Il guru emigrante delle biblioteche

“Leggere per almeno dieci minuti rallenta il battito cardiaco e riduce lo stress. Lo dice uno studio condotto nell’Università del Sussex, e lo dice il sito internet di IdeaStore, una catena di biblioteche pubbliche di nuova concezione che, nella multietnica periferia est di Londra, ha rivoluzionato i vecchi e polverosi contenitori di libri e la loro fruizione.” (p. 28)

Tra gli acquisti per l’estate vagamente “leggeri” (comprando per la biblioteca nel campo delle scienze sociali non è facile…), mi trovo fra le mani Fuori luogo : inventarsi italiani nel mondo / Federico Taddia, Claudia Ceroni. – Milano : Feltrinelli, 2010

Si tratta di un piccolo libro con capitoli dedicati ciascuno ad italiani che vivono abitualmente all’estero, persone di diversa storia e professione, raccontate un po’ in formato intervista un po’ come reportage giornalistici, e che vogliono mostrare come sia possibile trovare una collocazione felice a prescindere dal paese di nascita. Penso al mio pubblico, penso anche a me, penso alle persone della mia età (non esattamente giovani, non di mezza età) alle quali sento ripetere continuamente, negli ultimi tempi, fantasie sull’idea di andarsene dall’Italia e rimpianti sul non averlo fatto per tempo. Decido per l’acquisto.

Sfogliando il libro mi cadono gli occhi sul titolo di uno dei primi capitoli, “Sergio, il guru delle biblioteche”. Sergio come Sergio Dogliani, quello degli IdeaStore londinesi? Proprio lui. E’ la storia sintetica della sua “emigrazione”, naturalmente vista soprattutto dal punto di vista della sua esperienza lavorativa. E, tanto per entrare direttamente sui punti dolenti:

“Qui si viene assunti attraverso un colloquio, non per mezzo di concorsi. La mentalità è molto diversa. E’ difficile imbattersi in qualcuno che ricopra una carica senza averne i meriti o le capacità. Per i giovani che hanno buone idee, ci sono sbocchi e opportunità. Non c’è bisogno di appoggi e conoscenze per arrivare ai politici che prendono le decisioni.“ (p. 28)

“Nella mia vita ho incontrato bibliotecari molto snob, che ritenevano una perdita di denaro investire nelle letture cosiddette ‘pop’. Noi compriamo di tutto e non giudichiamo i gusti di chi legge, perché le nostre biblioteche sono pagate con i soldi dei contribuenti. Il diritto alla lettura è di tutti, anche di chi vuole leggere solo i romanzi di Harmony o i giornali sportivi. Curiamo molto anche l’aspetto umano, perché crediamo che le nostre biblioteche siano soprattutto un’esperienza da vivere. Abbiamo investito parecchio nella figura del nuovo bibliotecario, che non è più il custode di un servizio appannaggio delle élite, ma una persona alla mano, che mette la propria competenza e la propria professionalità al servizio di tutti, non solo di chi ha la fortuna di conoscere la letteratura alta.“ (p. 33)

Un solo accenno anche a quello che sembra essere un contesto culturale diffuso diverso, a proposito dell’indagine di mercato precedente l’apertura degli IdeaStore:

“E’ l’anno 2000. L’istituto di ricerca seleziona un campione di ottocento persone, rappresentativo degli abitanti che in biblioteca non mettono mai piede. I ricercatori vanno a casa loro, li intervistano per un’ora e mezzo e li pagano, per il disturbo. Come vorresti fosse la tua biblioteca di quartiere? Quali cose ti invoglierebbero ad entrarci? E soprattutto, una volta dentro, cosa vorresti trovarci? Le domande sono poste con chiarezza. Le risposte rispecchiano l’approccio semplice e privo di ipocrisia. Vorrei che la biblioteca fosse un bel posto, in cui star bene e fare cose interessanti. La vorrei comoda da raggiungere, vicina a metropolitane e supermercati, i luoghi dove si passa tutti i giorni. Vorrei che avesse orari più flessibili, e che fosse aperta anche la domenica.” (p. 30)

