Exit strategy

The Sandwich Generation si chiama negli USA la generazione delle persone schiacciate fra il peso della cura dei figli piccoli e quello dei genitori anziani e della crisi economica, crisi dei mutui, disoccupazione, mancanza di un sistema sanitario pubblico compresi, ma che cosa c’entrano i bibliotecari?

io ho 43 anni, arrivo a fare questo mestiere nel 1996, per caso come tutti, perché quelli con le lauree specifiche, arrivati dopo di me, nessuno li ha assunti, mio padre era un dipendente statale, mia sorella lavora a scuola, io adesso in Comune, dunque rispettiamo come bravi soldati la ferrea regola italica dell’ascesa sociale zero, ereditiamo l’idea che essere dipendenti pubblici sia però cosa buona, e magari anche giusta

ho prima la fortuna di lavorare in biblioteche ricche, all’università e poi in salaborsa, qui in particolare per anni è come lavorare e fare un master al tempo stesso, servizi al pubblico di tipo innovativo, un successo strepitoso in città, cose nuove da imparare praticamente ogni giorno, entusiasmo, così bello che non mi sono mai pentita di avere abbandonato per questo posto la posizione superiore che avevo prima all’università, e mai ho avuto l’impressione che là avrei imparato così tante cose e avrei fatto un lavoro così utile, sono una bibliotecaria felicemente pubblica, appunto

poi arrivano la crisi economica, le conseguenze sempre più pesanti delle esternalizzazioni come forma strutturale di gestione dei servizi, i tagli ai fondi, le mancate sostituzioni dei colleghi pensionati, l’incapacità di comprendere il nostro caso nella sua portata reale, il tracollo dell’amministrazione locale di Bologna, così profondo che per la prima volta in assoluto la mia prossima scheda elettorale resterà bianca

mi chiedo quanto quello che è successo a noi sia successo in altre biblioteche italiane, abbiamo prima di tutto perso la testa, a Bologna partiamo con due dirigenti, tre funzionari, una schiera di personale di categoria D e noi C in buona parte provenienti da un concorso che resterà nella storia per la sua (pensandoci a posteriori, ridicola) difficoltà, poi si perde un dirigente, poi un altro, poi cominciamo a vedere i funzionari chiamati a fare i dirigenti, i D chiamati a fare i funzionari, i C ad inventarsi competenze che niente hanno a che vedere con lo stipendio da operai che poi tutti andiamo a prendere

di certo abbiamo un posto fisso, di certo però anche il nostro stipendio può essere abbassato, accade in tanti paesi occidentali, i sindacati si sono occupati per anni solo di salvaguardare i diritti degli over 50, chissà che non gli venga in mente finalmente che poi gli over 50 in pensione ci vanno e restano gli altri, quelli di mezzo, noi, chiamati a tirare una carriola pericolante e pesantissima, a pagare le pensioni altrui con la certezza di non averne una decorosa per noi e schiacciati da sotto dalla schiera dei precari e dei quasi precari e dei per sempre precari che montano un rabbia ormai non più negoziabile, schiacciati a loro volta fra il dover compensare con le loro competenze un lavoro che l’amministrazione pubblica non sa più fare e il non avere la possibilità di crearsene davvero, di competenze
sicché alla faccia del posto fisso comincio a chiedermi se sono un servo dello stato o uno schiavo della gleba, siccome sono una dipendente pubblica la legge mi consente una quantità minima di lavoro esterno, in pratica solo docenze di poche ore, tassate come robin hood tasserebbe le finanze dei petrolieri, altri lavori, probabilmente più remunerativi, utili e professionalizzanti, li dovrei fare in nero, il mio sogno è diventato lavorare in nero, ma le piccole aziende non possono permetterselo e quindi io non posso lavorare, devo solo prendere lo stipendio da operaio e fare le mie 36 ore

