Medioevo 2.0

E’ difficile parlare di un libro di Metitieri adesso, perché la sua morte ci mette tutti al riparo dalla sua verve polemica e – come dire? – fa sì che qualunque cosa diciamo sembri troppo facile….

In ogni caso, ho letto Il grande inganno del web 2.0 e devo dire che l’ho trovato migliore di quanto mi aspettassi.

Lo definirei un pamphlet molto ben documentato, assolutamente libero nelle sue opinioni come libero era il suo autore, ossessionato dagli aspetti deteriori del web 2.0 e di certa blogosfera italiana che ho scoperto di non conoscere neppure, e sostenuto da un’amarezza di fondo che forse nascondeva solo un amore smodato per la documentazione e – qui sta il motivo del titolo – per l’aspetto autenticamente comunitario della Rete.

Nel libro ce n’è per tutti quanti: blogger presuntuosi e ignoranti, giornalisti cialtroni, retoriche della Rete che non si confrontano con la realtà dei fatti… In generale, un po’ meglio ne escono i bibliotecari, ma mi chiedo cosa pensasse Metitieri dei bibliotecari-blogger…

Soltanto per dare un’idea di dove tanta critica vada a parare, cito qualche passaggio della fine del libro. L’ultimo paragrafo si intitola Attrezzarsi per il Medioevo 2.0:

“In conclusione, siamo entrati in un’epoca in cui le barriere fra autore e lettore stanno cadendo; le figure di intermediazione come i giornalisti e i bibliotecari devono essere riprogettate; la validazione, quando esiste ancora, non avviene più prima della pubblicazione ma dopo; persino ambienti che erano per antonomasia strutturati, come i sistemi bibliotecari integrati, presenteranno i documenti all’utente senza distinzioni in base alla loro origine; e le nuove leve di ricercatori, per riprendere le parole dell’Acrl sull’information literacy, non sanno come sia organizzata la conoscenza – una vera e propria deriva, rispetto al mondo tranquillo e rassicurante dello scorso millennio.

L’attuale crisi è innanzitutto economica e colpisce tutte le industrie dei produttori di contenuti, con problemi che sono determinati non solo dall’uso di schemi e modelli di business inadatti a questa nuova realtà, ma anche dalla necessità di ridefinire la collocazione di ciascun attore in un panorama che è stato completamente stravolto da Internet. In mancanza di nuove e buone idee, l’unica soluzione che sta avendo un vero successo per ridurre i costi, tra i vecchi media come tra quelli nuovi, è la pratica selvaggia del copia e incolla, seguita da tutti, sia dai professionisti, che non vengono più pagati abbastanza per approfondire i problemi, sia dagli hobbisti che per quel poco che fanno non sono pagati affatto; ed è una pratica che ovviamente piace molto agli studenti.” (p. 149)

Ma, “… nel lungo periodo sono convinto che la Rete permetterà alle intelligenze che la abitano di tracciare la strada verso un nuovo Rinascimento, salvando le buone poche regole che esistevano nel vecchio mondo e valorizzando i pregi dei nuovi contenuti generati dagli utenti, con l’adozione di valide forme di collaborazione e di controllo collettivi o redazionali. Del resto questa è la strada che hanno già imboccato Wikipedia o le biblioteche che iniziano a pensare come utilizzare le folksonomie. La parte più difficile di tale percorso sarà l’individuazione di un modello economico che permetta la sopravvivenza di un lavoro professionale e di qualità, che deve essere adeguatamente retribuito, ma con il tempo si potrebbe arrivare anche alla soluzione di questo problema.” (p. 151)

“Internet, dal canto suo, accoglierà qualsiasi progetto ma valorizzerà i migliori, come ha già fatto in passato, dimostrando che il suo spirito autenticamente comunitario è in grado di non lasciarsi travolgere neppure dalle folle di idioti, sia che provengano dalla scuola ottusa degli old media, sia che arrivino dall’irresponsabile ignoranza dei new media, sia che cavalchino i falsi ideologici e le mode della ‘blog generation’ e dell’inesistente rivoluzione Web 2.0.” (p. 151)

A Metitieri avrei potuto solo dire che Web 2.0 è solo un’etichetta, e di non prenderla dunque tanto sul serio ;-) … e che il “mondo tranquillo e rassicurante dello scorso millennio” è anche quello che ha prodotto – nel cuore della cultura occidentale – cose come la Shoah e Hiroshima (che è quel che mi viene in mente ogni volta che si paragona la superficiale cultura della rete con la profondità della vera cultura di un tempo, che non ho mai avuto la gioia di vedere…)

Sono certa che mi avrebbe criticato ferocemente. Ma questo è destinato a rimanere un omaggio senza contraddittorio.

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