See the reading life as an ecosystem: ancora il COSLA eBook Feasibility Study for Public Libraries

Riesco finalmente a finire di leggere il COSLA eBook Feasibility Study for Public Libraries di cui ho iniziato a parlare qui.

La seconda parte del Report consiste nella definizione di alcune aree di intervento e nell’elaborazione di alcuni scenari sulla base delle opinioni espresse da alcuni rappresentanti del mondo dell’industria e di altri enti legati professionalmente alle biblioteche (riviste specializzate, Università, consorzi, Internet Archive, Overdrive, eccetera).

Vediamo i punti in cui vengono sintetizzati i risultati.

1. Assicurare l’accesso: cooperare per la qualità

La prima riflessione riguarda lo sviluppo delle collezioni, e partire dalla constatazione che, a fronte di un calo costante dei budget dedicati agli acquisti, è aumentata la pressione a favore del possesso di bestseller e di materiale ad alta circolazione a discapito di opere meno conosciute. La situazione è ora resa più complessa dall’apparire dei formati digitali, sui quali gli editori tentano politiche di prezzo poco abbordabili. Inoltre, c’è il problema di come la dottrina del copyright legata alla prima vendita male si adatti ai media elettronici e all’idea di fruizione in affitto dei contenuti.

Un consorzio di acquisto a livello nazionale pare una delle poche risposte possibili, nonostante possa presentare rischi legati ad esempio alla scarsa possibilità di operare selezioni a livello di singoli titoli nell’acquisto cooperativo di grandi pacchetti di contenuti, e nonostante le attuali resistenze di alcuni fornitori che sembrano invece preferire il modello delle vendite multiple a sistemi bibliotecari differenti.

Oltre ad un maggior potere di contrattazione nelle vendite, il consorzio garantirebbe inoltre di affrontare i temi del controllo della qualità delle collezioni (tramite l’affidamento ad esperti delle scelte di acquisto in particolari discipline) e di misurare i benefici ottenuti a livello anche locale, con risultati da presentare ai propri amministratori.

C’è poi la questione del punto di accesso alle collezioni digitali: mentre l’immediatezza offerta dal formato digitale richiede un’adeguata facilità di reperimento e di utilizzo dei contenuti, questi risultano nell’offerta che ne fanno le biblioteche spesso nascosti, relegati su micrositi e sparsi per una moltitudine di pagine web.

Per contrastare questa tendenza si propone di adottare un singolo canale di distribuzione online sull’esempio del progetto di Internet Archive BookServer, un modello distribuito che permette alle biblioteche di mantenere il proprio posseduto, condividendone l’informazione descrittiva e rendendolo disponibile attraverso il web. Nel corso di una normale navigazione sui motori di ricerca gli utenti si troverebbero in questo modo ad incontrare le notizie relative ai posseduti delle biblioteche locali senza bisogno di andare a cercarli direttamente sui loro siti. Non è esclusa però al tempo stesso la possibilità di un acquisto diretto, da cui potrebbe derivare anche un incasso per le stesse biblioteche, in collaborazione coi venditori. Graficamente parlando, un modello di questo tipo:


Una applicazione di questo progetto è Open Library, piattaforma che consente a chiunque di aggiungere informazioni descrittive di libri o ebook che riportano ai posseduti delle biblioteche (via WorldCat) e a digitalizzazioni fatte dalle biblioteche partecipanti stesse.

Un campo di azione in cui le biblioteche potrebbero far sentire la loro voce è poi quello della certificazione degli ebook reader. Mentre sono annunciati per la fine dell’anno modelli intorno ai 100 dollari che abbatterebbero le preoccupazioni relative ai costi dei supporti, restano vive quelle riguardanti la compatibilità fra device e singoli rivenditori (legame forzato fra libreria online e tipo di apparecchio) e quelle relative ai DRM (legame forzato fra contenuto e singolo device). Il tutto, poi, da mettere alla prova nella situazione tipo del prestito digitale o del prestito degli stessi device, se si vogliono declinare questi temi nel contesto proprio della biblioteca.

Un tentativo in questo senso è offerto dall’iniziativa di Overdrive di lanciare un programma di certificazione degli ebook reader che definisca tramite una serie di linee guida come deve essere un reader library-friendly. Si può ipotizzare un coinvolgimento diretto delle biblioteche tramite ad esempio la partecipazione dei lettori nel testare i singoli apparecchi, e del COSLA stesso nel coordinamento di questo sforzo collettivo.

2. Dati e leadership: mostrare il valore

Grandi sono le preoccupazioni riguardanti il rapporto fra editori e biblioteche mano a mano che il mercato degli ebook cresce. I venditori di ebook riportano ad esempio le difficoltà che incontrano nel persuadere gli editori del valore delle biblioteche rispetto alla promozione dei libri e alla creazione di un mercato di lettori forti.

