Aaron

Esattamente un anno fa è morto Aaron Swartz. Nel corso di poche ore, quel giorno, la rete si è riempita di segnalazioni del suicidio di questo sconosciuto ragazzo (per me, era tale). Ma devo essermi resa conto che non si trattava di una semplice tragedia personale quando attraverso la newsletter di Creative Commons ne ha dato l’annuncio Lawrence Lessig.

Penso da settimane a che cosa avrei scritto oggi per ricordarlo, incerta fra l’idea di raccontarne la storia (che però è nota, anche se forse non ancora  abbastanza) o l’effetto che quell’avvenimento ha avuto su di me. Persino la percezione della mia attività professionale ne è uscita mutata. La sua storia (l’intera storia, non solo la sua morte) mi ha aiutato a mettere le cose in una prospettiva diversa e più ampia: esiste l’accesso alla conoscenza e – nel contesto di questo grande tema – esistono le biblioteche. E non viceversa.

Si è trattato però anche di un effetto molto più profondo e personale, che attraverso strane vie ha fatto sì che io non abbia praticamente passato un solo giorno di questo ultimo anno senza pensare in qualche modo a lui. C’era però una cosa, importante, a frenarmi: il timore di fare un uso personale della tragedia altrui, di pretendere di farla mia pur essendo io una perfetta estranea rispetto ad Aaron. Non potendo sapere (né ora né mai) se il suo suicidio abbia voluto essere un rendere di dominio pubblico – di tutti – la sua storia o, viceversa, uno sparire dal mondo, avevo deciso per un post più che minimale, che avrebbe contenuto solo le date di nascita e morte e il link alla sua voce su Wikipedia.

tumblr_inline_mz7yid9hxp1qzxdh6Nel frattempo, però, sono uscite in rete molte cose che sarebbe stato un peccato non segnalare. Lawrence Lessig ha avviato una campagna contro la corruzione nel sistema politico degli Stati Uniti, il tema a cui Aaron stava lavorando quando si è ucciso. Brian Knappenberger sta girando un documentario intitolato The Internet’s Own Boy: The Story of Aaron Swartz, finanziato via Kickstarter e che sarà in competizione al prossimo Sundance Film Festival. Sul Boston Magazine è uscita una lunga intervista, con una dettagliata ricostruzione degli eventi e in particolare del ruolo del MIT nella vicenda, a Bob Swartz, il padre di Aaron. Infine, stanotte ho ricevuto una mail che mi avvisava del fatto che è pronto – in una prima versione in PDF e cui ne seguirà una in ePub – l’ebook con le traduzioni in italiano di molti degli scritti di Aaron, a cura di Bernardo Parrella e Andrea Zanni: Aaron Swartz: una vita per la cultura libera e la giustizia sociale.

Stamattina mi sono trovata a pensare che la vita – e la morte – di Aaron sono un fatto pubblico qualunque siano le nostre remore e i nostri timori. Ho aggiunto queste righe.

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