Il mobile, i lustrini e le cose importanti della vita

Se potesse mai leggerlo, dedicherei questo post alla signora dagli occhi turchesi che ho tentato di aiutare a banco – senza riuscirci – martedì pomeriggio. Quella che alla fine è entrata nella caffetteria della biblioteca ed è uscita con una tazzina di caffé per me (non senza avermi chiesto prima se c’erano delle telecamere e se mi avrebbe messo in difficoltà offrendomela). Io glielo dedico, ma lei non lo leggerà perché so che da oggi avrebbe cominciato a lavorare a tempo pieno come badante, e so che non possiede un accesso a internet di alcun tipo. Ha un cellulare, col quale potrebbe collegarsi se non si fosse chiusa fuori da una serie concentrica di account in una escalation di inconsapevolezza su che cosa sia uno username, che cosa una password, e che differenza passi fra un fornitore di servizi di telefonia mobile, Facebook e la posta elettronica.

Con la borsa piena di password appuntate su foglietti appallottolati, scritti di fretta in caratteri che non sono i suoi, la signora mi ha chiesto se potevo aiutarla a entrare nel suo profilo Facebook di cui aveva dimenticato la password, e che aveva sempre e solo usato dal suo cellulare perché non ha un computer, e comunque non è capace di usarlo, e forse è anche (come mi dice candidamente) “una cretina” (non lo è, tutt’altro, e non posso che ripeterglielo diverse volte).

Quello che io capisco alla fine è che forse, tentando di recuperare la password di Facebook, ha fornito un indirizzo email simile al suo, ma non il suo, di cui ad ogni modo non sa la password perché la confonde con qualunque altro codice abbia scritto. Alla fine io mi arrendo dicendole che dovrebbe mettersi davanti a un computer con calma, con qualcuno che la può aiutare, e ricominciare tutto da capo facendosi spiegare bene le cose. C’è un servizio della biblioteca che potrebbe aiutarla in questo, potrebbe prenotare e usufruirne, ma invece non può, perché fa la badante, e quindi mi offre il caffé e se ne va e io spero che prima o poi quel tempo e quel computer davanti a cui sedersi lo trovi.

mantellini2Mantellini è Mantellini ed è inutile che sia io a dire che è uno bravo. Ho letto il suo ultimo, piccolo libro, La vista da qui: appunti per un’internet italiana (Minimum Fax, 2014) e ci ho trovato un capitolo dal titolo La mobilità è il diavolo.
Perché mai la mobilità dovrebbe essere il diavolo?
Mantellini lo dice meglio di come potrei mai fare io, anche senza aver lottato con le password appallottolate sui foglietti del martedì pomeriggio, e perciò lo lascio dire a lui:

L’elettrodomestico computer è complicato per molte ragioni, ma ce n’è una più decisiva delle altre. Perché essendo un oggetto dalle vaste opportunità non è mai stato in grado, fin dall’inizio, di rendere comprensibile la propria complessità di utilizzo, nascondendola dietro un’interfaccia capace di oscurarne il meccanismo. Le interfacce grafiche, da un certo momento in avanti, hanno nascosto il codice dalla visione dei più e – per fortuna – ci hanno regalato l’illusione che i computer fossero diventati «per tutti». Ma questo voleva dire al contempo che lo sviluppo dei sistemi operativi e delle applicazioni sceglieva il percorso dell’esoterismo tecnologico, nella creazione vorticosa di luoghi di conoscenza che diventavano in questa maniera irraggiungibili alla maggior parte di noi.

