Online Catalogs: What Users and Librarians Want (1)

Un nuovo rapporto OCLC è appena stato pubblicato con l’intento di mettere a confronto i fattori che nei cataloghi vengono maggiormente valutati come portatori di qualità da due diverse categorie di persone: gli utenti finali (non solo gli studiosi) e la comunità professionale dei bibliotecari (in tutte le sue sfaccettature).

L’obiettivo dichiarato è indagare le necessità, le motivazioni e i comportamenti degli utenti reali, a fronte di una letteratura professionale che si è occupata maggiormente, in passato, di analizzare le fonti informative (i documenti) e i sistemi per organizzarli (i cataloghi). Il panorama all’orizzonte sono i cataloghi di nuova generazione e, in generale, il lavoro di quanti si occupano dell’integrazione di dati da fonti multiple.

Una prima sintesi:

“I risultati suggeriscono che siano presenti due tradizioni dell’organizzazione dell’informazione – una derivante dalla biblioteconomia e un’altra dal web. Le prospettive dei bibliotecari rispetto alla qualità dei dati restano profondamente influenzate dai principi classici dell’organizzazione dell’informazione propri della loro professione, mentre le aspettative degli utenti finali sulla qualità dei dati derivano ampiamente dalla loro esperienza di come l’informazione è organizzata su siti web celebri. Ciò che è necessario ora è integrare il meglio di entrambi i mondi in nuove, più ampie definizioni di che cosa ‘qualità’ significhi nei cataloghi online delle biblioteche.” (p. vi, trad. mia)

Per quanto riguarda la metodologia dell’analisi, si è lavorato con focus group, pop-up surveys su WorldCat.org e survey web. Gli utenti e le diverse interfacce di sistema di WorldCat (utenti finali, bibliotecari) costituiscono la base empirica della ricerca, sulla base della supposizione che i suoi risultati possano estendersi a considerazioni generali per diversi tipi di opac e di situazioni.

Mi limito per ora alla prima parte del rapporto, Data Quality: What End Users Want, seguendo la sintesi proposta dagli autori del testo.

1. Ottenere il documento finale è considerato altrettanto, se non più importante del reperimento del puro dato bibliografico.

L’aspettativa degli utenti è quella di un flusso continuo che va dalla scoperta alla “consegna” del materiale o, per lo meno, ad una chiara informazione su come venirne in possesso.

Alla domanda “quali informazioni sono essenziali per identificare il documento di cui hai bisogno?”, le percentuali di risposta riguardano infatti per la maggioranza gli elementi collegati al reperimento del documento, come si può vedere qui sotto:

Gli utenti finali desiderano sapere se un documento sia disponibile o meno, e desiderano saperlo preferibilmente nel momento in cui scorrono una lista di risultati. Alcuni arrivano a dire che, se il documento non è disponibile in quel momento, potrebbe anche non apparire nella lista dei risultati.

“Un partecipante ha notato che viviamo nel mondo del ‘compri ora, ottieni subito’ tipico dell’accesso istantaneo ai materiali elettronici. Questa è la realtà che gli utenti finali si aspettano dalle biblioteche: link che li connettano dai metadati che descrivono contenuti online, ai contenuti stessi.” (p. 13)

Quando l’accessibilità riguarda documenti digitali, naturalmente, il desiderio di un accesso immediato è ancora più impellente, modellandosi sull’esperienza ben nota del download di contenuti audio e video.

2. Elementi informativi supplementari a quelli classici come indici, abstract, estratti, tables of contents ecc. sono considerati aspetti essenziali, perché permettono di non sprecare tempo nel reperimento di documenti non rilevanti.

La rapidità è un elemento chiamato spesso in causa dai partecipanti allo studio: avere negli opac qualcosa di simile alle poche righe di descrizione della risorsa che appaiono nelle pagine di risultati di Google sarebbe considerato molto utile per sapere se valga la pena continuare sulla stessa strada oppure no.

In questo senso, elementi più tradizionali come i soggetti, i soggetti correlati, gli indici, gli abstract e così via sono considerati positivamente. Più variegato invece il giudizio su possibili elementi aggiuntivi meno tradizionali.

Tutti i tipi di partecipanti esprimono un giudizio positivo sulla presenza negli opac delle copertine dei libri, sia a livello del singolo documento che a quello della lista iniziale di risultati (il potere della comunicazione visiva avanza…).

Le pratiche di arricchimento dei record di tipo “sociale”, invece, suscitano reazioni diverse a seconda dei diversi gruppi di utenti: nel gruppo degli studenti universitari dai 18 ai 24 anni, ad esempio, sono giudicate positivamente le recensioni fatte dagli utenti e le liste di condivisione delle letture fatte. In questo gruppo (complice sicuramente la pratica assidua) risulta buona anche la capacità di discernere fra recensioni autorevoli (ad es. quelle editoriali o fatte da esperti) e recensioni generate da utenti qualsiasi. Contrariamente alla supposta tendenza all’anonimato della rete, però, anche questo gruppo – che coincide con quello dei digital native – ama sapere chi sia l’autore di una recensione.

In altri gruppi (i laureati, gli studiosi e i ricercatori “casuali” dai 25 ai 59 anni) il giudizio su strumenti di questo tipo è più frastagliato, collocandosi in generale a favore delle recensioni editoriali, specie nel caso di ricerche fatte per motivi accademici o professionali.

3. La rilevanza dei risultati di ricerca deve essere certa.

Occorrono elementi e algoritmi di ranking tali da presentare solo risultati rilevanti e da chiarire in quale ordine essi siano presentati.

Il tema è naturalmente più sentito nel caso di ricerca per temi e non per documenti già conosciuti. L’esperienza coi motori di ricerca, che paiono riuscire a fare i conti con le ambiguità del linguaggio naturale e a focalizzare i risultati sulla base del contesto semantico preciso che l’utente ha in mente, influenza anche l’aspettativa nei confronti degli opac.

4. Primeggia le ricerca per parole chiave, ma accanto a questa è gradita la presenza di un’opzione di ricerca avanzata, in particolare nella forma della ricerca a faccette.

La ricerca avanzata dovrebbe avere caratteristiche precise: essere ben visibile, contenere una guida all’uso e permettere, appunto, una tipologia di refine search particolarmente intuitiva come è quella a faccette (nel catalogo WorldCat, gli elementi di raffinamento si presentano graficamente separati nella colonna a sinistra, e guidano in modo “naturale” i passaggi del raffinamento della ricerca).

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