"Vorrei un’aranciata”

Una delle mie postazioni preferite alle informazioni in biblioteca è la nostra sala periodici-film-sezione locale-viaggi-sala studio, un ampio e arioso ballatoio caratterizzato appunto dalla commistione di tutte queste funzioni. Come diretta conseguenza – considerata anche la presenza delle sedute più comode: poltrone e poltroncine di vario tipo – è anche il luogo in cui più manifestamente si incrociano tipologie diverse di pubblico.

Cosicché mi sono fatta l’idea che posti come questo sono laboratori di convivenza sociali senza pari, raggiunti forse soltanto da alcune linee cittadine d’autobus.

In ordine sparso: masse di studenti allo stato liquido alla ricerca affannosa di sedia + tavolo, accaniti lettori di quotidiani, annoiati signori che leggono riviste per signore, turisti stranieri girovaganti, futuri turisti italiani alla caccia di guide, chiunque alla ricerca di dvd, bisognosi di un tetto sulla testa, bisognosi di fare un sonnellino stesi obliqui sulle poltrone, il tutto – ovviamente – distribuito su di un numero di nazionalità e di lingue vasto e costantemente in aumento.

Il tasso di “distribuzione etnica” ;-) produce invariabilmente due tipi di spettacoli: la scenetta di insofferenza razzista (“qui dentro dovrebbero entrare solo i bolognesi”) e la ricerca di corsi di lingua da parte dei non italiani.

Ieri, mentre cercavo di tenere a bada la stampante, riordinare il banco, trovare un posto a sedere per un anziano, scovare dove fosse finito un elenco di firme per la consultazione delle banche dati, avviare un sistema gestionale che funziona a singhiozzo, eccetera, mi si è avvicinato un signore con un sorriso un po’ timido, mi ha mostrato una riga nel suo libro e mi ha fatto capire – credo telepaticamente – che avrebbe gradito sentire la pronuncia di quella frase.

Io guardo e leggo scanditamente, nel mio migliore italiano, “vorrei un’aranciata”, e intanto penso in quale specie di torre di Babele debbano sentirsi queste persone che, dopo aver lavorato tutto il giorno, cercano uno strapuntino in biblioteca e si mettono chini su un quaderno a fare esercizi di grammatica.

E poi mi ricordo che – stampanti e sistemi gestionali a parte – è proprio per queste persone che sono una bibliotecaria felicemente pubblica!

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