Il corsivo è il mio. Risposte prive di ipocrisia… Con contesto culturale differente non intendo il fatto che gli inglesi siano dei lettori più forti di noi, o che là esista la tradizione delle public libraires, tutti elementi che sappiamo comunque essere reali… Mi chiedo piuttosto quanti italiani, intervistati su come dovrebbe essere una biblioteca, si sentirebbero liberi di rispondere come vogliono e non, invece, ad immagine e somiglianza delle biblioteche che si sono trovati a frequentare: fatte per le ricerche di scuola e per gli studenti universitari, silenziose, seriose…

Ma forse mi sbaglio: provo a fare una ricerca con “biblioteca silenzio” su Facebook, e trovo diversi gruppi che in vario modo reclamano meno chiacchiere e più studio (NO ALLA CHIACCHIERA in biblioteca all’uniroma3 – facoltà di giurisprudenza), ma anche il contrario (Tutti coloro ke odiano qlli ke in biblioteca invitano al silenzio!).

Vediamo, e se invece di spulciare quello che un po’ di nascosto dicono in rete su di noi, ci decidessimo invece a chiederlo, alle persone, cosa vorrebbero dalle loro biblioteche?

8 thoughts on “Il guru emigrante delle biblioteche”

  1. Molto interessante…La mia esperienza però ha una lieve differenza: quello che vedo io non è una "elite di snob" che "in nome della cultura alta" orienta il comportamento delle biblioteche (dalle collezioni al silenzio in sala). Io vedo una cosa forse peggiore: vedo una "lobby" di bibliotecari che pensano solo al proprio lavoro, e non si pongono nemmeno in mente l'utente e i suoi bisogni. Bibliotecari concentrati più sulle REICAT che non sul reference; ossessionati dal funzionamento di sebina per quanto riguarda lo stato dei loro ordini ma assolutamente indifferenti a quello che si vede in opac; che si lamentano di avere sale di lettura caotiche ma non si sognano di pensare a corsi di information literacy; che si lamentano dei tagli alle risorse ma non hanno mai pubblicizzato al pubblico le banche dati o le riviste acquistate dalla struttura.Tu lavori in una biblioteca pubblica, quindi il contesto dei problemi è un po' diverso, forse più vicino a quello affrontato da Ideastore. Ma in fondo anche all'università il bibliotecario (per pigrizia più che per cultura) si crede un guardiano di patrimonio che gli utenti, come piccoli parassiti, aggrediscono. Mah.Tu cosa ne pensi?CiaoEnrico

  2. si, Enrico, questa è una delle altre facce della cecità bibliotecaria. Pensa che noi inseriamo in opac libri in lingue come l'arabo e il russo coi dati traslitterati in alfabeto latino!d'altra parte attaccarsi ai tecnicismi in epoca di incertezza forse è proprio di tutte le professioni, comprensibile ma comunque pericoloso, specie di fronte ai concorrenti commerciali giganteschi che abbiamo oggi (google, l'editoria digitale…)comunque quello che a me impressiona di più è vedere persone comuni, che hanno fatto la stessa scuola di massa che abbiamo fatto tutti, fare propria una visione di élite. La scuola di massa è stata ovviamente una enorme conquista (da tenere stretta), ma di certo non ha fatto di noi esattamente degli uomini di belle lettere come lo si poteva essere qualche decennio fa… dunque potremmo anche prendere atto che la cultura non è più avere pasolini e moravia in prima serata in tv… e decidere noi di cosa abbiamo bisogno… ma che discorso complesso!

  3. Come resistere ad un invito fatto agli utenti!Spero di non essere il solo, e se restassi il solo a voler intervenire magari qualche bibliotecario/a potrebbe cercare di analizzare il perché…

    Vorrei dire ad Enrico che casualmente (nel senso che il mio post è precedente) qui http://libroinbiblioteca.blogspot.com/ trova una mia risposta (di un utente ma anche attraverso le parole di altri utenti) a una, forse ingenua, domanda che una bibliotecaria universitaria pone su "Biblioteche Oggi", 2010, relativa al perché l'immagine del bibliotecario/a sia, come lei stessa avverte, "appannata"…

    Allora, in forma di domanda e seguendo i numerosi spunti. 

