A buon rendere

Qualche tempo fa, ho trovato per caso su Jamendo una piccola raccolta di canzoni di un gruppo che si presenta con una copertina fresca e invitante. Ho ascoltato le canzoni, mi sono sembrate allegre, mi ha colpito la voce della cantante – per niente la voce che ci si aspetta di trovare in un piccolo gruppo di esordienti sconosciuti. Le ho scaricate (sono in Creative Commons), e dopo averle ascoltate per un po’ ho pensato che sarebbe stato gentile fare una piccola donazione ai loro autori, simbolica, naturalmente, diciamo per ricambiare la cortesia.

Nel frattempo, trovo che, sul suo sito, il gruppo ha caricato una canzone nuova, questa volta mettendola in vendita (a 1 dollaro) e mi viene voglia per così dire di “completare” l’album: faccio il pagamento, do inizio al download, aspetto, ma qualcosa va storto, il download non parte, gli url alternativi non mi portano da nessuna parte. Un po’ delusa, mando una mail ai contatti forniti, già pensando che, per lo meno, è solo un dollaro quello che ho buttato via.

Il giorno dopo mi arriva una lunga mail da parte della cantante, con in allegato l’mp3 della canzone mancante. Il tono della mail – sarò stata l’unica a fare una donazione, sarà la il nome italico che suscita sempre un esagerato entusiasmo negli americani! – è caldo e personale, mi spinge a risponderle, a chiederle chi è, segue il classico dialogo euro-americano con fantasticherie su viaggi futuri e lamentazioni sullo stato terribile del mondo…

Insomma, non è detto che i soldi allontanino le persone, anzi.

Cliccando su About trovate una macchia di colore giallo: è il pulsante Donate, lo potete usare per farmi donazioni via carta di credito o conto PayPal.

Questo blog ha tre anni di vita. E’ nato per gioco e per prova, in un momento in cui ero convinta che, di lì a pochi mesi, ne sarebbero sorti dappertutto in Italia, a cura di colleghi che avrebbero voluto condividere le loro riflessioni sulle biblioteche e… sullo stato terribile del mondo. Questo non è successo e a me dispiace, perché la rete è un ecosistema vivente, la cui coltura è tanto più ricca quanti più sono i batteri che vi si agitano dentro. Comunque, io vado avanti perché avere un blog continua ad essere una prova e un gioco, oltre che uno strumento che diventa giorno per giorno – per me – necessario. E come tutte le cose necessarie, faticoso: per scrivere un post può bastare una mezz’ora, ma di solito si tratta di un paio d’ore, che vengono alla fine di un lavoro di raccolta di materiali, lettura e sintesi che prende un tempo semplicemente… non quantificabile.

Google Analytics mi dice che la media di accessi per il 2009 è stata di 24 al giorno. Nel 2010, stanno salendo a 32. Per quanto a me sembri che siate sempre troppo timidi nel lasciare commenti, questo è un dato confortante: solo in pochi commentate, ma leggete in parecchi! I contenuti del blog resteranno sempre accessibili a chiunque e licenziati in Creative Commons ma, da oggi, il giorno che avrete trovato una notizia interessante, qualcosa che vi può servire o che vi ha fatto pensare, o il giorno in cui vi sentirete particolarmente in spirito natalizio, una piccola donazione, se volete, la potete fare!

1 thought on “A buon rendere”

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