Chiari: corso di formazione (con qualche interrogativo)

Ieri nuova puntata formativa a Chiari, una linda cittadina di edifici color pastello in cui sono stata accolta dal Sistema bibliotecario Sud Ovest Bresciano. Una ventina di partecipanti al corso hanno seguito, mi pare con un certo interesse, l’ultimissima versione di quello che è ormai diventato il mio corso-tipo: qualcosa che io definirei un catalogo (o forse un bestiario?  ) delle ultime e penultime novità del web per le biblioteche. Dalla società dell’informazione al web 2.0 con annesse casette e mattoncini, dai servizi innovativi per le biblioteche all’ebook ai rudimenti di diritto d’autore che ogni bibliotecario dovrebbe conoscere… ecco le slide del corso, disponibili su Slideshare e come sempre consultabili, scaricabili e riutilizzabili:


Devo aggiungere che, preparando questo corso, ho finito per riflettere molto su quanto sia cambiato recentemente anche l’ambito della formazione.

Le mie prime, timide esperienze, risalgono ormai a parecchi anni fa, un periodo in cui i temi dei corsi per i bibliotecari erano circoscritti, come circoscritta era la bibliografia necessaria per prepararli, e il cui valore aggiunto era costituito nei migliori dei casi da esperienze dirette di lavoro in biblioteca che davano al tutto un sapore più pratico e concreto.

Oggi, invece, mi pare che la vera domanda che sottostà ai corsi di formazione sia all’incirca “che cosa dovremmo sapere?”. Che cosa, insomma, è importante distinguere nel flusso costante di informazioni che derivano dalla rete? Che cosa riguarda veramente le biblioteche? Che cosa sarà durevole e cosa invece sarà spazzato via dal mutare delle mode?

Tutto questo rende, naturalmente, molto più oneroso il lavoro dei formatori, e anche più azzardato. Il catalogo della Bibliografica non è da nessun punto di vista più sufficiente, se non c’è neppure certezza su quali siano gli ambiti disciplinari da cui attingere. Per mia personale inclinazione mi sono ritrovata nell’ultimo paio d’anni a congressi di sociologia tanto quanto ad incontri sull’editoria. A seguire blog di ricercatori americani che studiano i social network quanto a consultare voci di informatica su Wikipedia. E, a dire la verità, che cosa esattamente dovremmo studiare non lo so neppure io (la cosa si riflette in modo evidente nei materiali preparati per questo corso, non più una semplice bibliografia ma un Fare, vedere, leggere che non disdegna video e giochi con la realtà aumentata!) Credo però fortemente che non dovremmo più – a nessun livello del lavoro in biblioteca – accontentarci appunto del catalogo della Bibliografica e di quei pochi periodici che rappresentano il mondo professionale italiano. E’ sufficiente? Diciamo che si tratta, almeno, di un punto di partenza.

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