Download

Qualche tempo fa è passato in aib-cur un piccolo dibattito su e-book ed e-book reader che si è concluso (se leggo bene gli archivi) col messaggio di un collega che riporto per intero, ringraziandolo per la sintesi:

“L’E-book è stato concepito e viene commercializzato proprio come scelta alternativa di supporto alla lettura …, e pensare che non sia così ci fa solo perdere tempo.
Il libro è pesante, occupa spazio, si logora e si sporca, devi usare due mani per leggerlo, per ritrovare un brano diventi matto, costa il doppio… insomma non è così ovvio che la carta sia da preferire (a meno di non essere della schiera di quelli per i quali è “importante bagnarsi il dito per girare le pagine”).
Ma il libro lo puoi prestare! Confrontarsi con l’e-book significa capire come gestire i diritti d’autore e licenze d’uso, capire come cambierà la distribuzione e l’editoria e tante altre cose.
Penso che il tempo per domandarsi se a qualcuno può piacere leggere un romanzo sullo schermo sia scaduto.”

Facciamo allora un esercizio di immaginazione.

In un libro che affronta la questione della riforma della proprietà intellettuale dal punto di vista economico e le forme di lavoro basate sulla collaborazione, ho trovato un riferimento a jamendo, un sito di condivisione di musica offerta direttamente dagli artisti con licenze Creative Commons.

Il senso dell’operazione è quello di far incontrare domanda e offerta di musica per attori che sarebbero altrimenti esclusi – o quasi – dai normali canali distributivi che, come è noto, tendono per motivi commerciali a investire nei pochi artisti che promettano un grande ritorno economico.

Il “piccolo” gruppo decide quindi di caricare sul sito la propria musica, la correda di testi e immagine di copertina, sceglie una licenza CC e attende che le persone scarichino i loro pezzi.

Ma come fa a sostenersi un modello del genere, visto che anche gli artisti devono pagare la spesa alla cassa del supermercato? In diversi modi.

Innanzitutto, il sito si regge sulla vendita di spazi pubblicitari, abbastanza ingenti (li vedete subito nella parte destra dello schermo) ma del tutto trasparenti.

Inoltre, l’utente finale può fare delle donazioni dirette all’artista, via carta di credito, dell’importo che desidera. Da alcuni esperimenti più noti (come In rainbows dei Radiohead) pare di poter trarre la conclusione che un modello del genere produce profitti diretti. In ogni caso, per artisti sconosciuti come questi, anche un paio di euro sarebbero un profitto superiore al niente che l’industria musicale avrebbe garantito loro.

Ma, soprattutto, va tenuto conto che per gli artisti coinvolti si tratta di ottenere una possibilità di promozione del loro lavoro a costo praticamente nullo. Dalla promozione derivano i concerti, dai concerti il merchandising, gli incassi e la fama, in un circolo potenzialmente virtuoso.

Per gli utenti finali, invece, la prima impressione è quella di essere arrivati in paradiso.

Innanzitutto, si esce dal vicolo cieco del download illegale, dalla sensazione di stare facendo una cosa che in realtà non danneggia nessuno anche se al cinema un costosissimo spot cerca di convincerci che la pirateria è un crimine orribilissimo, dall’intrico della normativa che non ci fa neppure essere sicuri della legittimità o meno di quello che facciamo, dai malware e dai fake (Biancaneve e i sette nani può non essere affatto un cartone animato).

Gli amministratori di jamendo si prendono anche la libertà di ironizzare contro il copyright. Al primo scaricamento, appare questo messaggio:

“Al contrario della nuova legge francese Hadopi, che minaccia d’inviare un’e-mail di avvertimento a chi scarica contenuti pirati e di tagliare la connessione a chi persiste, Jamendo ti invia un’e-mail di ringraziamento, o di più se sei recidivo!”

Legge Hadopi che, nel frattempo, pare riposare in pace

In secondo luogo, l’impressione è di un quasi spaesante imbarazzo della scelta.

Io non sono una persona molto bene informata in campo musicale. Ho alcuni nomi che seguo costantemente, dei generi di riferimento, ma se dovessi acquistare in negozio non saprei neppure cosa chiedere, col risultato, infatti, che non acquisto praticamente niente.

Su jamendo invece ho a disposizione una tag cloud di generi che portano a migliaia di pezzi, ognuno a sua volta taggato talvolta fino all’esasperazione (es: hardcore mix hardtek keus metalcore hardcorepunk crust straightedge) – il che, mi vien da pensare – potrebbe costituire anche un aggiornamento accelerato sull’evoluzione dei generi…

Posso esplorare i pezzi secondo diversi criteri, a partire dal banale criterio della popolarità (la famosa saggezza delle folle) fino al suggerimento diretto di utenti “amici” (l’onnipresente community virtuale).

Ma, soprattutto, prima di scaricare, posso ascoltare. Posso fare degli esperimenti, capire cosa significa “hardcore mix hardtek keus eccetera”, farmi due risate, tornare indietro, tentare un pezzo, oppure affidarmi ad un improvviso senso di fiducia e scaricare un intero album.

Certo, si tratti di gruppi emergenti. Questo significa che manca completamente la fase che, tornando al campo che meglio conosciamo, chiameremmo “editoriale”. A me piace l’hardcore ma sotto questo nome trovo anche album naziskin che la scelta di un produttore e di un canale distributivo tradizionali mi avrebbero probabilmente evitato.

Ma veramente preferirei che fosse qualcun altro a scegliere al posto mio?

In ogni caso, il risultato delle mie esplorazioni è che se cliccate qui potete: 1) leggere questo post con la colonna sonora, 2) scoprire cosa sia il genere “hardcore eccetera” e 3) avere un assaggio – imperfetto quanto si vuole – di cosa potrebbe capitare mettendo un Kindle in mano a ciascun lettore.

Ci sono molte categorie di persone a cui un esercizio mentale del genere potrebbe giovare: innanzitutto gli editori (esperimenti come quello dell’italiano KataWeb indicano che il ruolo tradizionale dell’editore può essere messo in dubbio ancora prima di arrivare al formato digitale). E poi, naturalmente, i bibliotecari.

Come ci immaginiamo un pubblico che sceglie cosa leggere da un catalogo online, lo scarica, lo manda ai propri amici, magari poi lo stampa perché gli piace bagnare il dito per voltare le pagine… il tutto senza alcuna necessità di passare in biblioteca?

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