Per un certo periodo l’Italia è stata, insieme alla Finlandia e a qualche altro paese nordico, la nazione al mondo col maggior numero di telefoni cellulari. Spesso questo argomento è servito a sostenere che gli italiani non erano allergici alla tecnologia. In realtà i telefoni mobili sono stati per noi, per molti anni, anche una protesi estetica personale. Questo ne ha spiegato parte del successo e ha giocato un ruolo consolatorio, senza giovare troppo alla nostra maturazione di paese pronto ad adottare le nuove tecnologie.
Il trionfo estetico della telefonia mobile in Italia ha coinciso, da un certo punto in avanti, con il momento in cui in molti paesi occidentali iniziava a diffondersi internet. Mentre il terziario disagiato e gli ultimi resti della classe operaia italiana chiedevano un fido in banca per acquistare l’ultimo modello di cellulare da mostrare agli amici, negli Stati Uniti e in Gran Bretagna, nei paesi scandinavi e in Asia, le famiglie che si erano dotate di personal computer (nonostante i problemi di complessità e manutenzione e il precoce invecchiamento del software) iniziavano a collegarli in rete.

La mobilità è il diavolo perché nella prima fase dello sviluppo di internet in Italia ha avuto un ruolo distrattivo (o così a me piace pensare) nei confronti della crescita della rete nelle nostre case e poi perché, da un certo momento in avanti, invece di proporsi come servizio ancillare di accesso ci è stata venduta come alternativa possibile alle linee a larga banda residenziali. Per questo, e non solo per colpa di quelli che rumorosamente li usano in treno disturbando i miei viaggi, confesso di aver sempre detestato, in maniera prevenuta, stupida e illogica, i cellulari: perché in questi anni – come direbbe Sigmund Freud – hanno deviato il nostro oggetto d’amore, si sono frapposti con i loro lazzi e i loro lustrini alle cose importanti delle nostre vite.

Per come la vedo io, le cose importanti che si possono fare in rete necessitano (fino a oggi, anzi fino a ieri perché i tablet hanno un po’ mescolato le carte) di un computer, di un monitor di dimensioni decenti, di un impianto audio, di una postazione comoda con una tazza di qualcosa accanto (la variante di mia figlia è leggermente diversa: computer, monitor, audio e pacchetto di Big Babol).

Ce ne sono tanti, di esempi di “terziario disagiato” o di proletariato vecchio e nuovo imprigionato nel sogno dei device mobili: gli anziani che usano i tablet come televisioni, i nativi digitali che non sono affatto digitali (nel libro di Mantellini si parla anche di questo), i poveri che non possono permettersi altro che un piccolo cellulare che si connette faticosamente alla rete mentre il mercato sviluppa app solo per una fascia di mercato più alta, i volonterosi che si presentano a un corso su Wikipedia col tablet e naufragano nella difficoltà di aprire più finestre in contemporanea.
È davvero possibile saltare la fase dell’alfabetizzazione informatica di base e sostituirla coi pulsanti colorati delle app? Dovremmo avere opac che simulino quel tipo di interfacce? Che cosa dovremmo fare coi Windows 8 che ci vengono rifilati per forza e che sembrano progettati per essere usati via touch da uno scimmione? Può trasformarsi in qualcosa di meglio di quanto conosciamo oggi la potenza liberatrice dell’accesso in mobilità?

3 thoughts on “Il mobile, i lustrini e le cose importanti della vita”

  1. Quello che racconti della signora somiglia in modo impressionante a una situazione che mi è capitata un mese fa, con una signora ucraina che faceva anche lei la badante. Anche lei bigliettini, codici e password che qualcun altro le aveva scritto, senza la minima idea di come e dove utilizzarli. Anche nel mio caso non c’è stato nulla da fare.
    Penso anche al senso di frustrazione di chi pensa di non riuscire a fare le cose che sembrano facilissime e che tutti sanno fare.

    1. Sì, non sono storie così rare in effetti. Ogni tanto davanti a queste donne mi immagino quello che sarebbe accaduto se l’Italia dopo la guerra si fosse trovata nel blocco est dell’Europa (era così vicino dopotutto). Probabilmente ora, invece di fare le bibliotecarie e tenere blog, avremmo lasciato amici e famiglie e faremmo le badanti per gli anziani di qualcuno più ricco di noi.
      La frustrazione, sì, e pensare “sono una cretina”.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...