Cultura senza barriere

Questa settimana ospito con gran piacere un resoconto del convegno Cultura senza barriere, tenutosi dal 18 al 20 febbraio presso l’Università di Padova. L’autrice del resoconto è Simona Brighetti di Biblioteca Salaborsa. Sono sicura che spulciando in quello che ha scritto per noi si trovino diverse cose interessanti e su molti argomenti diversi. Eccola qua!

Cultura senza barriere 2010: titolo interessante, per un tre giornate da trascorrere a Padova tra relazioni e seminari, tutti gratuiti, su Accessibilità, Multimedia, Search Engine Optimization (SEO), Web Analytics, Web Design, Web Semantico, Architettura dell’Informazione, Usabilità, User Experience, Biblioteche Digitali, Editoria Digitale, E-learning, Tecniche di scrittura, Comunicazione Mediata dal Computer, Mondi Virtuali, Politica Online, Social Media, Social Network, Sociologia della Rete, Open Source, Tecnologie Assistive, Tecnologie Vocali.
Arrivo al convegno giovedì mattina, dove trovo subito un’ottima accoglienza: fornitura di materiale vario, sala grande, interpretazione gestuale in simultaneo per non udenti tramite due traduttrici che si alternavano a vicenda per ogni relatore e la stenografia in tempo reale dei diversi discorsi che permetteva di poterli fruire anche sul grande schermo a video. Che dire, promette bene..
Dopo i vari discorsi di ringraziamento e la presentazione dei numeri in forte crescita delle persone disabili che ora accedono all’università Laura Tallandini del Sistema Bibliotecario d’Ateneo di Padova presenta la Biblioteca Virtuale Italiana Testi in Formato Alternativo un progetto che ha l’obiettivo di creare un portale specializzato ad accesso pubblico di ricerca e fruizione di documenti in formato appunto alternativo (stampa braille, audio-cassette, CD, CD-Rom, formato Mp3), vero supporto concreto per garantire il diritto allo studio e alla lettura alle persone ipovedenti e non vedenti, ma non solo. Il progetto, che è stato approvato dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali, sarà accessibile a febbraio 2011. Al momento sono in piena fase di censimento nazionale del posseduto di documenti utili già presenti e disponibili nelle istituzioni culturali e nelle biblioteche; seguirà una fase di analisi dei dati e di individuazione del metamotore di ricerca; successivamente, realizzeranno l’interfaccia utente. Nel pomeriggio hanno presentato il progetto nei dettagli; io però ho seguito un altro seminario. Maggiori informazioni le trovate qui.
Dopo Tallandini ha inizio il convegno vero e proprio: la prima presentazione mi ha lasciato in un primo tempo perplessa, pensando fosse un tantino fuori rotta rispetto alle mie aspettative. Poi, nel susseguirsi degli incontri e degli interventi nei seminari, ho capito che questo era solo uno dei tanti esempi di “internet delle cose” o “web things” o “web on things” ovvero di tutto quello che sarà la nostra vita nel futuro prossimo grazie alle tecnologie wireless e ai dispositivi mobile intelligenti e sofisticati. Il progetto SHELLSecure Habitat for an Enhanced Long Living – è un innovativo sistema tecnologico basato sul monitoraggio dei parametri vitali, dei movimenti e della postura di persone con qualche handicap che vivono da sole. Il sistema permette di raccogliere in tempo reale tutti i dati e di interpretarli di conseguenza e, nel caso si riscontrino delle anomalie, può attivare immediatamente le modalità di richiesta d’aiuto. Questo forse vorrà dire essere soli ma poi non più tanto soli, soprattutto quando si ha bisogno. E non mi sembra poco…
Dopo la presentazione di SHELL ha preso la parola Giovanni Grazia, esperto di accessibilità web della Regione Emilia Romagna, che ha presentato i risultati del progetto RACER e le linee guida per siti e applicazioni web disponibili sul sito della Regione Emilia Romagna, organizzate per alcuni approcci possibili (per tutti, per i responsabili, per redattori, per tecnici) redatte in maniera chiara, semplice e comprensibile. Il mio vicino di posto ha commentato il tutto con un CASPITA! e io non mi sono lasciata sfuggire l’occasione e ho attaccato bottone. Lui, informatico proveniente da Udine, era assolutamente ben sorpreso per quello che l’Emilia Romagna sta facendo riguardo le problematiche legate all’accessibilità. A me è spuntato fuori un bel sorriso pieno di orgoglio emiliano.
