Storia di formiche, di tunnel, di umani e di bot

C’era una volta Wikipedia, quell’entità che sostiene di essere un’enciclopedia ma è in realtà un formicaio. Trattandosi di un modello ecologico avanzato, il formicaio ospita umani e macchine senza che nessuno si offenda. Dentro il formicaio avvengono tantissime cose, non metterci dentro la testa neanche per un attimo sarebbe un peccato perché se esiste una prova del fatto che i mondi paralleli esistono davvero, la trovate là.
D’altra parte il formicaio è un’enciclopedia, e in quanto tale parla di tutto, persino di biblioteche. Ma andiamo con ordine e vediamo come si svolge questa storia.

Poniamo un umano wikipediano, lo chiameremo Max. L’umano Max, grazie alle sue frequentazioni nel mondo del fuori formicaio scopre un oggetto particolare, che chiameremo VIAF, Virtual International Authority File. Un authority file è una sorta di lunghissimo elenco di nomi controllati di autori, a cui è associato un codice. Perché controllare i nomi degli autori? Perché potrei sbagliarmi e scrivere Pierpaolo Pasolini, se non c’è qualcuno a ricordarmi che si chiama Pier (spazio) Paolo.

VIAF è un artefatto umano con l’ambizione di “abbassare il costo e aumentare l’utilità degli authority file delle biblioteche facendo corrispondere e linkando fra loro quelli più ampiamente usati e rendendo tali informazioni disponibili sul web”. Un authority file internazionale, insomma, gestito da OCLC e liberamente consultabile online. I suoi codici numerici individuano i nomi e riuniscono in un punto solo le varie forme ritrovate in diversi authority file nazionali. Ad esempio, questo è Pier Paolo Pasolini, VIAF ID: 54152375 (Personal).

Max è un tipo operoso e non può pertanto resistere alla tentazione di scrivere un bot per “incollare” nelle voci di autori della Wikipedia inglese i codici VIAF. Un bot è una macchina, un software che gira per la rete leggendo e linkando in modo intelligente, o quasi. Chiameremo questa macchina VIAFbot. Il risultato di tanto leggere e linkare si vede ad esempio qui, Authority control VIAF: 54152375 (fate finta di non vedere tutto il resto, sennò la storia si complica):w_pasolini
Ma a che cosa serve tutto ciò? Come utilizzerà questa informazione l’utente medio di Wikipedia? A questo punto della storia, a dire il vero, non si sa. Non si sa esattamente, ma non importa. Max fa correre VIAFbot perché è tecnicamente possibile farlo, e per onorare il principio del “linkare tutto”, in questo caso mettendo insieme il lavoro pregresso e normativamente controllato svolto da catalogatori di tutto il mondo con la realtà parallela in continuo sviluppo e auto-regolante del formicaio.

Passa un po’ di tempo e, con il brusio delle macchine sullo sfondo, fa la sua comparsa un secondo umano, che chiameremo invece John. John appartiene al mondo dei bibliotecari e dei loro artefatti normativi, ma ama Wikipedia (capita). Inoltre John è un animo sensibile, ed è preoccupato dal fatto che gli altri umani svolgano i loro percorsi di ricerca in rete ignorando bellamente le tante risorse utili che invece potrebbero trovare in biblioteca. Ma un giorno gli viene un’idea: che piova o splenda il sole, Wikipedia esce nella prima pagina di risultati di qualunque ricerca di Google. Tanto vale cercare un modo per far sì che gli utenti entrati nel formicaio ne escano atterrando in biblioteca. Bisogna costruire un tunnel!

Flannery-O'Connor 1947Il tunnel partirà da un box nella voce di Wikipedia, il Library resources, e condurrà a opac collettivi o ad altri discovery tool. L’idea è che al lettore potrebbe piacere così tanto la faccia di Flannery O’Connor che, dopo aver letto la sua voce su Wikipedia, vorrà assolutamente scoprire quali libri su di lei, o scritti da lei, si trovino in biblioteca. Con un semplice click, percorrerà il tunnel e atterrerà sul catalogo (nella forma più sviluppata, potrà scegliere un opac specifico, quello della sua biblioteca preferita).

Con questa idea in testa, John scrive dunque un template (un modello scritto nel linguaggio delle formiche) e ottiene una cosa di questo genere caricata sulla voce Wikipedia di Flannery:

w_flannery_libraryresourcesI curiosi non potranno non cliccare su Edit (da qui) per vedere com’è fatta questa cosa. Vedranno lo zampino di una macchina, cioè una riga di codice, questa:

{{Library resources box|by=yes|viaf=17227472}}

Il tunnel di John si chiama Forward to Libraries Service e si basa sui codici VIAF incollati da Max (anzi, da VIAFbot). Il codice VIAF identifica il nome dell’autore e serve a lanciare una ricerca precisa in opac, chiudendo il cerchio che porta l’ammiratore di Flannery in biblioteca (oppure che lo lascia soddisfattissimo sul suo divano, nel caso fortunato in cui il link lo portasse ad una biblioteca digitale).

La storia, per ora, termina qui.

Max Klein e John Mark Ockerbloom, naturalmente, esistono davvero, anche se si conoscono di persona meno di quanto le loro macchine si parlino fra loro. L’intero progetto è in fase sperimentale, ma neanche tanto, e lo si sta già testando su diverse versioni linguistiche di Wikipedia.

Ma la morale della storia non sta nello strumento in sé (che già da solo è comunque molto interessante), quanto nella risposta alla domanda: perché farlo? E’ stato John a rispondere a Max. Si fa perché si può, e perché con le macchine giuste i dati possono parlare fra di loro. E quando c’è uno strato di dati, qualcuno troverà il modo di utilizzarli, adattandoli al servizio che desidera, per scopi che ai singoli umani avrebbero potuto non venire neppure in mente. Il che mi sembra anche un’applicazione letterale della lista di cose che possiamo fare, in un mondo in cui la conoscenza ha preso la forma di una rete, suggerita da Weinberger: open up access, provide hooks for intelligence, link everything, leave no institutional knowledge behind, teach everyone.

Un avvertimento: quando scrivo di questi temi, non sono veramente l’autore di quello che scrivo. La formula di cortesia “gli errori sono miei, ma il merito va a tanti” in questo caso è da intendersi alla lettera. C’è chi scrive codice, chi pianifica i progetti, e chi traduce. L’ultima dell’elenco sono io.

10 thoughts on “Storia di formiche, di tunnel, di umani e di bot”

  1. Ottimo lavoro !! forse con un po’ di pazienza si potrebbe usare un po’ di strisce con licenza CC BY SA e con un po’ copia incolla mettergli la scritta giusta nel fumetto ;-)

  2. Si fa perché non c’è ragione per non farlo. E perché farlo dà una qual certa sensazione di aver aggiunto un pelino di ordine (se collegare due informazioni può essere considerato ordine) nel mare magnum della rete. E perché siamo tutti ossessivi compulsivi non ancora clinicamente accertati :-p

  3. oltre ad amare, follemente, i wikipediani apprezzo anche le sottili (mica tanto) implicazioni dei collegamenti-di-collegamenti-di-puntatori: libro=oggetto fisico (forse) –> descrizione del libro (= collegamenti “certificati” al libro) –> metadati –> metadati collegati tra loro (linked data) –> tutta la conoscenza umana collegata –> serendipity all’ennesima potenza (per il 10% privilegiato dell’umanità) –> l’alba del Nuovo Essere Umano Globale (NEUG, per gli amici neoG, altro che lo scimmione di 2001) –> Gaia –> Casaleggio –> aaarghh ! vi abbraccio. giorgio saracco

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