Le biblioteche sono un bene necessario, o uno spreco di denaro?

“Are Libraries Necessary, or a Waste of Tax Money?” è il titolo di un breve e provocatorio articolo uscito negli USA su Fox News Chicago: un pezzo, corredato da un’altrettanto breve video-inchiesta, che senza tanti giri di parole si chiede se, ai tempi di internet e dell’ebook, i soldi destinati alle biblioteche non sarebbero meglio indirizzati alle scuole (o alla sicurezza, o alle pensioni).

Al di là del fatto che la nonchalance americana nel parlare di soldi (quanto costa un servizio pubblico, chi lo paga) è una cosa che a me piace e dà l’idea di una trasparenza a cui noi non siamo abituati, la tesi di per sé è così poco articolata che è stato facile, per la Chicago Public Library, rispondere con argomenti più che corposi.

L’articolo ha però ricevuto un numero impressionante di commenti, che in parte si sono riversati all’interno dello spazio di discussione di Librarything, dove si è sviluppata una discussione tal taglio decisamente più professionale. E visto che il futuro prossimo ci riserva tagli piuttosto spaventosi, ho pensato che fosse interessante andare a vedere…

La discussione su Librarything è in realtà nata da una sollecitazione di Tim Spalding, lo sviluppatore originale della piattaforma e che si può quindi difficilmente sospettare di essere in alcun modo “contro” le biblioteche… eppure la sua posizione è aperta a diversi interrogativi.

Ad esempio (tutte traduzioni mie):

“ … C’era un tempo in cui la maggioranza delle persone nella media non poteva rispondere a semplici domande di reference senza andare in biblioteca. Se volevi sapere chi era Ponce de Leon, o in che modo il punto di ebollizione dell’acqua vari con l’altitudine, o che cosa sia una Skinner Box, avevi bisogno della biblioteca. Questa non era l’unica ragion d’essere della biblioteca, ma era una ragione. E – semplicemente – questa ragione è morta e sepolta.” (Message 20)

(Cos’è una Skinner Box? In effetti, lo trovate su Wikipedia…)

“L’accesso ai libri e ai periodici fuori stampa provvisto da Google Books … è semplicemente stupefacente. Di sicuro non è tutto, ma è molto più di qualunque cosa qualunque biblioteca pubblica nel mondo avesse fino a un decennio fa …

Detto in un altro modo, se questo tipo di accesso derivasse da un lavoro svolto grazie alle biblioteche, sarebbe la pietra angolare del movimento per il mantenimento delle biblioteche. La gente si sgolerebbe per dire quanto sia un gran lavoro, invece di fingere che non abbia cambiato nulla e che in fondo non sia davvero così importante.” (Message 20)

“Penso che i bibliotecari abbiano bisogno di confrontarsi con queste linee di pensiero. Io sarei l’ultimo a proporre di fare tagli alle biblioteche. Ma ogni argomento ha una sua forza, a volte debole, a volte più forte. Un certo numero di argomenti anti-biblioteca fra i più importanti sta guadagnando forza – non solo sostenitori, bensì forza reale. L’accesso ad internet è più ampiamente disponibile; in realtà, sta diventando praticamente onnipresente. I libri sono più disponibili che mai. In alcuni casi, in particolare poiché gli ebook sono così ‘nemici della biblioteche’, sta diventando più facile ottenerli al di fuori di una biblioteca piuttosto che al suo interno.” (Message 13)

E parlando dei politici, in particolare degli amministratori locali: “Quando hai la responsabilità di un budget, sai che ogni cosa è ‘contrapposta’ ad ogni altra. Se le tue entrate declinano e molto del tuo budget è legato a cose che non puoi legalmente tagliare – pensioni irrealisticamente alte decise da una precedente generazione di politici che non hanno dovuto pagare per averle – devi prendere decisioni difficili. Le biblioteche sono fra le ultime cose che io taglierei, ma non penso che città e cittadine in cattive acque debbano essere demonizzate senza necessità. A differenza del governo federale, ogni singolo anno devono far quadrare i conti” (Message 37)

In diversi punti della discussione vengono richiamate risorse online che raccolgono i dati sul valore sociale ed economico delle biblioteche, come la raccolta di studi curata da Stephen Abram, che chi era al Satellite Meeting di Firenze nell’afoso agosto 2009 ricorderà come quel signore che brandiva un cellulare invitandoci a svegliarci dal lungo sonno dei bibliotecari bibliofili…

Oppure come la pagina dedicata al ROI (un Return on Investment che diventa Return on Information!) di OCLC.