In passato, le biblioteche sono state una naturale fonte di marketing per gli editori e non una minaccia per le vendite (è quanto dimostra ad esempio una ricerca dell’ALA citata nel Report). Ma gli ebook stanno modificando la percezione di questo aspetto a causa del fatto che, a differenza dei libri a stampa, possono essere adoperati simultaneamente da molti lettori e, non deteriorandosi, non necessitano di essere riacquistati. Gli editori possono dunque desiderare modelli che impongano un pagamento per ogni singolo uso o l’accesso in affitto al posto della vendita dell’oggetto, oltre a temere la pirateria e a vedere nell’ebook in biblioteca, a lungo termine, una possibile fonte di perdita di profitti.

Per dimostrare il loro valore agli editori, ai rivenditori e agli autori stessi, le biblioteche pubbliche possono fare di più che utilizzare i meri dati di circolazione del materiale, che indicano in effetti cosa accade ma non perché, senza cioè contestualizzare la circolazione in biblioteca nel più ampio settore del mercato dei contenuti. A questo scopo si sostiene la necessità di un’attività di ricerca che esplori le correlazioni fra uso di libri a stampa ed elettronici e impatto sulle vendite, con la creazione di una sorta di “Book Promotion Index” che possa essere comunicato e utilizzato in diverse sedi, da parte di ogni possibile parte interessata, nell’ottica generale dell’apertura dei dati delle istituzioni civiche.

Viene inoltre sollevato il tema della crescita esplosiva del self-publishing e del suo processo di trasformazione: ancora in parte coperta dallo stigma del rappresentare una forma di “vanity press”, questa pratica sta però cambiando significato di fronte ad un mercato editoriale ufficiale impegnato ad aumentare esponenzialmente i titoli di narrativa alla ricerca del “caso dell’anno”. Questo aumento determina un sempre minore impegno di cura e promozione nei confronti di molti autori, e in quest’ottica il self-publishing appare una pratica sensata tanto quanto, per i musicisti, quella di bypassare le grandi etichette che non darebbero loro spazio in alcun modo a favore del fai da te della pubblicazione musicale.

Nel rimediare alla difficoltà di reperire, descrivere e recensire le opere auto-pubblicate le biblioteche potrebbero giocare un ruolo attivo, aumentando allo stesso tempo il tasso di diversità all’interno delle loro collezioni e con un occhio speciale alle esigenze delle singole comunità servite. Ciò si potrebbe realizzare – in uno sforzo di tipo cooperativo – anche attraverso il già citato BookServer. Senza citare il fatto che nel futuro lo stesso COSLA potrebbe coordinare e sponsorizzare tour di autori emergenti nelle biblioteche o lanciare una piccola casa editrice non profit di alta qualità per questi autori. Le biblioteche, per fare solo un esempio, beneficerebbero di una copia elettronica di ogni opera per uso pubblico.

Ma lavorare sui dati e sulle collezioni non basta: c’è anche un problema di leadership, di credibilità di chi si fa portavoce del punto di vista delle biblioteche, e su questo regna una certa incertezza su chi possa al meglio assumere questo ruolo. Un ambito nel quale fare sentire con forza la propria voce viene però individuato, quello del dibattito sul copyright. COSLA potrebbe lavorare a fianco di organizzazioni come Internet Archive, Electronic Frontier Foundation e American Civil Liberties Union per sponsorizzare eventi pubblici in cui il tema venga discusso, a cui potrebbero partecipare, insieme ad attivisti, avvocati, editori e autori, anche dei bibliotecari. La consapevolezza da raggiungere deve essere che “pochi colpi di penna del legislatore possono fare di più per decimare il valore delle biblioteche pubbliche di qualunque diminuzione dei budget” (p. 43)

3. Living literature: scoprire nuovi ruoli

L’ultimo punto del Report esplora l’idea della biblioteca come laboratorio.

Se le collezioni diventano sempre più digitali e c’è abbondanza sul mercato di contenuti popolari a buon prezzo (cosa che in parte ci libera dalla focalizzazione sulle collezioni), come può essere ripensato il ruolo delle biblioteche pubbliche come enti facilitatori del libero scambio delle idee?

Il Report cita un unico caso, ritenuto esemplare, di sperimentazione in questa direzione, il Transformation Lab delle danesi Aarhus Public Libraries il cui senso generale è stato aprire all’interno delle biblioteche degli spazi pubblici per workshop indirizzati agli utenti. Un report ufficiale ed un breve video si possono segnalare fra i molti materiali disponibili su questa esperienza.

Una citazione finale può concludere questa sintesi (io raccomanderei però ancora una volta la lettura integrale del report!):

“Grazie agli ebook le biblioteche pubbliche potrebbero sentirsi libere di tentare nuovi ruoli … Se sorgesse un modello vitale del tipo di Netflix per la lettura di ebook popolari e un’ampia porzione delle collezioni della biblioteca diventasse digitale, le biblioteche avrebbero bisogno di celebrare la vita culturale in modi più visibili e coinvolgenti all’interno dei loro edifici.” (p. 509)

Resta da chiedersi solo quanto (e per quanto tempo ancora) la situazione italiana resterà differente da quella degli Stati Uniti…

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