57. congresso AIB a Roma. Parte seconda: servizi

Un secondo filone che si può identificare nell’appena concluso congresso 2011 AIB è relativo – forzando un po’ la ricchezza dei tanti interventi – ai servizi: digital lending, vendita dei contenuti, nuove forme di contrattazione dei diritti.

Intanto va detto che abbiamo bisogno di definizioni. Il passaggio dalla carta al digitale produce infatti alcuni slittamenti di significato che possono creare confusione. L’intervento di Giulio Blasi va anche in questa direzione partendo da tre affermazioni: esiste una pluralità di modelli di digital lending (mentre si tende a volte ad utilizzare questa espressione per il solo download a tempo gestito via DRM). Il digital lending non riguarda solo le biblioteche ma può essere offerto al mercato dei consumatori finali anche dagli editori/distributori. Le biblioteche non sono in competizione col mercato retail come non lo sono nei confronti delle librerie tradizionali. Piuttosto, il digital lending in biblioteca è in competizione con modelli obsoleti di distribuzione dei contenuti.

La pluralità dei modelli di digital lending si costruisce sull’incrocio di alcune variabili (nelle slide trovate gli esempi che ne scaturiscono):

  • la tecnologia di delivery (streaming o download, con DRM o senza)
  • il target (utente retail, biblioteca, prestito consumer to consumer)
  • il modello di business (one copy-one user, nessuna restrizione sul rapporto copie/utenti, controllo di concorrenza ovvero tetto definito al numero di accessi in contemporanea)
  • il copyright (opere in pubblico dominio, licenziate in Creative Commons, in commercio, fuori commercio, orfane, coperte da diritti ma che si decide di distribuire gratuitamente per una scelta di marketing)
  • la modalità di selezione (acquisto di singole opere, pacchetti preconfezionati, selezione patron driven ovvero messa a disposizione di un catalogo editoriale e pagamento dei soli titoli selezionati dagli utenti finali).

Al di là delle definizioni, la parte propositiva dell’intervento sta nell’idea che i bibliotecari debbano essere consapevoli, oltre che delle tematiche legali in gioco, anche di queste variabili, allo scopo di dare vita a forme di contrattazione efficace con gli editori. E non solo. Le competenze e l’oggetto specifico del loro lavoro si devono spostare in direzione di uno sforzo più intenso di intermediazione informativa nei confronti degli utenti, giocando su diversi piani: la comunicazione online e l’uso dei canali del web 2.0, il reference (ma io aggiungerei la probabile ibridazione fra comunicazione 2.0 e reference), il lavoro di display, di “messa in vetrina” dei contenuti digitali (che cos’è l’equivalente dello scaffale in un contesto digitale?), ma anche l’indicizzazione dei contenuti che dovrà necessariamente superare le pratiche della catalogazione come le conosciamo oggi.

Si riallaccia ad alcuni di questi temi Antonio Tombolini dicendosi a favore di un modello di acquisto per le biblioteche basato non su di un’imitazione forzata dell’acquisto del libro cartaceo (la copia che pago subito e che forse ricadrà in quell’80% di titoli che non vengono letti secondo la nota regola del 20-80), ma sulla messa a disposizione dei cataloghi con un pagamento effettivo dei soli titoli che gli utenti scelgono di scaricare (il modello patron driven). E’ questo, per fare un parallelismo col mondo commerciale, il modello che un servizio di ditribuzione come Stealth utilizza nel rapportarsi agli store su cui avviene la vendita finale.

Ma, aggiunge Tombolini, né il tema del prestito digitale, né quello della gratuità dei contenuti sono i temi centrali per le biblioteche in questo momento. E’ possibile infatti fare una previsione certa sul progressivo calo del costo degli ebook che renderà molto simile l’offerta da parte della biblioteca dell’ebook a costo zero rispetto allo zero virgola qualcosa dell’ebook acquistabile in libreria. Ma questo comporterà paradossalmente un problema maggiore per le librerie (fisiche) che per le biblioteche, perché mentre la libreria ha come scopo costitutivo la vendita, la biblioteca ha come mission già da ora la socialità e su questa dovrà semplicemente (?) lavorare di più. Qui le slide dell’intervento.