Oppure ancora l’impressionante Compare Public Libraries dell’Institute of Museum and Library Services, che permette a diversi partecipanti alla discussione (lettori e/o, probabilmente, bibliotecari) di verificare nel dettaglio se e quanto le loro biblioteche possano dirsi degli sprechi di denaro finanziato dalle tasse.

Mi chiedo a che tipi di risorse ci rifaremo noi in Italia, per dimostrare che le nostre biblioteche già traballanti non devono venir tagliate. Al sempre amato e retorico amor del sapere? Al piacere della lettura?

LibrarianBarb (ecco) ricorda che “quello di ‘le biblioteche sono necessarie’ è un tema interessante perché al tempo di molti dei nostri grandi autori del 19. secolo … esistevano ‘biblioteche a sottoscrizione’. La gente pagava per usare la biblioteca e prendere a prestito libri, era nell’interesse della biblioteca mantenere una buona collezione ed essere aggiornata, e persino persone con entrate modeste pagavano per la sottoscrizione. Penso sia una domanda interessante: se la gente oggi dovesse pagare (non attraverso le tasse ma scegliendo di pagare per l’uso delle biblioteche), lo farebbe? Potrebbero le biblioteche sopravvivere se non fossero finanziate dai contribuenti?” (Message 23)

Verenka: “Ricordo di aver letto dei post sul tema che facevano un parallelo con i costruttori di carrozze. Essi non si sentirono minacciati dall’arrivo delle automobili pensando che di carrozze ci sarebbe sempre stato bisogno. Non avevano realizzato di trovarsi non nel mercato delle carrozze, ma in quello dei trasporti.” (Message 24)

Che cosa mettere al centro, allora, per difendere la necessità delle biblioteche in questo momento?

Molti citano la necessità di fare information literacy, anche ad esempio per quegli studenti che – è vero – possono usufruire di risorse come Google Books ma non sempre sanno usare la rete nel suo complesso in modo del tutto consapevole.

Altri citano le biblioteche come un esempio di welfare, uno dei pochi beni pubblici rimasti negli USA, contro cui quello delle tasse pagate dai contribuenti è un falso argomento, dato il loro carattere di beni non rivali e non escludibili (non si consumano con l’uso e sono aperte a tutti), ma senza indulgere ad un’idea in qualche modo populista della biblioteca:

“Lo sporco segreto è che le biblioteche sono istituzioni della classe media. I ricchi non ne hanno bisogno e i poveri neppure. (I poveri sono in biblioteca solo perché è uno dei pochi posti dove non vengono immediatamente cacciati via e dove ricevono alcuni dei servizi sociali che il governo degli Stati Uniti è troppo meschino da dar loro).

Appellarsi ai piaceri della lettura e della conoscenza è altrettanto sbagliato – il primo gruppo non ama che il pubblico sappia, e il secondo non desidera essere uno snob liberale.”

Eppure si può affermare che le “biblioteche sono uno dei pochi spazi in cui i cittadini sono liberi di incontrarsi e di mettere in moto attività (persino politiche). Non sono questione di libri e neppure di accesso a internet, ma un rifugio sicuro per i cittadini (e in particolare … per i non-cittadini) aperto a tutti e gratuitamente” (Message 25)

Il possibile sviluppo (o trasformazione) del ruolo professionale dei bibliotecari: “Le biblioteche (e … i bibliotecari) hanno necessità di capire come adattarsi ad un mondo via via sempre più elettronico. L’insieme di abilità che possediamo come bibliotecari è incredibilmente prezioso se sappiamo dove e come venderlo sul mercato e se abbiamo sviluppato le abilità tecniche ausiliarie a giocare nel campo del mondo geek.” (Message 33, scritto da una persona che afferma di essere passata, dopo otto anni al reference desk, ad occuparsi di siti web per un salario tre volte maggiore).