    Dalla GB, oltre all'assunzione del bibliotecario per chiamata diretta dovremmo invidiare la possibilità di licenziamento in tronco?La biblioteca d'élite è nel DNA storico del bibliotecario, più che degli utenti?Una biblioteca, in estrema sintesi, si caratterizza per le collezioni di libri (se preferite e-books) che offre e che ha consapevolmente accumulato (si spera in base a criteri tecnici o biblioteconomici ragionati) nella sua storia (anche recente), oppure per i "capricci" che deve accontentare … E quindi, può essistere la biblioteca "pop"? E' forse l'ultima terminologia per vendere una delle tante consulenze che hanno devastato le biblioteche?Ancora. Cosa sia un Ospedale si chiede a chi non ci va o a chi ci lavora? Ossia: cosa sia una biblioteca si chiede alle persone a casa, o è la minima conoscenza che dovrebbe appartenere a un sedicente "bibliotecario" (sia pure "nonbibliofilo")? Infine, se io o, peggio,  il 100% degli inervistati rispondessi/e : "vorrei trovare gelati gratis in biblioteca d'estate" il bibliotecario/a si sentirebbe in dovere di comprare (con soldi pubblici…) un frigorifero e la ricetta del giolato al cioccolato sarebbe l'ultima frontiera della formazione essenziale al bibliotecario "moderno"?E' ancora vero che in biblioteca (come da sempre) è richiesto il silenzio perché ci si va per leggere e si legge meglio se nessuno accanto ti parla nell'orecchio o ascolta un cd? E oggi quale Commissione AIB ha stabilito che nelle biblioteche "pubbliche" non si debba più leggere ma fare altro? Forse l'Associazione dei bibliotecari che odiano portare i libri (antichi o contemporanei che siano) dal magazzino al tavolo e preferirebbero giocare (mantenendo lo stipendio) all'animatore o al pr?Per vedere biblioteche aperte la sera e la domenica sarà davvero necessario privatizzare le biblioteche (e assumere a chiamata diretta chi sia disposto a fare servizi per la lettura alle ore necessarie) o andarsene all'estero, oppure prima o poi i bibliotecari italiani (nonostante "pecchino" di aver vinto un concorso pubblico) accetteranno di fare qualche turno "scomodo"?

    Voglio chiudere all'ideale "sondaggio" tra gli utenti con un "sondaggio" tra i bibliotecari italiani.Quanti bibliotecari sarebbero disposti a eliminare il Servizio prestito dalle biblioteche pubbliche (comprese le "storiche", statali, ecc.) in cambio di vedere investiti nelle biblioteche stesse i tre milioni di euro stanziati dallo Stato per ottemperare alla direttiva europea sul diretto d'autore applicato al prestito, ma (particolare non irrilevante) impegnandosi a "ripagare" i lettori, così privati della possibilità del prestito, a tenere aperta la biblioteca (e quindi tutti i servizi necessari alla lettura in sede) fino a mezzanotte, compresi i prefestivi ??? (e quali sono i turni di lavoro assicurati dai bibliotecari "pop" assunti con colloquio in GB? Quante biblioteche GB resteranno chiuse per "garantire" le ferie del bibliotecario da luglio a settembre? … )…. E così via.Ma per questo genere di domande ai / alle bibliotecari / ie devo scivere su un blog non italiano?

    Dinodinosimone@virgilio.itFirenze. 

  4. Le biblioteche pubbliche hanno una funzione che travalica la lettura, sempre più spesso sono luoghi di ritrovo, di svago, dove incontrarsi con gli amici. Ma questo non significa che non ciano lettori bisognosi di concentrazione e di tranquillità, quindi di "silenzio"… forse le biblioteche pubbliche non sono adatte a questi lettori. Ecco perchè esistono biblioteche speciali, dove gli studiosi possono svolgere le loro ricerche in aule silenziose, con un servizio calibrato sulle loro esigenze!Direi che "Ad ogni lettore la sua biblioteca" potrebbe essere un suggerimento…Secondo me l'importante è poter segliere, ma questa possibilità ce l'hanno solo coloro che vivono in grandi città, con una vasta scelta di servizi.Nei piccoli paesi le biblioteche pubbliche potrebbero offrire uno spazio "silenzioso" dedicato a questi utenti particolari, lasciando liberi tutti gli altri di confrontarsi sull'ultimo giallo letto, dando la possibilità di leggere una fiaba ad alta voce ai propri bambini, o di pianificare  fra amici le vacanze comodamente seduti nello spazio "rumoroso". E tutti troverebbero, nello stesso luogo, la biblioteca più adatta alle proprie esigenze.Maria Chiara

