: piovono (ancora) libri”

  1. Avrei tanto voluto scriverlo io questo post :-) Condivido appieno. Davvero si legge meno? Ho sempre pensato che non si sia mai letto tanto.
    Ottimi post e idee chiare come sempre, bravissima!
    Valeria B.

  2. La mia opinione sulla campagna autunnale è che le risorse andrebbero spese non per spiegare che esistono le biblioteche e che sono belle. I soldi andrebbero spesi per renderle belle, farle funzionare su orari decenti, con più libri, dischi, giornali. Quando ci sono queste tre condizioni non occorrono né piogge né ombrelli. Le persone arrivano.

    L’altra vergogna è di aver promosso la campagna per la seconda volta senza che nessuno si sia preso il disturbo di tirar fuori un dato, anche uno solo, sugli effetti – positivi o negativi non è dato saperlo, visto che i dati non ci sono – dell’analoga campagna di un anno fa.

    ps – la persona che sabato pomeriggio ha chiesto di te – purtroppo non in servizio in quel momento – alle informazioni di Sala Borsa era la sottoscritta

  3. Grazie a Valeria e anche a Bette, con cui sono d’accordo sul fatto che gli eventi episodici non sono niente se non sono accompagnati da investimenti stabili.
    Interessante anche la questione della valutazione dei risultati: ho paura che siamo così snobisticamente rinchiusi nella nostra certezza di elargire cultura, da pensare che non dobbiamo abbassarci a contare i numeri…

    p.s. per Bette: sarà per la prossima volta!

  4. Per nostra disgrazia non tutte le ciambelle vengono con il buco. E questa è venuta proprio male – ma dietro ci sono moltissime iniziative delle biblioteche toscane; a parte la facciata il contenuto è efficace !!
    Susanna

  5. ciao Susanna!
    capisco quello che vuoi dire… non giudichiamo dalla facciata!

    Ma qui si parlava di comunicazione e credo che in questo campo le biblioteche italiane abbiano chilometri di strada da fare. Dato che gli standard della grafica, della pubblicità, degli effetti speciali ecc. si sono elevati tantissimo, non è un aspetto così secondario come può sembrare.
    Soprattutto, quello che colpisce in tante iniziative di comunicazione da parte delle biblioteche e delle istituzioni che girano intorno al libro è l’assoluta autoreferenzialità: il topo di biblioteca richiama solo ed esclusivamente il pubblico che già condivide la “retorica” della lettura. Tutti gli altri, al contrario, ne vengono cacciati fuori.
    Il libro aperto, il lettore con gli occhialini immerso nella lettura, le biblioteche come granai per l’inverno (che peraltro è già arrivato!) e così via: tutto questo mi pare misuri la distanza abissale che sta fra le biblioteche e le persone comuni.
    Se non facciamo altro che rimarcare una distanza, come possiamo poi rammaricarci che la gente prenda altre direzioni, con tutta l’offerta che c’è (meravigliose serie tv, film di azione che lasciano senza fiato, possibilità di comunicare su qualunque argomento in rete…)?

  6. Susanna #6: iniziative efficaci? La vera efficacia si misura a cose fatte, e ottobre (2008) con le sue piogge non è ancora finito.

    Invece si potrebbe fare qualche conto su quanto sono state efficaci le piogge di ottobre 2007. Quante persone nuove, che non avevano mai messo piede in biblioteca, sono entrate e poi sono tornate? Quante di loro hanno preso in prestito libri film fumetti? Quante biblioteche hanno esteso in permanenza il proprio orario di apertura per far fronte alle aumentate richieste? Dopo dodici mesi, qualche numero, qualche arido dato quantitativo ci sarà pure, da qualche parte, no?

    A me viene in mente solo la biblioteca di una ridente località collinare del centro Italia, che l’estate scorsa ha messo in piedi una campagna di invito a usare di più la biblioteca nei mesi caldi, specificando immediatamente, senza pudore, che comunque in quei mesi l’orario osservato sarebbe stato ridotto, rispetto al già non generoso orario normale. Questa – per dire – non è efficacia, semmai scarsa dimestichezza con la logica al suo livello più rozzo.

  7. Bette chiede dati e non parole.
    Bene ecco qualche dato: la Regione Toscana ha avviato le campagne di comunicazione nel 2004 con un bel manifesto (che fu premiato dall’AIB) dal 2006 al 2007 i prestiti sono aumentati del 11,7% – l’indice di impatto regionale (tutti gli abitanti della regione/iscritti) è passato dal 6.68 al 6.85 tenendo conto che le 3 reti bibliotecarie della provincia di Firenze hanno un indice superiore al 10 %.
    E vero che siamo ben lontani dagli indici del nord Europa ma anche da quelli del nord Italia. La biblioteca pubblica italiana ha ancora moltissima strada da conquistare tra amministratori latitanti e bibliotecari concentrati nel culto della catalogazione e dell’oggetto libro.

  8. Vuole dire che si sono voluti tre anni perché una campagna (costata quanto?) producesse qualche effetto? Naturalmente le percentuali “bulgare” appena citate non tengono conto che fino ad un paio di anni fa era necessario che una sigola persona avesse un’iscrizione diversa in ciascuna biblioteca. C’era gente che nelle statistiche valeva per 6, 7 anche 10.

  9. Susanna ha fornito, a differenza di molti che mai si sognano di farlo, dati, e dati positivi. Possiamo anche felicitarci con lei, no?
    Bette, forse la tua verve polemica non è sempre diretta alle persone giuste…

  10. Credo che il caso di utenti contati più volte si riferisca forse a calcoli per le aree metropolitane. I nostri dati si riferiscono a tutte le biblioteche comunali della Toscana; in questo caso le probabilità di sovrapposizione sono molto limitate.
    Se però vogliamo parlare di comunicazione, molto probabilmente durante il congresso AIB di Firenze (29-31 ottobre) alla nuova biblioteca delle Oblate di Firenze ci sarànno i pannelli di una mostra fatta a Pistoia alcuni mesi fa sulle modalità di comunicazione delle biblioteche italiane (c’è anche Sala Borsa) e con anche esempi stranieri. Potremmo riparlande in quell’occasione, noi abbiamo uno stand della Regione.
    Susanna

  11. In effetti anche io ho la stessa sensazione di aver risparmiato tempo quando nel mio cellulare sento: taratataaaaa….taratataaaaaaaaa. Anziche sentirmi tutta la pallosissima 5° di beethoven, un bel concentrato efficace. In effetti anche per la musica vale lo stesso discorso della lettura: si ascolta un sacco di musica in più di una volta!!! tutti hanno l’ipod e scaricano da internet!!! perchè perdere tempo in iniziative che invoglino all’ascolto (magari, chessò, dei classici….): in fondo se la gente non li ascolta è perchè sta già impiegando il suo tempo nei nuovi stimoli: scegliere la giusta suoneria per il proprio telefonino.

    gigi

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