Ma si può anche assumere una posizione controcorrente. Ancora Tim Spalding:

“In realtà, sebbene sia una cosa veramente impopolare da dire, penso che le biblioteche abbiano perso un po’ della loro posizione di superiorità allontanandosi dall’idea ottocentesca dell’avere valori specifici da comunicare – che le biblioteche esistono per istruire, nobilitare e innalzare la città, altrettanto quanto per intrattenere … Leggere ha virtualmente un valore a prescindere da cosa si legge, ma non credo sia lo stesso riguardo alle biblioteche con grandi collezioni di DVD e di CD, dedicate esattamente allo stesso tipo di cose che puoi trovare al centro commerciale più vicino. Se la biblioteca lotta per introdurre i bambini alla lettura, incoraggia alla lettura gli adulti, ed è un luogo in cui si possa esplora il mondo nella sua generalità, sono completamente d’accordo. Ma se le biblioteche sono solo una versione gratuita di Blockbuster, è un’altra storia. La digitalizzazione spazzerà via tutto questo in una decina d’anni, ad ogni modo – entrambi i media stanno già morendo, e i media digitali via cavo sono coperti da licenze in un modo tale da prevenire quello che le biblioteche fanno, cioè comprare per una sola volta e prestare per molte.” (Message 56)

E, rifacendosi a quest’ultimo messaggio, la voce di un utente (poi bibliotecario?):

“Le biblioteche sono il motivo per cui io, a differenza dei miei genitori, non mi occupo di ristorazione, grazie a cui ho potuto immaginare un tipo di vita diverso. Le biblioteche mi hanno aiutato ad imparare e a sognare, a pensare e a crescere. Non è che io non capisca cosa significhi giocare o non pensi che l’intrattenimento ha una sua importanza; è che ho in mente un senso più vasto del puntare in alto … forse le biblioteche con aspettative basse sui propri utenti sono come ‘professori buoni’ che preservano l’autostima di coloro che servono ma rendono loro un grave disservizio, lasciandoli privi di capacità e in uno stato di dipendenza, consegnandoli virtualmente alla necessità di dover lottare per il resto della loro vita.” (Message 61. Se qualcuno padroneggia bene lo slang americano, per favore controlli la traduzione!)

Devo dire da persona che si vede arrivare novità librarie ogni settimana che sono in disaccordo con l’idea che leggere sia virtualmente sempre un valore (quindi immagino di essere simultaneamente in disaccordo qui con Tim Spalding e con la maggioranza dei bibliotecari mondiali!): sempre più spesso negli ultimi tempi l’editoria (anche quella dei grandi marchi) produce oggetti di qualità veramente scarsa. E non si capisce come leggere un libro sui fiori di Bach per gatti possa essere più istruttivo di una serie televisiva ben fatta. E non credo che siano veramente tante le biblioteche che sono “solo” dei blockbuster: se c’è qualcosa che definisce il lavoro peraltro magmatico delle biblioteche pubbliche, è proprio il tentativo di conciliare alto e basso nelle loro collezioni.

Però capisco il rischio di cui parla Spalding: se il mercato dei supporti, dell’accesso ai beni dell’informazione muta in modo così drastico come sta avvenendo, non potremo non esserne toccati…

Un’ultima nota, che mi ha molto colpito e che mi sembra richiami alla mente una dinamica delle contrapposizioni che conosciamo molto bene anche in Italia: qualcuno, nel corso del dibattito, riconduce drasticamente la volontà di tagliare le biblioteche ad un piano di tipo politico, e sintetizza questa idea con una frase ad effetto: “le persone disinformate diventano i migliori schiavi”. Tim Spalding gli risponde in questo modo, facendone una questione di metodo prima che di contenuti:

“In realtà, persone diverse possono essere in disaccordo con te per ragioni simili a quelle per cui tu sei in disaccordo con loro. Hanno le loro idee … Non sono mostri.

Ciò non significa che abbiano ragione, o che le loro idee non siano, in definitiva, piuttosto pericolose. Ma quando demonizzi le persone, e fallisci nel capirle, apri la possibilità che le tue opinioni riguardo alle biblioteche siano irrazionali come i tuoi odi. Il che è un peccato in questo caso, perché io concordo con la tua opinione.” (Message 52)

Da tenere a mente, per me per prima, perché mentre quando scrivo posso rileggere e smussare prima di pubblicare, quando parlo o penso non sempre lo faccio…

Ringrazio Anna Galluzzi per avermi segnalato questo topic su Librarything. Tenetela d’occhio, perché a breve ne parlerà anche lei in una recensione in uscita sul Bollettino AIB e sulla rivista spagnola Bid!

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