La conoscenza come bene comune

Di solito scrivo i post che parlano di libri solo dopo averli letti, ma questa volta già a pagina 27 non riesco a trattenermi:

“Come costruire forme efficaci di azione collettiva e iniziative di autorganizzazione e autogoverno? Come liberarci da sistemi limitanti e a percorso obbligato, e progettare invece con creatività nuovi sistemi che si avvalgano delle illimitate capacità delle tecnologie dell’informazione digitale? Com’è possibile salvaguardare con efficacia tutto ciò che ha valore nel mantenimento e nella preservazione della documentazione culturale e scientifica? Come stabilire le priorità, di fronte a tanta nuova ricchezza di informazioni digitali? Come valutare il nostro attuale lavoro? Come monitorare i nostri progressi? Chi dovrebbe governare Internet? Come ottenere equità e giustizia? Come proteggere gli interessi e la libertà creativa degli autori, assicurando al contempo il più ampio accesso possibile alla nuova conoscenza e alle nuove informazioni? Come possono le università coprire i costi dell’acquisto di riviste i cui prezzi stanno aumentando in modo esponenziale? In che modo lo sviluppo degli archivi digitali influirà sul lavoro degli editori accademici? Come possono essere conservati per i secoli futuri i lavori scientifici esclusivamente in digitale? Quali sono i modelli di business appropriati ed efficaci per la conservazione della conoscenza?”

Insomma, c’è qualche domanda a cui questo libro non tenti di dare una risposta?

E, con un po’ di ottimismo di cui si sente davvero il bisogno:

“Viviamo tempi stimolanti per chi intenda affrontare questi interessanti interrogativi ed elaborare migliori strumenti analitici ed empirici per fornirvi una risposta.” (p. 27)

Si tratta del già celebre La conoscenza come bene comune : dalla teoria alla pratica / a cura di Charlotte Hess e Elinor Ostrom. – Milano : Bruno Mondadori, 2009, i cui soli difetti sembrano essere un prezzo di copertina troppo alto (perciò compratene una copia per le vostre biblioteche e ottimizziamo lo sforzo!) e una certa densità del testo, che pare richiamare proprio l’idea di una lettura comune da condividere.

Perciò aiutatemi! Di sicuro non potrò riferirne da sola…

Disponibili online ho trovato solo premessa e introduzione all’edizione italiana ed il primo capitolo, Panoramica sui beni comuni della conoscenza, che termina appunto alla p. 27 ma è piuttosto utile a dare un’idea dell’impianto generale del testo.

Per chi preferisce socializzare, c’è un gruppo italiano su Facebook che discute del libro e dei suoi temi, di cui fanno parte già diversi bibliotecari (per chi non l’avesse ancora trovato, ecco un buon motivo per usare FB).

Curatrici del libro due studiose, Charlotte Hess, direttrice della Biblioteca Digitale dei Commons alla Indiana University, e la vincitrice di premio Nobel per l’economia Elinor Ostrom, sul cui lavoro si può leggere un breve articolo introduttivo (fra i molti) sul sito de lavoce.info, Elinor Ostrom e la rivincita delle proprietà comuni, di Antonio Massarutto.

Cliccate, la foto è imperdibile!

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