Network effect

Se state cercando un testo agile che vi introduca alla ricerca sociologica nel campo dei social network, potete provare con Network effect : quando la rete diventa pop / a cura di Lella Mazzoli ; contributi di Giovanni Boccia Artieri … et al.. – Torino : Codice, 2009.

Social network in senso lato, perché si tratta in sintesi di una panoramica su come le forme di aggregazione permesse dalla rete incidano in modo nuovo su campi diversi come la gestione delle relazioni interpersonali, il ruolo dei consumatori, la pubblicità, la comunicazione pubblica, il mondo dell’arte e quello del videogioco.

Gli autori, tutti facenti capo al LaRiCA (Laboratorio di Ricerca Comunicazione Avanzata) dell’Università di Urbino, sono per lo più giovani ricercatori italiani. Alcuni di loro potete seguirli facilmente in rete, per esempio è senz’altro da vedere a mio parere il blog di Giovanni Boccia Artieri Media-Mondo.

Segnalo in particolare i capitoli, rispettivamente di Stefania Antonioni e Gea Ducci, Going social: la pubblicità nell’epoca dei social network e Cittadini e istituzioni nei social network: sistemi relazionali e nuove forme di partecipazione.

Dal mio punto di vista (ovviamente più interessato alla comunicazione istituzionale, come quella che può essere fatta dalle biblioteche), i temi della pubblicità e della comunicazione pubblica si possono considerare come molto vicini. In particolare, mi pare che il tipo di comunicazione che potremmo fare verso – e con – i nostri utenti potrebbe avvantaggiarsi di una visione che va oltre l’impostazione un po’ rigida che spesso caratterizza gli enti pubblici, facendo proprie e sfruttando a proprio vantaggio le modalità proprie della comunicazione fra consumatori e brand, il “crowdsourcing” della partecipazione diretta degli utenti, le numerose piattaforme che consentono a costo zero o quasi di contattare le persone in modo meno formale di quello che ci consentono i nostri siti web, per quanto friendly abbiamo tentato di farli.

La mia ipotesi è che proprio perché abbiamo molto da offrire, dovremmo superare una certa perplessità ancora viva nei confronti dell’idea di dover “piazzare” il nostro prodotto. Più che di vendere un prodotto, si tratta di crearlo insieme ai nostri utenti, dando loro una voce che tradizionalmente non hanno mai avuto.

Insomma, veramente non sappiamo fare di meglio di quanto fa la Barilla con la campagna Nel Mulino che vorrei?

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