Il bibliotecario e il community manager (2): una storia da Bologna

è il 2 agosto e io non ricordo da quanto tempo vado ogni anno alla commemorazione della strage della stazione di Bologna. Sicuramente da quando avevo trent’anni, ma forse anche da prima, insomma tanti anni ormai, e quasi mai mi è costato fatica nonostante il buon dio non manchi mai di mandarci la giornata più calda dell’anno proprio il due di questo mese, a tenere caldo l’asfalto del piazzale davanti all’entrata
il piazzale è sempre pieno, sempre
pieno significa che quando inizia la commemorazione non ci si muove più
non mi pare ci siano stati mutamenti in quanto fosse pieno e forse è questo è il motivo per cui continuo ad andare
con gli anni si accumulano piccoli rancori e astio verso la propria città, verso certe sue ipocrisie, verso certi ambienti politicamente corretti e sostanzialmente qualunquisti
ma il 2 agosto le persone vanno a ricordare la strage, e ci vanno in tante
ci vado per onorare le vittime
ci vado perché è terapeutico, perché mi dice che ipocrisie a parte questa città continua ad onorare le vittime
ci vado per guardare in faccia i tanti che poi mi ritroverò in biblioteca e ricordarmi che lavoro per loro
lavoro anche per quelli che in biblioteca non possono venire, che sarebbero forse venuti ma non ci sono più
ci vado per incontrare i miei amici
quest’anno, nell’ordine: il mio collega M., mia sorella, la coppia dei miei migliori amici, il loro bambino, R.
aspettiamo insieme che arrivi il corteo
alle 10.25 c’è il tradizionale minuto di silenzio, una cosa che andrebbe segnalata nelle guide turistiche perché non ci si immagina l’effetto di un minuto di silenzio in un piazzale normalmente pieno di traffico nel cuore della città
il minuto di silenzio è quello in cui io e la mia migliore amica evitiamo di guardarci negli occhi, per pudore e per evitare l’assalto dei neuroni specchio
ascoltiamo i discorsi ufficiali
R., 10 anni, è stato portato pochi giorni fa a vedere un documentario sulla strage e quindi, per la prima volta, ascolta e chiede. Commenta, come fanno i bolognesi a sottolineare lo sdegno quando si ricorda l’impunità di tanti
ascoltiamo il presidente dell’Associazione delle vittime della strage, che di anno in anno ricostruisce le storie degli impuniti e dei depistamenti, con la forza di un carro armato (sì)
ascoltiamo il sindaco, fare il sindaco in situazioni come questa è difficile, si è tenuti ad una retorica vera, il sindaco pare abbia bisogno di farsi un po’ di coraggio, nella sua retorica vera dice ad un certo punto qualcosa come “bisogna ricordare che siamo noi ad avere vinto”, per via della memoria, della civiltà, del fatto di aver tramandato una storia civile a differenza dei vigliacchi che sprofonderanno nell’oblio
R. spalanca gli occhi e dice “ma cosa dice? Non è vero”
la differenza fra simbolico e letterale spiegata ai bambini
abbiamo vinto perché siamo qui, però è vero, abbiamo perso

tornando a casa mi viene in mente all’improvviso che stamattina ho dimenticato di aggiornare lo status su Facebook della pagina della biblioteca
non è un optional in un giorno come questo, se rappresenti la biblioteca di Bologna
riesco a farlo poco dopo le 11, accettabilmente
oggi non si parlerà d’altro
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