La quarta rivoluzione e l’oggetto ergonomicamente (quasi) perfetto

Ho appena finito di leggere un libro che ho trovato molto utile in questo momento di transizione generalizzata da una tecnologia all’altra, e da pratiche antiche – di lettura, in questo caso – a pratiche inedite che forse non riusciamo ancora del tutto neppure a immaginare.

Si tratta di La quarta rivoluzione : sei lezioni sul futuro del libro / Gino Roncaglia. – Roma : Laterza, 2010, sul cui sito dedicato si trovano, in continuo aggiornamento, video e materiali utili per integrare il testo.

Sei lezioni, con un taglio molto discorsivo e didattico, che con grande equilibrio delineano il quadro attuale del mondo dell’e-book fornendo definizioni, dettagli tecnici, riflessioni sulle implicazioni culturali dei cambiamenti in atto, qualche tentativo di previsione sul futuro dell’editoria elettronica e non, con assaggi su multimedialità, linearità del testo, ipertesto e molto altro ancora.

Un po’ più nel dettaglio (ma andando poco oltre l’indice del libro), questi i contenuti.

Lezione 1. Il libro e il cucchiaio

Alcune definizioni di base su supporti di lettura, interfacce, intese sia in senso fisico (i vari device che si possono utilizzare per la lettura) sia logico (i vari software che permettono impaginazioni e usi differenti dei testi) e – fondamento di tutto il testo – sulle varie tipologia di lettura: lean forward (in avanti, quella tipica che si svolge guardando lo schermo di un computer), lean back (all’indietro, tipica del libro a stampa), e in mobilità.

Lezione 2. Il libro magico del cancelliere Tusmann (il titolo, piuttosto curioso, è ispirato al nome di un personaggio di un racconto dell’inizio dell’Ottocento, La scelta della sposa di Ernst T. A. Hoffmann, in cui si immagina un libro capace di contenere tutti i libri mai esistiti!)

Sullo sfondo delle diverse definizioni possibili, Roncaglia adotta per il libro elettronico una posizione “intermedia” lontana da un lato dall’idea che qualunque testo elettronico di una certa lunghezza sia per ciò stesso un ebook, ma dall’altro anche da chi rifiuta a priori che un libro possa essere definito tale se si manifesta in una forma non cartacea. Vero libro elettronico (ma ancora libro) è invece quello il cui supporto cerchi di avvicinarsi alle caratteristiche ergonomiche e di usabilità del libro a stampa.

Lezione 3. Dalla carta allo schermo (e ritorno?)

Per gli appassionati di hardware, questa lezione offre una breve storia dei dispositivi di lettura nel Novecento (sì, a partire dal Memex di Vannevar Bush) e, nella sostanza, dagli anni ’80, compresi palmari e telefoni cellulari, fino al Kindle, all’iPad e al sistema operativo Android. Per chi volesse avere un colpo d’occhio su quanti e quali device sia possibile confrontare, si può anche vedere la relativa voce di Wikipedia.

Ma il possibile punto di svolta nello sviluppo dei device per la lettura è costituito dalla recente apparizione della tecnologia e-paper, che consente di utilizzare dispositivi privi di retroilluminazione (e quindi opachi, per così dire, come la carta), ma che al momento sono in grado di offrire solo una scala di grigi e non consentono di visualizzare immagine animate. Informazioni anche sui display OLED (Organic Light-Emitting Diode) che, pur in presenza di una retroilluminazione come quella dei computer, consentono colori vividi ma meno stancanti.

Lezione 4. Problemi di forma

Si passa al software e ai diversi formati per la rappresentazione del testo, fra cui txt, PDF, e i linguaggi di marcatura varianti di XML, LIT, Mobipocket, fino ad ePub, formato questo su cui si punta sia in ambito aziendale protetto (per creare ebook leggibili solo su programmi o dispositivi particolari), sia come formato libero capace di proporsi come standard di amplissima diffusione.

Lezione 5. Da Kant a Google: gestione dei diritti e dei contenuti digitali

Molti temi noti ai bibliotecari: i non sempre confluenti diritti di autori, editori e lettori, con i relativi rischi per la sopravvivenza stessa di alcune professioni (ma mentre sembrano esserci seri problemi per i librai, i rischi sono sostanzialmente negati per bibliotecari ed editori). Inoltre DRM (Digital Rights Management), pirateria e rischio di “balcanizzazione” (ovvero il tentativo di legare i possessori di un device specifico ad un unico rivenditore online), Google Books, gli altri progetti di digitalizzazione libraria e i problemi legati alla conservazione del digitale.

Lezione 6. Quali libri ci aspettano?

Ipertesti, multimedialità, persistenza del testo lineare (nella narrativa e nella saggistica) ed e-book per la didattica concludono il quadro.

Insomma, un libro sicuramente da leggere, a cui potrei rimproverare solo in qualche punto una certa mancanza di sintesi nell’esposizione (ma è anche un fatto di gusti). Sicuramente, nella parte dedicata alla descrizione di hardware e software non sarebbe guastata qualche tabella in più o, per lo meno, un indice analitico finale che potesse aiutare a ritrovare acronimi, marchi e argomenti. Ma, in effetti, forse per questo è sufficiente… la versione e-book fornita ad un prezzo che da solo basterebbe a giustificare l’adozione massiccia del digitale!

E un ultimo dubbio: più volte, nel testo, il libro tradizionale a stampa viene definito come “ergonomicamente perfetto”. Ma è proprio vero? Avete presente quando siete sdraiati (sì, proprio lean back!) mettiamo sul fianco sinistro, il libro è solo all’inizio ed è il momento di affrontare la pagina di sinistra? Il peso del libro è tutto sbilanciato, la massa di pagine sulla destra rischia di fare accartocciare la pagina che vorreste leggere e vi toglie la luce dal comodino… scherzi a parte, non mi sentirei di sottoscrivere l’idea della perfezione dell’oggetto libro, al massimo quella di una sua soddisfacente funzionalità, o meglio sarei tentata di dire che può sembrare un oggetto perfetto perché ancora non abbiamo visto qualcosa di meglio. Oppure no?

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