Toretto e la decrescita felice

Ieri mio nipote mi ha portato a vedere Fast and Furious 6. A me l’azione piace, ma di solito mi oriento di più verso la fantascienza e gli inseguimenti in macchina non sono proprio il mio forte, ma so che gli americani sono bravi a fare quel genere di film e perciò perché no?

Fast_6

Imparo che Toretto, il protaginista del film, ha alcuni inviolabili princìpi di vita: la canottiera bianca, la famiglia, gli amici, i soldi, le auto truccate, la vita avventurosa, il disprezzo dell’autorità e le belle donne. Mentre guardo il film osservo ancora una volta che le donne, nei film d’azione, da anni ormai ricoprono ruoli da protagoniste o, meglio, da altrettanto cattive: sparano, picchiano e si lanciano dai camion in corsa. Penso vagamente a quanto sarebbe interessante prendere dei ragazzini e analizzare con loro i ruoli di genere: ci sono tante donne toste, ma sono tutte bellissime, giovanissime e coi leggins molto attillati (neri, in tinta con le tenute militari dei loro uomini). Anche gli uomini sono bellissimi (o fisicamente estremi), ma a loro è concesso non essere giovanissimi. Insomma penso a un po’ di questi pensieri ma in realtà mi distraggo subito perché il film è davvero divertente: non solo gli effetti sono fantastici, ma essendo sempre sopra le righe è esplicitamente autoironico. Quando The Rock avanza con la sua andatura da bestione tutti ridono. L’unico a essere quasi eccessivamente serio è mio nipote che, con la volontà analitica di un undicenne che vuole sapere tutto del mondo prende nota di tutte le incongruenze che si presentano (non sono poche): che un carrarmato è troppo pesante per andare così veloce, che non ci hanno spiegato niente del chip per cui tante macchine vengono buttate giù dai ponti e così via. Ma il pubblico si diverte (e anche mio nipote per fortuna). La sala è strapiena, come accade sempre, a tutte le ore di tutti i giorni di programmazione per questo genere di film. Penso alla crisi del cinema. Di quale cinema si parla? Le multisale sono sempre frequentatissime, gli unici a non saperlo probabilmente sono i cinefili e i critici cinematografici. Penso ai valori che, ironia o meno, questo film comunica: famiglia, amici, soldi, divertimento e sesso. E’ un film divertente e volgare, certo, e non per le inquadrature di culi femminili distribuite qua e là, volgare nel senso che i valori di cui parla sono popolari, proletari: lealtà, ricchezza e sesso.

In biblioteca per questo tipo di film non esiste il concetto di numero di copie sufficiente. E’ insufficiente per definizione, come i manuali per i concorsi e le guide di Amsterdam in luglio. Quando qualcuno chiede Fast and Furious x, o Jackie Chan, o qualcosa di Van Damme, poi snocciola intere serie di titoli di genere, e di solito se ne va frustrato perché di tutto il suo elenco l’unico disponibile subito al prestito è quello che ha già visto. Ora, potremmo anche fare una piccola riflessione sul perché non abbiamo mai copie sufficienti di questi film. I motivi possono essere tanti ma a me viene in mente l’espressione “decrescita felice”, che non c’entra niente ma che mi pare rappresenti bene l’assoluta distanza di una classe intellettuale che può permettersi di fare della povertà un valore. Va da sé che si può decrescere solo dopo che si è cresciuti, e va da sé che non siamo tutti cresciuti allo stesso modo. Penso a come viene descritto il teatro di una volta, col pubblico ubriaco in platea a guardare giocolieri e cantanti poco vestite. La nostra simpatia retrospettiva va a loro ma, nel presente, a vedere Fast and Furious non ci andiamo perché è un fim volgare. Ma se ci sono così tante persone per le quali solo crescere sarebbe un’opzione di felicità, mi chiedo: per chi stiamo lavorando veramente?

[Su questa immagine, leggi qui].

7 thoughts on “Toretto e la decrescita felice”

  1. Ma è molto semplice, e non c’entra lo snobismo. È che le biblioteche non hanno MAI saputo fare una gestione delle collezioni sensata per quanto riguardasse i non-libri. In tutte le biblioteche che ho frequentato, non solo in Italia, la sezione dischi e la sezione video erano sempre due scaffaletti del cazzo con su roba messa senza alcun criterio. Come per dire “tè, hai visto che teniamo anche dei film?” Le biblioteche hanno raccolto migliaia di volumi (e hanno fatto bene), ma quando hanno deciso di offrire anche altri media non hanno mai avviato una selezione sensata. Un esempio dalla biblioteca del college di Oslo. È bello trovare il black metal vicino a Grieg, ma perché i Dimmu Borgir e non gli Emperor? E perché di Burzum solo quel disco, e non altri? Le biblioteche (quelle che ho conosciuto) non hanno mai saputo essere veramente ibride, e nonostante ospitassero dischi e video non hanno mai saputo essere videoteche, o discoteche. (Parentesi: e l’applicazione di certe regole di catalogazione ha peggiorato le cose).

    1. Sì, e anche molte altre cose. Che anche le biblioteche che investono parecchio in film, non avranno mai una collezione decente perché gestire film su dvd significa essere costretti a una selezione durissima (i dvd sono sempre rotti, si perdono, implicano un gran lavoro materiale). Che la collezione di supporti tradizionali è pensata per un mondo scarso: trova qualcosa che ti piace, mica davvero quello che stavi cercando. Che dopotutto i film di genere si comprano sperando che lo straccione di turno si risolva a portarsi a casa Godard. Che poi è la cosa che penso anch’io quando le signore si portano a casa della narrativa orrenda, spero che prima poi prendano un libro con un senso qualsiasi, non accade mai ma questa se vogliamo è una forma di snobismo da parte mia. Che insomma le biblioteche nascondono anche una visione classista, peraltro male interpretata da impiegati che la cultura alta la padroneggiano poco. Che dovremmo andare a lavorare in canottierone bianco.

  2. Lavorando in biblioteca ci rendiamo conto che, a volte involontariamente, condiamo i nostri consigli con snobismo, riproponendo lo stesso schema al momento dell’acquisto.
    La biblioteca tuttavia non deve guardare solo il dovere di documentazione, specialmente una biblioteca che si dice “di pubblica lettura” (che poi ora è di pubblica fruizione, più semplicemente). Per cui è innegabile che va tenuto un occhio alla qualità (non scegliamo i film in base agli MTV Awards ma magari con Rotten Tomatoes) ma se vogliamo che si moltiplichino i frequentatori di questi luoghi occorre che l’offerta attragga, a prescindere: non compro due cd di Grieg ma uno di Grieg e uno di Fedez, e forse ancora sbaglio, ne dovrei comprare due di Fedez!
    Per il resto, la fruizione su supporti “delicati” come DVD, CD e Bluray ci esporrà sempre ad un certo affanno, vorrà dire che la sfida sarà intercettare meglio e più prontamente i gusti che cambiano.

  3. “Penso alla crisi del cinema. Di quale cinema si parla? Le multisale sono sempre frequentatissime, gli unici a non saperlo probabilmente sono i cinefili e i critici cinematografici […] E’ un film divertente e volgare, certo, e non per le inquadrature di culi femminili distribuite qua e là, volgare nel senso che i valori di cui parla sono popolari, proletari: lealtà, ricchezza e sesso.”
    Pura e miserrima, populistica retorica dell’antiretorica, sui cui effetti cancerogeni Sciascia scrisse meravigliose pagine. Se questo è ciò che ci toccherà in futuro, allora sono ben fiero d’autodefinirmi ultrasnob

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