In missione a Bookrepublic (1)

Sempre sull’onda dell’idea che limitarsi in modo troppo stretto alla formazione professionale del proprio settore lavorativo non sia l’atteggiamento migliore con cui affrontare il mondo di questi tempi, ho frequentato due piccoli corsi tenuti a Milano da Bookrepublic.

Bookrepublic, se non vi è ancora capitato di incontrarla, è un’azienda che produce e commercializza ebook per già quasi un’ottantina di editori indipendenti italiani. Si occupa cioè di produrre il formato digitale della parte di catalogo che gli editori sono interessati a commercializzare in questo formato, e di venderlo sul proprio store. Sullo store sono inoltre disponibili opere di editori che producono in altro modo e vendono su una pluralità di piattaforme online.

Ma perché interessarsi da vicino di Bookrepublic piuttosto che di una delle altre realtà produttive che sono apparse in questo campo? Per diversi motivi, mi pare.

Il primo è l’insopprimibile moto di simpatia che suscita in me la loro politica sulle (mancate) limitazioni tecnologiche imposte agli ebook da loro prodotti, con l’adozione del cosiddetto social DRM. A differenza del DRM “classico”, cioè, nel file che si acquista non sono presenti limiti tecnologici ad un utilizzo totalmente libero dell’oggetto di cui si viene in possesso. L’unico elemento che dissuade dal farne un uso illegittimo (caricarlo su una rete di condivisione P2P da cui altri lettori potrebbero scaricarlo senza pagarlo) è l’ “iscrizione” nel testo stesso del nome della persona che lo ha acquistato. Per intenderci, questo a destra è il frontespizio della mia copia di Surplus cognitivo.

I più abili noteranno la raffinata conversione da epub in formato mobi, e peraltro per un cellulare che di suo non supporterebbe Mobi Reader ;-)

Il secondo motivo è che avvicinarsi da subito ad un mondo nuovo ma che influirà in modo pervasivo sulla nostra professione mi pare il modo migliore per cominciare a capire e a poter dare qualche valutazione su quello che accade, al di là dei luoghi comuni e delle approssimazioni che troppo spesso capita di leggere sui giornali.

Terzo motivo, l’oggetto specifico dei corsi proposti. I corsi, va chiarito, sono pensati principalmente per gli editori che collaborano con la piattaforma, ma scopriamo presto che si possono indirizzare anche ad altri.

Rimando al prossimo post un resoconto sul corso ABC ebook Marketing dedicato al marketing via social media, mentre parto invece col raccontarvi qualcosa di ABC ebook Produzione, il corso tenuto da Letizia Sechi che consente di cominciare ad entrare nel dettaglio tecnico di come si mettano le mani su un file perché alla fine diventi appunto il bel formato epub che poi io a forza ficco dentro il mio cellulare ormai avvezzo ad ogni avventura…

In realtà, Letizia ha appena pubblicato Editoria digitale, un manuale su questi temi a cui non posso che rimandarvi. Lo pubblica Apogeo per € 7,90, ma in formato epub lo potete scaricare gratuitamente. Essendo anche licenziato con licenza Creative Commons BY-NC-SA, direi che veramente non possiamo chiedere di più! Qualche appunto, utile anche a me per riordinare le idee, voglio però scriverlo.

Il vero protagonista del corso è il formato epub divenuto ad oggi uno standard di fatto per l’ebook, o per meglio dire per molte categorie di ebook. Si tratta di uno standard aperto, e questo già significa due cose.

Il fatto di essere uno standard offre il vantaggio di fornire un set di regole comuni utili a diverse categorie di operatori del settore (ad esempio a chi progetta software di lettura), definendo per il file una struttura omogenea basata su un modello piuttosto semplice e quindi adattabile a diversi contesti. Il fatto di essere aperto, invece, garantisce di essere liberamente migliorabile e non confinato nei limiti che un eventuale proprietario potrebbe definire per il suo sviluppo (ma per approfondire sarebbe meglio leggere questo).

