Uno può anche non leggere

È il titolo che Claudio Giunta dedica a un post sull’iniziativa dell’AIE #ioleggoperché. Lo trovate qui.

Non c’è molto da aggiungere. Io lavoro in una biblioteca pubblica e per di più seguo anche la comunicazione sui social media di quella biblioteca. Come biblioteca, seguo su Twitter in particolare gli account di decine e decine di editori. Mi trovo continuamente esposta a campagne più o meno strutturate di promozione della lettura a suon di promozione dei titoli del proprio catalogo. Vendere è bello, guadagnare è bello e io auguro a quelle iniziative ogni bene. Ma che siano in grado di conquistare un solo lettore, cioè una persona che non leggeva e che ha cominciato a farlo perché ha letto una variante qualsiasi del #libridavacanza, #chileggeama, #libroèbelloquindifìdati, è una cosa che prima o poi andrebbe provata. Potremmo tutti, noi bibliotecari, noi editori, noi librai, noi operatori della comunicazione, fare un passo indietro e tentare di guardarci da fuori. Forse da tutto quel twittare emergerebbe il ronzio di una massa di insopportabili secchioni (e speriamo dunque che continuino a non invitarci alle feste).

Si può anche non leggere. Alla signora che arriva a banco e srotola fuori dalla borsa ritagli di settimanali con la pubblicità dell’ennesimo ultimo libro che tutte le signore vogliono leggere contemporaneamente, io vorrei che si potesse anche dire: signora, arriva la primavera, faccia una passeggiata. Guardi le vetrine. Guardi un bel film in tv. Si senta libera di fare quello che le piace. Non glielo dico mai, perché so che forse quella signora ha bisogno di passare del tempo fuori dal mondo, di nascondersi là, dentro il suo libro pessimo, e il suo nascondiglio dal mondo non glielo voglio negare io. Però voglio sperare che verrà un giorno in cui l’espressione “promozione della lettura” verrà abbandonata (se accadrà quando sarò vecchissima venite ad avvisarmi all’ospizio, per cortesia). Leggere non è bello, può esserlo. E non leggerò perché qualcuno mi dice di farlo, ma se sono messo in grado di capire che ne ho bisogno.

Un unico appunto al post di Giunta: conosco medici ingegneri economisti e avvocati che, di “libri veri”, nella vita, ne hanno letti molti più di me che sono bibliotecaria e promuovo la cultura ecc. ecc. Non sosterrei questo tipo di generalizzazioni.

 

2 thoughts on “Uno può anche non leggere”

  1. Non solo. Direi che non esiste la lettura. Esistono LE letture. Tra i libri della campagna non c’è un solo saggio. Si continua a considerare la lettura come evasione. Non mi capacito del fatto che l’ISTAT non consideri lettori coloro che si avvicinano la libro per interesse scolastico o professionale. Forse che leggere per esigenze professionali è meno gratificante che farlo per passare il tempo sotto l’ombrellone o “entrare in nuovi mondi”? Ci sarebbe molto da dire…

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