Laura Testoni, partendo da una bella definizione dell’ebook come oggetto ibrido (libro, file, interfaccia) e dall’idea di bibliodiversità, presenta i risultati di un’indagine di respiro più ampio di quanto fosse possibile riportare nel suo intervento e che invito quindi a vedere nella sua interezza sui paper che saranno presto pubblicati. Interessanti l’aver radicato l’indagine sulla base dei dati sulla penetrazione della rete, sulla lettura e sul mercato editoriale – tradizionale e digitale – in Italia. Interessanti anche l’aver compreso nell’indagine sia il mercato consumer sia l’offerta di ebook da parte dei grandi progetti di digitalizzazione esistenti. E particolare l’avere preso in considerazione anche le modalità di ricerca offerte dalle piattaforme di distribuzione, che privilegiano le modalità tipiche del browsing rispetto a quelle del search, tema che possiamo ricollegare a quello del lavoro da fare da parte dei bibliotecari sul display dei contenuti e sui limiti dell’indicizzazione tradizionale.

Caldamente consigliata una visita a Trova il tuo ebook, risorsa messa a punto da Laura Testoni che oltre ad offrire una guida operativa alla ricerca di ebook su piattaforme commerciali e non, comprende le slide di questo intervento. Grazie Laura!

Infine, il diritto d’autore in un mondo in cui tutte le certezze delle pratiche tradizionali bibliotecarie vengono messe in discussione. Non sono un’esperta di questi temi e voglio quindi limitarmi ad un appunto sul senso generale di ciò che sta accadendo, appoggiandomi a quanto detto da Roberto Caso e Giorgio Spedicato.

Il senso generale è che la definizione delle norme sul copyright si sta spostando sempre più dall’ambito delle legislazioni nazionali ad un macro livello di decisione in mano ad organismi internazionali non del tutto controllabili (ma sicuramente influenzabili). E che, su questo sfondo, gli unici strumenti di cui si dispone per gestire il prestito di contenuti digitali diventano i contratti privati (con tutto il potere di contrattazione a favore dei detentori dei diritti) e le tecnologie (DRM, streaming, imposizione forzata dell’uso legittimo).

Resta non solo da fare lobby per affermare i diritti delle biblioteche nel loro complesso ma, come con piacere sento da Caso, anche da contrastare una certa narrazione limitante del diritto d’autore che lo circoscrive al modello norma/reato/punizione, senza alcuna considerazione delle implicazioni storiche e culturali della gestione della proprietà intellettuale. Un diritto d’autore narrato per quello che invece è, un modello di monopolio definito artificialmente, soggetto ad evoluzioni nel tempo e che deve essere contemperato da altri diritti (quello all’informazione, niente meno) è invece un compito che potrebbero assumersi anche i bibliotecari. A mio parere rientrerebbe a pieno titolo in quel compito di sostegno della cultura digitale che Fabrizio Venerandi definiva tra gli scopi principali delle biblioteche al pari della promozione della lettura.

4 thoughts on “57. congresso AIB a Roma. Parte seconda: servizi”

  1. Ciao e grazie per le cronaca, preziosa come sempre.
    Leggendola mi pare di trovare contrasto tra quanto afferma Blasi “Le biblioteche non sono in competizione [nel fare digital lending] col mercato retail come non lo sono nei confronti delle librerie tradizionali” e quanto invece dice Tombolini “E’ possibile infatti fare una previsione certa sul progressivo calo del costo degli ebook che renderà molto simile l’offerta da parte della biblioteca dell’ebook a costo zero rispetto allo zero virgola qualcosa dell’ebook acquistabile in libreria.” Sono io che capisco male?

    1. Ciao Franco, hai capito bene invece! In effetti anch’io avevo notato questa contraddizione e ci stavo rimuginando sopra incerta se chiedere che ne discutessero i diretti interessati o se scriverci un post io alla luce anche di altre cose sentite a Milano a Librinnovando, venerdì scorso. Credo che farò la seconda, con un po’ di tempo a disposizione.
      Mettiamo anche in conto che non si tratta testualmente di quello che hanno detto ma del mio modo di presentarlo.

      1. Potremo commissionarti un post a pagamento, così proviamo ad usare nuove forme di retribuzione degli autori…

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