Spesa bio e motori di ricerca

Non proprio una novità editoriale, ma ho letto adesso Luci e ombre di Google : futuro e passato dell’industria dei metadati / Ippolita. – Milano : Feltrinelli, 2007, scaricabile sul sito dell’autore collettivo e volutamente anonimo Ippolita.

Il tema è davvero interessante, il libro, invece, è forse un’occasione mancata; ha ricevuto infatti anche diverse critiche, che troverete facilmente adoperando il noto motore di ricerca… ;-)

Quello che si ricava dalla lettura, in positivo, lo riassumerei così:

Google è un’azienda, dunque lavora per un profitto economico.
Questo profitto nasce principalmente dalla vendita di spazi pubblicitari di un nuovo tipo, il cui valore aggiunto consiste in sostanza nell’estrema personalizzazione degli annunci pubblicitari.
E’ allo scopo di rendere sempre più potente questa personalizzazione che Google distribuisce servizi gratuiti onnipervasivi (software, email, ecc.). Attraverso l’utilizzo che facciamo di tali servizi cediamo quantità enormi di dati personali e di strategie di ricerca (leggi: abitudini di consumo) a quella che è appunto un’azienda privata.
Conclusione: occorre essere più consapevoli di questo intero processo e ‘smarcarsi’ da un utilizzo solo apparentemente attivo della rete.

L’occasione persa di questo libro sta nel fatto che pretende di essere di divulgazione senza esserlo.
Tutta un’intera gamma lessicale, che va dalle “macchine biologiche” (gli esseri umani) a cadute verticali da un linguaggio puramente descrittivo ad uno fortemente valutativo (“il cancro pubblicitario”, la “sordida specularità”…), rimandano a mondi intellettuali abbastanza esoterici e ad intere bibliografie non fornite.

Ma, cosa peggiore, è la parte propositiva a non essere molto chiara.
Per evitare l’onnipresente potere tecnocratico di Google possiamo creare ed utilizzare reti localizzate basate su di uno spirito di fiducia comunitaria, cioè in soldoni leggere i blog dei nostri amici e preferire reti modellate sul P2P in cui gli utenti scelgono liberamente e consapevolmente cosa rendere condivisibile e cosa mantenere privato.
Oppure crittografare le nostre mail e simili…

Un po’ di tempo fa avevo cominciato a fare la spesa in un mercatino biologico rionale. Facevo lunghe file per comprare buona verdura a buoni prezzi, ed ero disposta a fare quelle file perché le facevo insieme a persone che sentivo simili a me. Una vera pratica comunitaria (lo dico senza ironia). Così comunitaria che le facce erano sempre le stesse. Così le stesse che poi mi sono chiesta se non fossimo semplicemente un’élite ubriaca di se stessa come tutte le élite.
La soluzione (non geniale, lo ammetto) è stata tornare a comprare il biologico distribuito nei normali supermercati.

Cerco di immaginare il comune utente di internet che impara a crittografare le proprie mail… ma non ci riesco. E mi domando se esista un uso più consapevole dei motori di ricerca che sia in qualche modo l’equivalente della distribuzione di massa del biologico… qualcosa, insomma, di più sostenibile.

Non esattamente sui motori di ricerca ma su free software e open access (due temi su cui il libro di Ippolita si sofferma molto), mi torna in mente Libertà di software, hardware e conoscenza : Informatica solidale 2 / Mariella Berra e Angelo Raffaele Meo. – Torino : Bollati Boringhieri, 2006. Meglio forse ripartire dall’idea di una divulgazione ben fatta…

2 thoughts on “Spesa bio e motori di ricerca”

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