"God did not create this computer word": Ted Nelson a Bologna

Venerdì mattina Ted Nelson, pioniere dell’informatica che si definisce però filosofo e poeta, ha tenuto una lettura pubblica all’Università di Bologna a cui sono andata per pura curiosità, dato che non avevo mai sentito parlare prima di questa persona. E la curiosità è stata premiata… almeno a livello di suggestioni, perché il lavoro di Nelson pare essere veramente complesso e quello che ne posso riportare è solo, appunto, una sorta di “colore”. Anche se lui direbbe che il suo lavoro è invece basato sempre su un ideale di semplicità!

Ted Nelson è la persona che ha inventato la parola ipertesto molto prima che si potesse anche solo immaginare quello che sarebbe stato il web. Ma guai a pensare che il web sia la realizzazione di quella primordiale idea! Traducendo direttamente Nelson:

“Non sono un tecnico: mi definisco invece un umanista di sistemi. I tecnici hanno creato un mondo a loro immagine. Io credo che il mondo dei computer di oggi sia il risultato dei fraintendimenti operati dai tecnici nei confronti della vita e del pensiero umani … Nel 1960 ebbi la visione di un sistema mondiale di pubblicazione elettronica, anarchico e populista, in cui ciascuno potesse pubblicare qualunque cosa e ciascuno potesse leggerla. (Fino a qui, sembra il web). Ma il mio approccio riguarda la profondità letteraria – incluse le comparazioni punto per punto, le annotazioni ed un unico sistema di copyright. Oggi definisco ciò ‘letteratura elettronica profonda’ invece di ‘ipertesto’, perché oggi la gente pensa che ipertesto significhi il web.”

Qualche punto su cui appoggiarci: la carta e le gerarchie.

Innanzitutto, una sorta di peccato originale dell’intero mondo del desktop publishing di oggi risiede per Nelson nel fatto che, in origine, esso sia stato progettato a partire da un’analogia col precedente mondo cartaceo. Per cui un file è un foglio di carta, i fogli di carta si raccolgono in cartelle che assomigliano alle carpette da ufficio, e uno dei più grandi risultati in questo campo è stato considerato il formato pdf, paragonabile, secondo Nelson, a “carta sotto vetro”. Come dire la carta, ma senza la comodità della carta (non ci si possono fare annotazioni, ecc.)

A loro volta, le cartelle-carpette sono rigidamente organizzate secondo alberi gerarchici. E allo stesso modo, a livello più profondo, tutto il nostro pc: Risorse del computer > C > sottocategorie, sotto-sotto categorie eccetera, fino ai file veri e propri che possono distare quattro, cinque, sei passaggi e oltre.

Tutto questo ci sembra perfettamente naturale perché così era già strutturato il primo pc che abbiamo avuto per le mani.

“Questi aspetti sono, naturalmente, la realtà presente. Ma non sono più veri e naturali di quanto l’hamburger sia la vera e naturale forma delle mucche, o Central Park la vera e naturale forma della Manhattan dei quartieri alti … nessuno crede che Dio abbia creato i computer. Perciò, non sottostiamo all’obbligo divino di usarli secondo la tradizione.” (Fonte)

Quello che mi ha colpito nella presentazione di stamattina è la descrizione che Nelson ha fatto del computer come di una philosophy machine e una movie machine.

Un macchina filosofica nel senso che l’architettura stessa di un computer influenza il modo in cui le idee con cui lavoriamo si possono sviluppare. Una macchina video nel senso che, più che l’organizzazione gerarchica del nostro lavoro, sono la presentazione, il modo di mettere in evidenza, il focus delle cose che contano. Una movie machine nel senso che il computer può essere visto anche come uno schermo sul quale avvengono delle cose, delle cose appaiono e vengono messe in evidenza.

Quello che Nelson propone in alternativa al pc gerarichico-cartaceo è una differente concezione dell’ipertesto, molto più ricca di correlazioni di quanto siamo abituati a pensare e, soprattutto, di correlazioni in direzioni differenti (non il semplice e in fondo limitato ‘point to’ del web).

Per gli appassionati, Nelson è il padre del progetto Xanadu, una sorta di fantasma che si aggira da anni nel mondo dell’informatica e di cui capita di leggere persino nei manuali di biblioteconomia. Questa la relativa voce, non formalmente correttissima, di Wikipedia in italiano.

Un video con lo stesso Nelson che ne parla può rivelare qualcosa di più: il progetto di un sistema dei media radicalmente nuovo, in cui tutti i legame fra i contenuti siano completamente trasparenti, e che metta in evidenza il potenziale insito in ciascuno di noi di essere simultaneamente lettori e scrittori.

Oggi, Nelson è anche il promotore di ZigZag (un nome, una promessa… e anche la grafica stile vecchio videogioco mi pare dica qualcosa di come il personaggio sia davvero poco convenzionale!).

ZigZag è un software per database che consente di visualizzare i dati e le loro relazioni secondo alcuni dei principi espressi da Nelson, secondo una struttura definibile come hyperthogonal (la parola ha solo 41 occorrenze su Google, quindi non mi proverò neppure a tradurla!). Per mettere la cosa in termini a noi comprensibili, la differenza che salta agli occhi è la visualizzazione grafica delle relazioni fra gli elementi. Ma, naturalmente, nessuna visualizzazione è casuale, quindi attenzione a che cosa rivelano – anche in termini di potenziali implicazioni culturali – delle semplici caselle colorate come ad es. quelle che si vedono qui.

Dalla pagina che gli dedica Wikipedia si trova una bella serie di link a risorse utili sul personaggio e sul suo lavoro.

Se invece avete da passare una bella oretta e mezza, questo è il video integrale dell’intervento The Politics of Internet Software, tenuto nel 2005 all’Oxford Internet Institute.

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