  5. Quello che cercavo di mettere in dubbio, Maria Chiara, è proprio l'affermazione che hai dato per scontato:"Le biblioteche pubbliche hanno una funzione che travalica la lettura, sempre più spesso sono luoghi di ritrovo, di svago, dove incontrarsi con gli amici"Soprattutto se utilizzi il termine "biblioteche pubbliche", per due motivi:1) in Italia lo sono praticamente (legalmente e storicamente) tutte; l'essere "pubblica" è (dovrebbe essere, biblioteKario permettendo) la normalità…2) quelle che tu (come tutti i bibliotecari italiani) chiami "speciali" quasi sempre (e per definizione) sono "a numero chiuso" (non perchè così deve essere ma per pregiudizi biblioteconomici…), per cui di fatto in Italia non esisterebbero biblioteche-per-leggere aperte a tutti!!!Almeno in GB, per allargare le funzioni, si sono inventati un altro nome, ossia un'altra "cosa", che nemmeno comprende "biblioteca":"Negozio delle Idee"? (qualcuno mi aiuta nella traduzione?).Se vai sulla home page del sito di Idea Store, poi, dovresti notare che c'è un video dove gli "utenti" si presentano TUTTI come lettori!QUI: http://www.ideastore.co.uk/en/homeMentre sul blog più di un lettore (che è poi il nome dell'utente nel caso specifico della biblioteca, come bibliotecario sta al generico dipendente pubblico…) si lamenta per la mancanza di spazi silenziosi:http://www.ideastore.co.uk/en/hys_topics/how_are_we_doing_2010Altra cosa che noto nel blog è che ad ogni critica corrisponde la risposta dei bibliotecari: è dovuta (mentre in Italia si preferisce "insabbiare" nel silenzio…).Ancora, dalle altre pagine viene fuori che la biblioteca ha anche libri antichi e non per questo perde la sua natura "pubblica" per diventare "speciale", e ristretta agli "studiosi" (gli unici utenti – "lettori", ossia accettati come lettori del posseduto dai bibliotecari italiani)…Anche gli orari dicono molto: 9 – 21 sono i più diffusi, chiusura mercoledì (chissà perchè proprio mercoledì?) e sabato 9 – 17: se non ci sono riduzioni di orari per la distribuzione e lettura del posseduto (come spesso in Italia), non c'è paragone con le nostre biblioteche (salvo pochissime eccezioni), dove la sera resta aperto solo il "servizio" "chiacchierare liberamente" e "lettura se ti porti da casa il libro".Alla fine mi pare che persino negli "Idea Store" ci sia molta poca "retorica dell'informazione senza libri", come in Italia è molto più senso pratico anglosassone: le attività diverse dalla lettura sono spesso "laboratori" che rientrano nell'educazione degli aduti, nella formazione alla lettura, ecc. La lettura, insomma, mi sembra resti al centro anche della "Biblioteca delle Idee", nonostante "our priority is to encourage participation among those who are not already engaged in formal education" (Dogliani, nel blog I.S.), e le attività diverse sono solo strumentali, "accessorie" alla lettura.Da noi, invece, i bibliotecari e la letteratura specializzata "spinge" per un effetto "sostituzione" che sembra voglia far dimenticare i libri.(Chi sa come Dogliani correggerebbe questa interpretazione degli I.S…. ?…).Mi torna in mente – scusate se torno lì, ma è proprio attinente – la critica  alle biblioteche pubbliche ("statali") di Armando Petrucci (autore che i bibliotecari italiani amano citare solo per "Primo non leggere…) :"In effetti le biblioteche statali italiane, dalle maggiori alle minori, hanno sempre di più risposto alle richieste provenienti dal loro pubblico naturale in due modi: con la progressiva diminuzione dei servizi offerti e con la sostituzione di funzioni secondarie e sostanzialmente superflue, ove non addirittura dannose, a quelle primarie di istituto che non riuscivano e non riescono più a svolgere in modo efficiente…In compenso, se fornire il libro al lettore è diventato compito troppo difficile e ritenuto comunque non essenziale, si lavora indefessamente a organizzare mostre, sui temi e sugli argomenti più diversi, con l’ovvia distrazione di personale e fondi da altri compiti, con la chiusura di sale, con il sequestro di materiale librario sottratto per molto tempo alla consultazione; e si diffonde sempre più l’idea che invece del libro basta fornire al pubblico una generica informazione sui libri via computer, umiliando così sia il lettore generico, che in realtà vorrebbe soprattutto leggere, sia il ricercatore che in genere di questo tipo di « informazioni » non ha bisogno, e che invece vorrebbe avere la possibilità di utilizzare al meglio, direttamente e rapidamente, il patrimonio librario conservato …Vanno al più presto restaurati e rispettati nelle biblioteche pubbliche statali: il diritto all’informazione, il diritto all’accesso, il diritto al libro, il diritto d’uso e di vivibilità"(Funzioni delle biblioteche e diritti del pubblico, in, Giornate Lincee sulle Biblioteche Pubbliche Statali, 1994)Direi, con uno slogan, che "la storia si ripete inutilmente"; ma è davvero paradossale che siano proprio i "Custodi" delle Biblioteche quelli rimasti senza Memoria!DinoPS: Non per nulla, in Italia la risposta più comune de ilettori alla domanda:"Che cosa è mai un bibliotecario?",  rimane …:http://libroinbiblioteca.blogspot.com/2010/06/la-danza-del-bibliotecario-tra-cattedre.html