Dopo Giovanni Grazia tocca all’intervento che aspettavo con più curiosità: Gianpiero Lotito presenta Facility un “engine semantico per l’organizzazione dei contenuti in rete e per la loro successiva reperibilità” su cui sta lavorando insieme a Mariuccia Terroni e a tanti altri: i motori semantici spiega Lotito, alzano la soglia di raggiungimento di un alto grado di precisione nei risultati di ricerca: Facility porta questo grado di precisione pari al 100%. Lotito racconta di come è nato il progetto, basato su anni e anni di esperienza di organizzazione delle informazioni nel lavoro editoriale e dei primi riconoscimenti internazionali ricevuti dopo le prime presentazioni del motore in versione alfa, tra cui una in Silicon Valley presso le sedi di 6 major del software e del Web (tra cui MySpace, Adobe e Oracle).
Facility, spiega Lotito, sarà in grado di comprendere in una certa misura i documenti disambiguando i termini: ciò consente, ad esempio, di fare la distinzione tra i significati di alcuni termini. A monte di questa possibilità c’è un enorme lavoro di integrazione di tecnologie di analisi semantica e di tecniche di analisi simbolica (che utilizzano dizionari, grammatiche, thesauri, ecc.) e di clusterizzazione semantica. Dal punto di vista dell’utente finale, tale integrazione si concretizza in una maggiore precisione nel recuperare i documenti rilevanti e in una riduzione dei tempi di ricerca.
A noi fa vedere solo una slide con l’interfaccia e ne illustra brevemente l’organizzazione: What You Search What You Get è la frase ai più conosciuta rivista in alcune parti, che campeggia grande in alto sulla schermata che non può essere come quella di Google, ovvero completamente vuota solo con la “buca” di ricerca perché Google, dice Lotito, l’ha brevettata. Le possibilità di ricerca di Facility permetteranno di selezionare il tipo di risultati e la loro suddivisione: da web, da social network, da video etc etc. Ci sarà la possibilità di conservare e poi eventualmente spedire, i vari risultati tra quelli selezionati in un area/carrello apposito. L’interfaccia è stata pensata seguendo il principio delle stickiness, che permette di lavorare e visualizzare i risultati senza abbandonare la pagina principale (info su cos’è la stickiness qui).
In un secondo momento Lotito esegue alcune prove di ricerca da Google e da Facility per evidenziare le differenze nei risultati.
Google non disambigua certi nomi e la lista dei risultati è più “sporca” rispetto a Facility. Un esempio: alla ricerca di Leonardo da Vinci inteso come l’artista, Google presenta come 1° risultato l’aeroporto di Roma, 2° un progetto europeo che prende nome dall’artista, poi finalmente un link sull’artista. Facility sarà sul web a fine 2010 – fine spin off della start up (!!). Bene penso, manca poco…
Finita la presentazione di Facility, Lotito poi prende le veci di Gianluca Nicoletti, che non è potuto essere presente realmente ma solo virtualmente grazie a due video e introduce il suo pensiero e le sue idee riguardo al problema di tenere memoria di tutto quello che si dice, si scambia, si fa all’interno dei social network: un insieme sempre più grande di contenuti da gestire e di cui non bisogna perdere traccia.
Ecco che Nicoletti, assieme a Lotito, ha pensato a un nuovo modello di social network che tenga memoria delle interazioni/scambi tra “amici” per poter permettere la conservazione di ciò che di rilevante si produce direttamente in rete, nelle diverse possibilità: chat, email, video, foto, post.