di quelle 36 ore non sono più capace di rendere conto, oscillo fra rispondere a richieste a cui dovrebbe far fronte un dirigente e attaccare etichette sui libri, spreco e sfruttamento vivono un’insensata luna di miele, chi mi dirige pare non sapere che viviamo in tempi di cultura di massa e che salaborsa ha avuto un ruolo in questo che andava studiato e non solo a livello locale, la formazione non esiste, anzi la formazione me la finanzio da me, nel 2010 ho speso in corsi esattamente quanto mi si promette di togliere dallo stipendio nel 2011, ma certo il posto fisso chi si può permettere di abbandonarlo, solo dirlo suona offensivo per intere categorie di persone, quindi è ufficiale, siamo schiavi della gleba ed essere dipendenti pubblici non è più cosa buona

ma potrebbe ancora essere cosa giusta, speriamo che la crisi ad un certo punto passi, di crisi ce ne sono state in (quasi) tutte le generazioni, che ci si aspettava dunque, va bene si aspetta ma intanto accade che è sempre più difficile credere che una se pur modesta carriera all’interno della pubblica amministrazione sia qualcosa di desiderabile, mi viene in mente Genova nel 2001, paragone improprio, ma forse no, pensiamo a dei trentenni di sinistra, appena cresciuti abbastanza per abbandonare l’idea che la polizia sia soltanto una banda di sbirri fascisti e poi capita quello che è capitato a Genova, e un’intera generazione è perduta, costretta per sempre a sospettare che la polizia sia esattamente una banda di sbirri fascisti

tutte le persone che negli ultimi anni ho visto in biblioteca rimboccarsi le maniche ed assumersi responsabilità importanti sono state spremute e buttate via, hanno finito per scappare in pensione appena è stato loro possibile, ma noi questo non lo potremo fare, perché saremo troppo lontani dall’età della pensione e perché l’età della pensione si profila come un incubo, dunque difficile dire che si tratterebbe nel nostro caso della normale assunzione di un ruolo che l’età porta con sé, potrebbe essere invece qualcosa di molto diverso, sfruttamento masochismo stupidità forse e mi chiedo semplicemente se questo diventasse senso comune come se la caverebbe allora lo stato?

voglio fare un distinguo, sono ancora una bibliotecaria felicemente pubblica perché mi piace lavorare per i cittadini, tutti, ma forse non sono più orgogliosa di essere una dipendente pubblica, lo ero come ero orgogliosa di una lista di cose che si è assottigliata di molto, possiamo serenamente vergognarci di tante cose, di essere italiani, di essere bolognesi, di essere di sinistra, qualche volta mi vergogno anche di essere una bibliotecaria quando vedo che in un paese di analfabeti funzionali mettiamo ancora al primo posto libro antico e conservazione, per fortuna ci pensano i ministri della cultura ad abbattere anche questo antico primato ma, naturalmente, senza costruire niente in cambio, dunque lavorare per la pubblica amministrazione non sembra più, da qualunque verso la si guardi, neppure una cosa giusta

questo è il mio scenario parallelo, l’unico che io sia in grado di immaginare in questi giorni: in biblioteca si va a lavorare come si andrebbe in fabbrica per le nostre 36 ore, ci si tiene rigorosamente per sé le competenze superiori che non vengono pagate, un immenso surplus cognitivo che può felicemente andarsene altrove perché se devo lavorare come volontaria allora voglio farlo per qualcosa in cui credo veramente e se questa è la via di uscita alla paralisi totale dei nostri talenti che ben venga, non intendo farmi schiacciare da pesi di cui non sono responsabile, poi la crisi economica peggiora, l’informazione sfugge completamente dalle mani dei bibliotecari, l’editoria inciampa sul digitale, la pirateria libera il liberabile e fra cinque anni si chiude tutti perché neppure il nostro pubblico saprà più cosa farsene di noi

da domani posso tornare ad essere una blogger illuminista e progressiva ma oggi vi dico stiamo molto attenti a quali scenari si stanno aprendo

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...