Si tratta di un formato che, come il mobi citato sopra ma con caratteristiche migliori, produce un testo fluido, che si adatta cioè al device su cui viene fruito senza imporre le impaginazioni fisse tipiche, ad esempio, del pdf. Ciò facendo, pur non consentendo finiture grafiche molto elaborate, risponde bene all’esigenza della lettura lineare tipica della narrativa, della varia e di molta saggistica. A breve (con la versione 3.0) supporterà inoltre la presenza di audio e video (ma bisognerà a quel punto vedere se il device che abbiamo in mano sarà in grado di riprodurli, quindi attenzione a fare acquisti affrettati!)

E’ invece meno adatto per opere come la scolastica, le guide turistiche o certa manualistica tecnica, caratterizzate dalla presenza di immagini, schemi, magari con testi brevi a corredo che in qualche modo spezzano la linearità del testo.

Al di là dei consigli tecnici che pochi di noi si troveranno effettivamente a seguire (utilizzare Adobe InDesign come punto di partenza…), io mi sono comunque divertita a scoprire come quello che io percepisco alla fine come un semplice libro sia in realtà strutturato come un sito web: una scatola con dentro un contenuto scritto in XHTML, e un CSS che fornisce alcune istruzioni sul layout della pagina. Ecco la risposta al perché i browser siano in grado di leggere con facilità il formato epub (è sufficiente ad esempio un add-on per Mozilla come questo per cominciare a leggere sul proprio pc), che gode quindi del vantaggio di utilizzare linguaggi già molto conosciuti. E devo dire (è il non-hacker che riposa in me a parlare) che non vedo l’ora di “spacchettare” Surplus cognitivo e di guardarci dentro (ok, Letizia, solo dopo averne fatto una copia!)

Nel corso della conversazione sono comunque venute fuori anche alcune riflessioni di portata più generale. Ad esempio, sulla metafora del libro applicata alla lettura digitale, sicuramente utile in una fase di transizione ma rischiosa per l’elemento di inerzia che porta con sé e che può offuscare le potenzialità proprie del digitale. Da sottolineare invece l’elemento della personalizzazione dell’esperienza di lettura che il digitale offre, a partire da elementi semplici come la scelta del font e della sua dimensione: mai più Times New Roman se siete dei patiti di Verdana! E mai più anziani scoraggiati dalla lettura di caratteri minuscoli…

Ancora più in generale, c’è stato qualche accenno anche alla famosa (famigerata?) lettura lineare, di cui è facile tessere le lodi dimenticando che proviene da una tradizione culturale e non da uno stato naturale delle cose, se è vero che la mente, al contrario, lavora per associazioni e non dall’alto in basso da sinistra a destra.

Ancora due cose.

La prima è il racconto che Letizia fa dell’avventura di 40k, la neonata casa editrice di Bookrepublic che pubblica short stories e saggi brevi, in edizioni parallele multilingue, caso che possiamo affiancare a quello di altri microeditori nativi digitali come Quinta di copertina e Area 51, tutti da seguire per scoprire quante e quali vie creative apra il digitale.

La seconda è l’annuncio del convegno internazionale If Book Then che si terrà il 3 febbraio 2011 a Milano, con un programma che dovrebbe davvero invogliare qualunque bibliotecario a partecipare. L’intento che ne sta alla base è quello di inserire l’Italia nel dibattito internazionale sull’editoria digitale. Il suo obiettivo, quello di definire quali saranno i temi chiave del settore nei prossimi mesi, facendo appello ad operatori provenienti da aree differenti e con uno sguardo a cavallo fra l’esperienza di lettura e di acquisto degli utenti, i rapporti fra autori, agenti, distributori e store, le caratteristiche del mercato europeo, il social publishing, Internet Archive (ma il programma, in corso di definizione, potrebbe ancora arricchirsi).

In realtà, esiste un ultimo motivo che mi ha spinto ad avvicinarmi a Bookrepublic: la curiosità di vedere un’azienda nuovissima nei suoi aspetti fisici e quotidiani, le facce delle persone che ci lavorano, insomma… il mondo reale. Potete dunque immaginarvi un luogo piccolo ma curato, la tipica sede di un’azienda che produce immateriale in cui pc scintillanti e qualche tocco di colore (rosso!) sono sufficienti a creare un’atmosfera calda ed accogliente, senza lussi inutili e con parecchie facce sorridenti!

 

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