Dopo la pausa, assai piacevole per me visto che sono riuscita ad “accedere” alla Cappella degli Scrovegni senza prenotazione, nel pomeriggio hanno inizio i seminari, e qui era un prenderci. Mi spiego: ogni ora c’erano quattro seminari differenti, che non si ripetevano. Io mi sono lasciata guidare un po’ da ciò che conoscevo e un po’ da ciò che mi sembrava potesse interessarmi. In linea generale sono rimasta soddisfatta di quelli a cui ho assistito tra cui, quello di Mariuccia Terroni, una vera e propria maestra sulle regole redazioni editoriali sia sulla carta che sul web. Il suo libro, Manuale di stile è uno dei pochi che tengo sempre a portata di mano in ufficio. La sua è una lezione molto pratica e operativa come giustamente ci tiene a dire lei, e in cinquanta minuti percorriamo insieme le regole per una corretta pubblicazione di testi e altri contenuti sul web, tenendo presente tutte le problematiche legate alla regole della visione, alla teoria dei colori e alla corretta accessibilità.
Il secondo seminario condotto da Marco Cilia, aveva come titolo Web analytics – un collante per le attività on e offline. Cilia racconta come sono ancora poco diffuse le pratiche di controllo, analisi e interpretazione dei dati di accesso e navigazione dei siti web, che invece sono fondamentali per capire se si sono raggiunti gli obiettivi preposti e quali sono i margini di miglioramento su cui lavorare. Le tecnologie di rilevamento dati basate su Javascript permettono di analizzare davvero quello che i navigatori fanno all’interno di un sito (user experience) e per arrivare al sito. Questi dati, insieme alle prove di user experience direttamente da fare con gli utenti, tra cui magari quelli con deficit per capire se quello che è stato progettato per loro è corretto e utile oppure no, sono utilissime, dice, per capire al meglio su quale direzione muoversi. Cilia poi prosegue nel raccontare come la analitycs sarà sempre più presente nelle nostre vite – Mobile Analytics, App Analytics, Game Analytics – soprattutto nel lavoro di marketing visto che “il web sarà sempre più pervasivo quindi avrà poco senso parlare di Web Analytics. Domani lo chiameremo semplicemente Analytics”. A proposito di web analytics: sono diversi anni che analizziamo i dati del sito della biblioteca attraverso Google Analytics e che cerchiamo di interpretarli confrontandoli con i dati degli anni precedenti. Ci mancano però dei parametri di confronto con altri siti web di istituzioni simili alla nostra. Ho chiesto a Cilia se aveva suggerimenti a riguardo, ma purtroppo anche lui mi ha detto che non è semplice vista la tendenza a tenere segreti i dati.
Venerdì mattina ho cominciato bene: il seminario di Stefano Bussolon dedicato a Bisogni, scopi, motivazioni: fondamenti teorici dello user experience design e a tutte le correlazioni psicologiche che sono a monte è stato proprio interessante. La user experience, spiega Bussolon, è un processo, non una realtà definita in modo preciso e abbraccia più sensi e comprende una serie di motivazioni/bisogni assai diversi. Parola chiave della user experience è percezione. La user experience coinvolge tutti gli aspetti dell’interazione di un utente con un prodotto o un servizio: è la conseguenza dell’interazione fra numerosi aspetti psicologici dell’utente (predisposizioni, aspettative, bisogni, umore), caratteristiche del sistema (complessità, finalità, usabilità, funzionalità) e del contesto. Nell’ora a disposizione si è parlato (velocemente) di motivazioni interne (tutte le volte che si fa qualcosa perché si ha voglia di farlo) e motivazioni esterne (doveri, compiti, obblighi vari); di valore entrinseco, utilitaristico e di realizzazione che sottende ad alcune azioni. Inoltre, si è parlato delle teorie del flusso ottimale, ovvero le teorie che descrivono una situazione in cui un individuo nel fare una cosa si sente cognitivamente efficiente, motivato e contento e realizza diversi bisogni. “Il flow (Csikszentmihalyi, 1990)” racconta Bussolon ” è un’esperienza piacevole, durante la quale si perde la cognizione del tempo e tutto ciò che non attiene al compito sembra svanire”. Tutte queste cose sarebbero da tenere in considerazione quando si devono progettare delle esperienze ottimali anche per il web. Non è un lavoro banale come a volte si pensa allora…
