Chi non sa partecipare è analfabeta?

Tante vocine mi dicevano da un po’ di leggere Cultura convergente / Henry Jenkins. – Milano : Apogeo, 2007, e io, dato che so che alle vocine bisogna dare ascolto, sto giusto adesso finendo di leggerlo.

Che vuol dire cultura convergente?
“La convergenza … rappresenta un cambio di paradigma – il passaggio da contenuti specifici per un medium a contenuti che fluiscono su più canali mediatici, a una maggiore interdipendenza dei sistemi di comunicazione, a modalità molteplici di accesso ai contenuti e, infine, a relazioni ancora più complesse tra i grandi media top-down e la cultura partecipativa bottom-up.” (p. 266)
Il libro esplora tutta questa serie di intrecci attraverso alcuni case studies, dalla trasmissione televisiva Survivor (l’equivalente USA dell’Isola dei famosi, La talpa, ecc.) a grandi cult movies come Matrix, con tutta la relativa produzione “paratestuale” che ne è fiorita (non so se il termine sia corretto, sta per l’insieme di fumetti, videogiochi, ecc. che sono nati intorno alla saga).
Uno dei case studies riguarda Harry Potter e quella specie di esplosione di iniziative che vi è fiorita intorno.
Negli USA, infatti, Harry Potter ha suscitato l’ostilità dei fondamentalisti religiosi cristiani che vi vedevano un incitamento al satanismo (sic!). E d’altra parte anche l’europeo Ratzinger nutre i suoi dubbi in proposito…

A questo fenomeno si somma la miriade di fanfiction che fan di tutto il mondo, specie giovanissimi, hanno cominciato a pubblicare autonomamente su siti fatti in casa e per gioco, e a cui i detentori dei diritti legali sulla serie hanno contrapposto diverse iniziative di “contenimento” (è un eufemismo…).
La lettura di Jenkins punta dritta a qualcosa che non si può che definire information literacy:
“Da una parte, vi è stata la lotta di insegnanti, bibliotecari, editori e gruppi per le libertà civili che hanno preso posizione contro i tentativi della destra religiosa di togliere i libri di Harry Potter dalle biblioteche scolastiche e vietarne la vendita nelle librerie. Dall’altra, abbiamo assistito ai tentativi di Warner Bros. di tenere sotto controllo l’appropriazione da parte dei fan dei libri di Harry Potter allorché tale pratica, a suo avviso,violava i suoi diritti di proprietà intellettuale. Entrambi i tentativi erano una minaccia al diritto dei bambini di partecipare al mondo immaginario di Harry Potterl’uno contestava il loro diritto a leggere e l’altro quello a scrivere. Da un punto di vista puramente legale, il primo costituisce una forma di censura, l’altro un legittimo esercizio dei diritti proprietari. Dalla prospettiva del consumatore, invece, la differenza va a sfumare, poiché entrambe le condotte impongono restrizioni alla possibilità di lasciarci coinvolgere a pieno da un’opera di fantasia che ha ormai conquistato un posto centrale nella nostra cultura …
le guerre di Potter sono fondamentalmente uno scontro sui diritti di lettura e di scrittura relativamente ai grandi miti della cultura – cioè una lotta per l’alfabetismo. In questo contesto, alfabetismo non riguarda solo quello che possiamo fare con il materiale stampato, ma più in generale quello che possiamo fare con i media. Proprio come non abbiamo mai considerato ‘alfabeta’ qualcuno che sappia leggere ma non scrivere, allo stesso modo non possiamo concepire che qualcuno sia, per così dire, medialfabeta se può solo consumare ma non ha alcuna possibilità di espressione.” (p. 180)
La cosa interessante mi sembra proprio questo mettere a fuoco il fatto che la partecipazione, al di là della vaghezza del termine e dell’uso anche retorico che se ne può fare, sta esattamente al centro della questione dell’alfabetizzazione nella società dell’informazione. In questo senso il mancato possesso degli strumenti di base per muoversi all’interno della cultura dei media e del web, e per agire attivamente all’interno di questo mondo, finisce per avvicinarsi pericolosamente all’analfabetismo.
Interessanti a questo proposito anche le considerazioni che Jenkins fa sull’apprendimento informale e “fra pari” che esperienze come quelle delle fanfiction rendono possibili, in contrapposizione al modello ancora vigente dell’istruzione formale che prevede per l’allievo un ruolo passivo e individualistico (collaborare con gli altri significa barare).
Ma per tutto questo vi toccherà leggere il libro, oppure approfondire altrove…!

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