Dal bestiario della rete è apparsa Wikipedia

Il 15 gennaio 2011 è caduto l’anniversario della nascita di Wikipedia e, come avevo annunciato, ho voluto partecipare a festeggiarlo mandando su 10 anni di sapere il mio personalissimo racconto di come Wikipedia abbia mandato all’aria quello che nelle biblioteche pubbliche chiamavamo (e continuiamo a chiamare, ma non so con quanta lucidità) reference .

Oggi sono entusiasta di vedere il mio micro-racconto pubblicato!

Avevo pensato di ripubblicarlo anche qui, ma mi pare che là risalti meglio e che sia stato molto ben confezionato (bella la scelta di titolo, e bella l’immagine).

Da leggere anche gli interventi precedenti (il mio preferito per ora è Qualsiasi imperfezione in Wikipedia si giustifica come fisiologica della natura umana, che dimostra definitivamente come essere anziani non sia una buona scusa…). E i prossimi, naturalmente, che a questo punto aspettiamo con molta curiosità. :-)

 

4 thoughts on “Dal bestiario della rete è apparsa Wikipedia”

  1. Bell''articolo, si avverte la passione per internet e per la "biblioteca pubblica" in cui lavori.

    Ma, permettimi due osservazioni:

    1) non è eccesso di entusiasmo l'affermazione:
    " internet non è più la risorsa aggiuntiva da integrare nel mondo della conoscenza, quanto il contrario: la rete è il mondo, e sono la conoscenza codificata (e la biblioteca come istituzione che la ospita) che devono oggi trovarsi un posto in quel mondo"?

    e, collegata alla prima,

    2) Sei consapevole e non trovi riduttivo che affermando:
    "La biblioteca pubblica è per definizione “generalista”, ha quindi l’ambizione di coprire tutti i campi del sapere, anche se non vuole farlo con lo stesso livello di approfondimento, per esempio, di una biblioteca universitaria",
    si rinuncia a una idea, direi, più "evoluta" di biblioteca pubblica (che non riduce l'idea di evoluzione alla presenza dominante del digitale ma  è parallela alla evoluzione storica avuta dalla società e delle potenzialità della "popolazione dei lettori"…)?
    Quella ad esempio idealmente indicata da Virginia Dainotti (1966): 

    "Accanto al « servizio ai ragazzi », la biblioteca di Cremona inaugurò nel 1940 la lettura serale. Questo nuovo servizio era destinato agli adulti, soprattutto agli adulti di cultura elementare e dediti ai mestieri, ma senza alcuna preclusione o discriminazione a sfondo operaistico o classista giacché il materiale librario raccolto nella sala per pronta consultazione poteva interessare lettori di vario livello culturale, e tutta la biblioteca era virtualmente a disposizione di tutti. …
    la biblioteca poteva e doveva accogliere e soddisfare le esigenze di cultura e di lettura di tutti i gruppi della comunità senza introdurre artificiali e non giustificate distinzioni e barriere, anzi promuovendo e facilitando il passaggio dei lettori dall‟uno all‟altro livello di letture, dall‟uno all‟altro campo di interessi.

    ma anche, più vicino a noi, concretamente esemplificata dalla Agnoli (2002), quando propone un modello francese di "biblioteca per tutta la città", integrazione proprio delle raccolte della cosidetta "biblioteca publica "e della biblioteca universitaria, che invece anche tu sembri voler mantenere su due "livelli" gerarchici separati.

    "A Blois biblioteca pubblica e universitaria si integrano"
    http://www.bibliotecheoggi.it/2002/20020209601.pdf 

    Ciao,
    Dino 
    Firenze

  2. Ciao Dino, quanto a 1) non si tratta di entusiasmo, ma di realismo, e senza prendere atto di questo cambiamento le biblioteche, semplicemente, spariranno. Su 2) tieni presente che quel raccontino è stato scritto per un sito non specializzato, si trattava quindi di dare un'idea della biblioteca ai non addetti ai lavori, che risultasse abbastanza chiara in poche righe. E' quindi sicuramente semplificatoria.

  3. Sul punto 2) hai ragione, sul punto 1) continuo a non essere del tutto d'accordo.
    Quanto allo sparire mi viene in mente che si era già ipotizzato per il cinema e la radio con l'avvento della tv; con la radio e la tv con la nascita di internet .. .. ecc., ecc.

    Io trovo più probabile che la biblioteca possa sparire qualora spariscano i libri (ma oltre a smettere di pubblicare quelli di carta – ancora oggi il fatturato dell'editoria dell' e-book non solo è incomparabile con quello del libro ma addirittura inferiore a quello del libro antico di nicchia per "bibliofili" – qualcuno dovrebbe bruciare tutti quelli ad oggi!), cosa che appare davvero lontana.

    Sicuramente la bibloteca fatta di libri assumerà nuove caratteristiche e "servizi aggiuntivi" tra cui indispensabile il sempre più facile e veloce accesso al testo digitale.

    Ma hai mai pensato che proprio lo sviluppo di internet, sempre più "friendly" potrebbe rendere velocemente obsoleta l'attuale idea della "biblioteca pubblica" che punta tutto o quasi sul digitale? Quando tutti utilizzeranno un cellulare o un i-pad come oggi si usa l'orologio da polso (e magari accanto a Wikipedia ci saranno due o tre concorrenti che banalizzeranno anche il "reference" fai da te), chi sentirà più l'esigenza di andare in una "biblioteca pubblica" per poter sfruttare internet? 

    Scusa se mi ripeto e torno sulle citazioni, ma ancora oggi mi pare più  "solida" una evoluzione della biblioteca in senso "tradizionale" o, alla fine, che mantine la stessa identità (che in questo caso non vuol dire "fermare il tempo" ma indica l' "essenza", la funzione che per secoli si è sempre associata della biblioteca: la lettura e in particolare del libro) .

    Com poche altre parole e non confuse come le mie :

    Luigi Balsamo [1980]
    Perciò la biblioteca di oggi deve aggiornare tecniche e metodi in questa più ampia visuale per essere in grado di assolvere la sua funzione sociale, che rimane quella di sempre in forme però adeguate alle richieste del nostro tempo, intensificate, più esigenti, ma soprattutto socialmente più estese "

    Ciao,
    Dino
    Firenze

  4. Io invece voglio fare un'altra osservazione: laddove dici che nessun editore oggi oserebbe mettere mano a un'enciclopedia generale, ti devo contraddire con il bellissimo esempio dei trenta volumi della nuova edizione della Brockhaus http://www.brockhaus.de/enzyklopaedie/30baende/index.php

    Per tutta una serie di ragioni, solo un editore tedesco può avere la forza e (soprattutto) il coraggio di lanciare un'opera di questo genere, in un mondo in cui tantissime persone sono convinte che il bisogno informativo si soddisfi semplicemente "andando in internet"

    Del resto non è un caso che il maggior repertorio biografico mondiale in corso di pubblicazione (intendo l'IBN) esca in Germania, così come pure esce in Germania l'AKL, miniera di informazioni di profondità inaudita sugli artisti

    Quali sono i motivi? Saranno tanti, ma uno (credo) sopra tutti: il clima di cultura diffusa che si respira in Germania, paese che ha un numero di "lettori forti" paragonabile solo ai valori scandinavi e che vanta librerie e biblioteche poco meno che spettacolari…

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