Facebook: decalogo di stile (e di buon senso)

by Geek & Poke, some rights reserved

Negli ultimi mesi è davvero aumentata la presenza di pagine istituzionali di biblioteche italiane su Facebook. Quantitativamente, mi pare si possa dire che abbiamo attraversato la soglia che portava dalle prime, timide sperimentazioni ad una fase più ricca e stabile in cui le biblioteche popolano il network a pieno titolo.

Seguo tante pagine su Facebook (certo, non tutte!) e ho avuto modo di fare qualche osservazione che non riguarda aspetti tecnici (app, la timeline, eccetera) ma in particolare lo stile di queste pagine. Dato per scontato che, buoni manuali a parte, non esistono regole scritte sul quanto, sul come (e neppure sul perché) della comunicazione istituzionale su Facebook, vorrei comunque condividere le mie impressioni in un piccolo decalogo basato su quanto vedo fare e su quanto faccio assieme ad alcuni colleghi nella biblioteca in cui lavoro. Semplici consigli di buon senso che potremmo discutere, se volete.

Ecco le mie dieci parole intorno a cui riflettere.

Pertinenza
La comunicazione pubblica è pubblica, cioè di pubblico interesse. La pagina Facebook della vostra istituzione non è il luogo in cui postare frasi e immagini carine. Voi le trovate carine, ma perché il vostro pubblico dovrebbe interessarsi a ciò che è carino secondo voi? Il gattino che dorme su un libro, postato per decine di volte, potrebbe far sorgere il dubbio nei vostri utenti che non abbiate una mission precisa e, forse, che stiate perdendo il vostro tempo.

Misura
Essere silenti per giorni e riapparire all’improvviso con una decina di aggiornamenti di stato, postati uno dietro l’altro, fa pensare ad un attacco di Skynet più che al desiderio di comunicare. Datevi una regola su quanto postare e, se proprio avete tante cose da dire, distribuitele secondo un calendario programmato. E scrivete testi sintetici: per promuovere un libro non è necessario farne l’analisi critica in tre pagine. E’ il mondo dell’economia dell’attenzione, e nessuno sfugge alle sue regole.

Sobrietà
Dopo tanto dire che i social network sono il luogo dell’informalità, forse ci siamo fatti un po’ prendere la mano. E’ il luogo dell’informalità rispetto alla strutturazione precisa e determinata dei siti web, ma nessuno si aspetta da un’istituzione che ci faccia l’occhiolino pretendendo la nostra complicità. Sarebbe come andare a fare una visita dal dermatologo e trovare attaccato alla porta un cartello con scritto: vi siete lavati, vero? ;-)

Equilibrio fra informazione e intrattenimento
Anche il gattino va bene, ma non se parlate a nome di una biblioteca universitaria o di ricerca e non se lo postate per più di una volta all’anno. Lo stesso dicasi per notizie curiose, di costume, divertenti eccetera. Comunicare significa informare, ed è un po’ inquietante che questo aspetto sfugga proprio ad una biblioteca. Dovrebbe esistere un equilibrio, dunque, fra pura informazione e informazione di intrattenimento, non fra cose utili e cose sostanzialmente inutili. Save the time of the reader!

Equidistanza
Non è frequente ma capita di vedere biblioteche che rilanciano iniziative pubbliche o notizie dai media con una connotazione politica evidente o, se non direttamente politica, con una connotazione di ceto (insomma, il radical chic che tanto ama parlare di cultura). Ricordate che ogni destroide della terra è benvenuto in biblioteca quanto chiunque altro, e che non siete pagati per parteggiare, ma per includere.

Programmazione
Avere un piano editoriale definito è una delle raccomandazioni presenti anche nell’unico documento di fonte pubblica sul tema, il Vademecum Pubblica Amministrazione e social media di Formez PA. Sperimentare non significa improvvisare. Che cosa si scrive, chi compone la redazione e quali sono le vostre linee guida è qualcosa che andrebbe definito prima ancora di aver aperto la pagina. Una bella e sintetica lista di princìpi da seguire si trova nell’articolo di Robert A. Schrier, Digital Librarianship & Social Media: the Digital Library as Conversation Facilitator, in ‘D-Lib Magazine’, July/August 2011, Vol. 17, N. 7/8, ma se non avete tanto tempo a disposizione seguite almeno questa semplice regola: mai affidare un social istituzionale a chi non usa la piattaforma attivamente a titolo personale già da tempo. Ve ne pentireste, provare per credere.

Locale/globale
La pagina della vostra biblioteca è diretta ad una comunità specifica, quella dei vostri utenti, che quasi in ogni caso coincidono con i residenti in un’area geografica. Ciò nonostante, diversi motivi spingono persone lontane a seguirvi (controllate negli Insights di Facebook). Cercate di mescolare notizie relative alla vita e ai servizi della biblioteca con sollecitazioni più ampie che possano essere di interesse per tutti.

Costanza
Qualunque cosa vogliate dire, utilizzare uno stile uniforme aiuterà la vostra voce ad essere riconoscibile e, col tempo, autorevole. Stabilite convenzioni formali da utilizzare in modo costante (uso delle minuscole e delle maiuscole, segni grafici per introdurre temi ricorrenti, eccetera) e, se la vostra redazione è composta da più persone, lavorate insieme per mantenere stili non troppo disomogenei fra loro.

Variabilità
Stile costante, contenuti variabili, o almeno variabili quanto lo è il vostro pubblico. Se parlate ad una comunità di ricercatori dovreste già sapere in che direzione si rivolgono i loro interessi. Se parlate al pubblico dei cittadini della biblioteca pubblica, provate a tenere presente l’ampiezza della Dewey e le scoscese vallate in cui si articola. Non è facile, ma si dovrebbe tentare di parlare di tutto, prima o poi, e a tutti.

Multimedialità
Solo testo? Solo immagini? Solo video? Visto che il web è in grado di ospitare di tutto, non ponete limiti alla varietà dei mezzi di comunicazione. Ma siate sobri, un bel video non sempre ha bisogno di commento e una bella citazione non sempre ha bisogno di una bella immagine. E parlando di diritti, ricordate le condizioni di servizio della piattaforma: davvero volete cedere i diritti sulle vostre immagini a Marck Zuckerberg?

3 thoughts on “Facebook: decalogo di stile (e di buon senso)”

  1. Brava, chiaro e utile.
    A me pare però che la cessione dei diritti sui contenuti pubblicati non sia esclusiva, insomma loro possono *solo* usare gratis i tuoi contenuti fintanto che non cancelli l’account. Però una cessione c’è, quindi, sotto il profilo del diritto amministrativo, forse da questo consegue che dovrebbe essere un dirigente ad aprire l’account (e non a titolo personale), o sbaglio?

    1. Sì, la cessione è temporanea. Dal punto di vista del diritto amministrativo non ho proprio idea di come funzionino le cose ma spero che all’interno delle amministrazioni si possa trovare un accordo su queste cose.
      L’appunto sui diritti comunque è mosso dal desiderio di alzare almeno un po’ il livello di consapevolezza generale. Diciamo che leggersi almeno una volta le condizioni d’uso della piattaforma ed interrogarsi su soluzioni alternative (ad es. usare Flickr con licenze aperte per i materiali dell’amministrazione) sarebbero già ottimi risultati!

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...