Interfacce per copisti intelligenti

Nel ciclo di lezioni Avviso ai naviganti curato dalla biblioteca di Cologno Monzese, quella dell’11 maggio è stata dedicata al tema dei social network e della cosiddetta “saggezza delle folle”. Se guardate il video della serata, ad un certo punto vedrete Marco De Rossi dire, più o meno, che l’intelligenza collettiva può emergere solo se c’è l’interfaccia giusta perché questo diventi possibile.

“Nell’era dell’informazione, con l’intricato labirinto di fonti cui è possibile attingere, vi è una forte domanda di contenuti imparziali e attendibili, spesso merce rara nella rete. Internet può contare sulla grande offerta da parte di volontari che, pur volendo condividere un mare di conoscenze, sono ostacolati dalle distanze geografiche e dalla mancanza di organizzazione. Wikipedia è per l’appunto quell’agorà on-line utile a far incontrare domanda e offerta.”

Lo trovate scritto a p. 7 di La rivoluzione di Wikipedia: come un gruppo di illustri sconosciuti ha creato la più grande enciclopedia del mondo, di Andrew Lih, appena uscito per l’editore Codice (se non ci fosse bisognerebbe inventarlo!)

Prefazione di Jimmy Wales e prime pagine del testo liberamente scaricabili, si vorrebbe qualcosa di più ma è comunque un buon inizio!

Ci sono molti ragioni per leggere questo libro.

Lo stile. Quello frequente nella saggistica americana: scorrevole, divulgativo senza superficialità, privo di ossequi accademici, che non esita a mescolare esempi, narrazioni, pareri di altri autori.

L’equilibrio: Andrew Lih fa parte della comunità di Wikipedia e questo gli dà modo di conoscere e raccontare retroscena e particolari per così dire “storici” del progetto, ma mette in luce senza pudori gli entusiasmi come i passi falsi, ipotizzando anche luci ed ombre di possibili scenari futuri. Finalmente una fonte documentata che non accoglie gli opposti isterismi del folla uguale intelligenza o folla uguale idiozia collettiva, appunto.

La ricchezza. E’ un bel libro per gli appassionati della rete, per chi riflette sul lavoro collettivo come pratica sociale, per gli amanti dell’archeologia del software (qual è stato il primo wiki in assoluto?), per chi si interessa della pluralità anche linguistica delle culture (con diverse pagine sui progetti – solitamente non molto conosciuti – di Wikipedia in lingue orientali e africane), della storia di dizionari ed enciclopedie (1857: l’Unregistered Words Committee della Philological Society britannica pubblica un annuncio in cui chiede la collaborazione attiva dei lettori inglesi per comporre quello che diventerà l’Oxford English Dictionary, un wiki prima del wiki).

Ma anche per gli amanti della filosofia che amino riflettere sul concetto di neutralità del punto di vista, per chi può apprezzare le analogie fra il lavoro umano e quello degli insetti (quando correggete un errore di battitura su Wikipedia vi state comportando come una formica), per chi desidera conoscere le policy complesse e strutturate che stanno dietro l’anarchia apparente del progetto, per chi vuole ricordare i più clamorosi casi di vandalismo, falso e conseguente imbarazzo mediatico per la comunità, per gli amanti della satira (lo sapevate che il numero degli elefanti è triplicato negli ultimi dieci anni?) e per chiunque possa accettare l’ipotesi che dietro Wikipedia si trovi una “comunità globale di appassionati copisti della conoscenza umana” (p. 252)

“ … Wikipedia è stata l’eccezionale beneficiaria di alcune dinamiche molto particolari e di un prodigioso tempismo. Avvenne, infatti, che Wikipedia fu lanciata proprio quando la parabola discendente del mercato pubblicitario della new economy arrivò a toccare il fondo, e probabilmente si trovò a godere del supporto di molti di coloro che si ritrovarono senza lavoro o sottoimpiegati. Il software wiki aveva fatto il suo ingresso sulla scena nel momento giusto, capitando a proposito per il particolare compito di redazione di un’enciclopedia. Era un software semplice che assicurava un ingresso morbido all’interno di questa malleabile comunità. Comprendere quali siano l’essenza e l’aspetto che devono contraddistinguere un’enciclopedia è un compito universalmente alla portata di tutti e il lavoro di redazione è stato organizzato in modo semplice prevedendo la scrittura di voci caratterizzate da dimensioni relativamente ridotte.

In aggiunta a tutto questo, va ricordato come entrambe le enciclopedie già esistenti che dominavano la scena [Britannica ed Encarta] fossero al riparo della cortina costituita dalla sottoscrizione a pagamento, circostanza che ha reso il mercato maturo per la comparsa di un nuovo attore che poteva muoversi all’insegna della gratuità. Se poi si combina l’obiettivo del ‘contenuto libero’ con i veterani di Slashdot, di Linux, del software open source e della cultura accademica, è facile capire su quale terreno fertile Wikipedia ha avuto modo di svilupparsi.

Tuttavia, nel corso del libro si è sempre evidenziato come la comunità sia in costante evoluzione, congedando i vecchi membri ed esercitando la sua attrazione nei confronti di nuove generazioni di volontari. Siamo a un punto di svolta nella storia della conoscenza umana e in quella di Wikipedia. Riusciranno i veterani della comunità e la fondazione a capitalizzare il più possibile adesso, con Wikipedia al culmine delle sue potenzialità, per disporre di un adeguato sostegno per il futuro? Il crocevia è proprio questo. La comunità e il suo prodotto saranno capaci di restare compatti nel lungo periodo? Si riuscirà a sostenere il progetto da un punto di vista finanziario? Si sta facendo oggi tutto il possibile affinché si possa continuare a parlare di Wikipedia di qui a 10 anni?” (p. 251)

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