Dopo un paio di seminari non entusiasmanti, passo nell’aula dove Luca Rosati parla di architettura delle informazioni virtuale e reale e fa un esempio “librario”: ovvero quanto sarebbe comodo, veloce e interessante se partendo dalla ricerca su internet si potesse arrivare al recupero concreto e fisico del libro cercato, nell’esempio Umberto Eco, Elogio della lista, presso una libreria. Se ci fosse una armonizzazione dei sistemi e una implementazione delle tecnologie RFID attraverso alcuni mobile attrezzati si potrebbe arrivare a raggiungere ciò che si cerca senza fatica e magari raccogliendo delle informazioni rilevanti in più. La sensazione che mi prende durante questa presentazione però è di una esagerazione nell’esperienza tecnologica. Capisco che a volte le relazioni interpersonali attuali mediate dalla presenza umana possono essere “faticose” per diversi motivi, ma a volte l’incontro con una persona/lavoratore/esperto può essere molto piacevole e inaspettato.
Mario Guaraldi durante la sua ora a disposizione ha raccontato, in maniera entusiasta e assolutamente propositiva, degli aspetti evolutivi dell’editoria in rete, e quindi di ebook, ebook reader, inchiostro elettronico, carta elettronica. Ha lanciato anche una sua “fantasia” per il mondo delle biblioteche, che sono le istituzioni culturali maggiormente presenti nel mondo: a suo parere dovrebbero diventare un presidio di distribuzione dei libri e di tutti gli altri contenuti in formato digitale. Lo siamo già per la carta, perché non dovremmo esserlo per il resto, mi chiedo?? Certo che dobbiamo organizzarci..
Maurizio Vittoria “bibliotecario con la passione dell’informatica e di internet” della Biblioteca Marciana di Venezia, promotore del progetto CABI, Campagna per l’Accessibilità delle Biblioteche In Rete per la Biblioteca Nazionale Marciana, ha presentato la nuova directory appena pubblicata sul sito web della biblioteca che raccoglie Audiolibri e testi digitali reperibili in rete. L’intento nasce dal pensiero che, come scrivono nella presentazione “per accedere alla Cultura e all’informazione la Rete offre molte occasioni; ascoltare un audiolibro, sia esso letto da un bravo lettore o letto da una voce sintetica, sta diventando un modo normale per acquisire le informazioni. L’audio è inoltre il mezzo ormai più utilizzato dalle persone con difficoltà visive o affette da dislessia per poter “leggere” i testi. Poter trovare testi già letti agevola moltissimo chi non vede o vede male, ma anche chi si trova a dover seguire e sostenere una persona anziana o un ragazzo che ha difficoltà nella comprensione del testo scritto. Ma gli audiolibri possono servire anche alle biblioteche pubbliche che desiderano offrire dei servizi mirati o alle singole persone. In questo documento si possono trovare alcune risorse italiane riguardanti gli audiolibri, che spaziano dalla Cultura classica fino alle fiabe per bambini”.
Vittoria ha fatto sentire i sintetizzatori vocali gratuiti presenti in rete e ha illustrato i vari siti con i diversi contenuti digitali. La directory mi è sembrata molto ben fatta e appena ho un po’ di tempo me la vado a guardare con calma.
Nell’insieme ho trovato tutto molto interessante anche se l’ultimo giorno mi sono arresa e sono rimasta a letto. Purtroppo mi conosco, non finisco mai una cosa e lascio tutto a metà….
Sul sito del convegno sono disponibili il materiale didattico delle varie relazioni e tante altre informazioni utili.
Da guardare! www.culturasenzabarriere.org

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