  6. Aggiungo un'osservazione; in Italia specialmente abbiamo un'idea un po' retorica del concetto di "cultura", per cui spesso ci si perde in pregiudizi. Ho avuto alcune conferme dall'ultimo post di "The Annoyed Librarian": http://blog.libraryjournal.com/annoyedlibrarian/2010/07/19/dark-ages-indeed/.Non dobbiamo ignorare che le biblioteche (civiche, nel nostro contesto) sono spesso usate come luoghi di "intrattenimento": perché come ora si vanno a noleggiare i dvd, si è sempre andato per prendere in prestito Stephen King, John Grisham e l'ultima novità che vogliamo portarci sulla spiaggia. Dimentichiamo che spesso la "lettura" è un hobby, un passatempo, un'attività di relax. Non c'è niente di male, intendiamoci. A questo punto possiamo aprire tutti i discorsi che vogliamo sul silenzio in biblioteca, sul cibo in biblioteca, sugli animali in biblioteca, ecc. Ma non dimentichiamo che oltre allo "studio" esiste anche l'"intrattenimento". Io lavoro all'università, sono cresciuto con l'idea della biblioteca di ricerca, di studio e di conservazione, il "tempio" del sapere, ma non faccio finta che non esistano mondi diversi. Quello che continuo a ripetere fino alla nausea è che "lettura" e "cultura" non sono sinonimi. Fanno parte una dell'altra, ma non sono sinonimi.

  7. Il riferimento di Enrico alla retorica italiana sulla cultura mi hai fatto tornare in mente un "minestrone" dove si teorizza " l'auto-evidente " correlazione tra biblioteca, informazione prodotta oggi (non più libri..), premi Nobel, Consiglio europeo, torri gemelle. QUI:http://www.aib.it/aib/boll/2009/0904457.htm Dove porta le biblioteche una biblioteconomia come questa?…Più lunga da leggere, non priva di retorica, ma con una più immediata "correlazione" con il concetto di Biblioteca, è la "Dicussione" sul n. 2 di Bollettino AIB, 2009, a proposito di biblioteca "pubblica" e Idea Store :Dogliani vs Salarelli.La mia verità su Idea Storehttp://www.aib.it/aib/boll/2009/0902259.htm ePublica 2.0http://www.aib.it/aib/boll/2009/0902247.htm Dinodinosimone@virgilio.itFirenze

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...