Diritti e rovesci delle biblioteche digitali

Giovedì scorso, 28 gennaio, sono stata ospite di INFER e dell’Università Parthenope di Napoli per Diritti e rovesci delle biblioteche digitali, giornata di studi in ricordo di Marco Marandola.

Numerose le persone presenti, strabilianti la sede (la settecentesca Villa Doria D’Angri con vista sul golfo) ma anche il clima inaspettatamente freddo, e sinceramente sentito il ricordo di Marco Marandola. Grazie forse anche alla presenza di Matilde Marandola e al suo sorriso contagioso, diversi relatori e persone presenti hanno voluto parlare dell’affetto e della stima che li legava a Marco. Io stessa, che non l’ho mai conosciuto di persona, conservo nella mia casella email un breve scambio avuto con lui, e non mi decido a cancellarlo perché mi ricorda la sua cortesia e la sua gradevolezza di cui, in tempi esasperati come i nostri, si sente la mancanza.

Abstract, paper e slide degli interventi saranno a breve pubblicati sul sito dell’iniziativa, ma nel frattempo possiamo ricordare alcuni passi della giornata.

Coordinati da Tommaso Giordano, gli interventi sono cominciati con Giuseppe Vitiello, che ha inquadrato il tema generale della giornata ricordando l’atmosfera della metà degli anni ’90, anni nei quali risultava difficile capire che tipo di posizione assumere nei confronti del diritto d’autore, fino a che si consolidò la posizione a favore di un regime di eccezioni a favore delle biblioteche. Da allora è stata percorsa una strada piuttosto lunga che ci porta oggi all’idea della conoscenza come common, come bene comune, concetto che esce dal campo economico per fare fronte comune con una comunità ormai ben delineata di giuristi, di autori – e di bibliotecari. L’avvento dei progetti di digitalizzazione massiva di Google pare proporre un parallelo con l’epoca ricordata, riponendo alle biblioteche la necessità di prendere in proposito una posizione meditata.

Rosa Maiello ha esposto obiettivi e sviluppi del progetto Europeana, anche in un confronto diretto con Google Books. Europeana contiene ad oggi in prevalenza libri in pubblico dominio, e affronta le complessità di un diritto d’autore europeo ancora frammentato. Ha il vantaggio di costituire un progetto plurale (non necessariamente pubblico, ma plurale) contro il monopolio privato di Google, ed è inoltre superiore ad esso in quanto a qualità dei metadati, criteri di ranking e trasparenza nei confronti di possibili azioni di censura.

(Sergey Brin su Wired di gennaio: “stiamo lavorando per migliorare le informazioni bibliografiche, la classificazione e affinare le norme di tutela della privacy.”)

Ma c’è un ma, che Rosa sintetizza nelle ultime parole del suo intervento, “sarebbe il caso di passare ai fatti”. In quanto a qualità del progetto, Europeana si difende bene, meno invece in quanto a realizzazioni e finanziamenti.

Piero Attanasio di AIE ha descritto alcuni degli investimenti e dei progetti di digitalizzazione in corso in Europa, dai 750 milioni di euro stanziati dal governo francese per la digitalizzazione delle opere nazionali ai progetti Gallica 2, al tedesco Libreka, al danese Ebog, allo spagnolo Enclave, tutti casi in cui in qualche forma editori e biblioteche collaborano alla costituzione di un progetto comune.

In Italia si distinguono le iniziative di Casalini Digital Division e di alcuni editori come Il mulino, Franco Angeli e Vita e pensiero, incentrate su tentativi di diversa natura di digitalizzazione dei contenuti.

Il panorama italiano delle biblioteche digitali si presenta invece variegato, elemento che si può far risalire alla debolezza delle biblioteche nazionali che frammentano il panorama delle collezioni e di una possibile progettualità comune.

Elemento interessante riportato da Attanasio è che il settore pubblico e privato, nel nostro paese, si trovano in accordo, ma sono frenati dalla mancanza di finanziamenti a livello nazionale. Un esempio di possibile collaborazione è il progetto ARROW di AIE, che prevede la collaborazione di editori, biblioteche e società di gestione collettiva con l’obiettivo di facilitare le biblioteche nella ricerca degli aventi diritto sulle opere che si progetta di digitalizzare.

Arturo Santorio ha illustrato il progetto Iperteca della provincia di Napoli, che con un certo pragmatismo si propone di valorizzare le collezioni delle biblioteche della provincia, spesso prive di mezzi adeguati di valorizzazione, dando vita ad un accesso unificato a informazioni bibliografiche, digitalizzazioni e banche dati locali.

Devo dire però che il mio cuore, che batte sempre per la biblioteca più pubblica che si possa, sente la mancanza di una vera biblioteca pubblica napoletana, e mi fa intervenire chiedendo se esistano progetti di questo tipo: non esistono, e per dare un’idea generale della situazione locale vengono ricordate le evidenti disparità nelle attribuzioni di bilancio per i musei della città. Che peccato… l’idea di una grande biblioteca pubblica a Napoli sarebbe una sfida fantastica, certamente difficile ma degna di ogni entusiasmo, a mio parere.

Nel pomeriggio, Wouter Schallier di LIBER (Ligue des Bibliothèques Europeennes de Recherche) ha aggiunto alla discussione l’elemento della e-science, un modello di ricerca scientifica in cui la collaborazione è imposta come metodo di lavoro dalla enorme quantità di dati disponibili oggetto di ricerca e dalla quantità delle stesse risorse informatiche esistenti e necessarie per processarla.

Per le biblioteche, il panorama che si delinea è diventare parte del flusso di lavoro della ricerca e dell’istruzione, fornendo a ricercatori e studenti un aiuto nell’utilizzo professionale dell’informazione. Se la biblioteca ha questo da offrire, ha però anche nuovi compiti da svolgere, ad esempio imparare dai modi in cui le persone giovani utilizzano l’informazione in contesti come Facebook, Twitter, Flickr e YouTube.

Ho chiuso infine la giornata io, con un intervento che riassumeva alcuni degli elementi già trattati durante la giornata, sottolineando però come i nuovi modi di produzione della cultura digitale e condivisa siano a destinati a scontrarsi frontalmente contro l’attuale regime del copyright. Se vi piacciono le storie di pirati, lobby (e rane rimaste senza voce), non potete non leggere il mio paper e vedere le slide dell’intervento!

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