Biblioteche e open data

Lunedì scorso sono stata al seminario che si è tenuto presso la Biblioteca Sormani di Milano Open Data, Machine Learning e Biblioteche. Ora sono stati pubblicati i video integrali degli interventi, compresa la tavola rotonda del pomeriggio. Questo era il programma della giornata.

Si è trattato di un seminario anche più interessante di quanto già non mi aspettassi. Fra tutte le cose che ho sentito – o meglio fra quelle che ho capito ma, come cercherò di spiegare, non è molto importante che alcune non si capissero – ce n’è stata una sola con cui non sono d’accordo: che gli open data delle biblioteche, e quanto ci si può costruire, siano un oggetto di interesse di nicchia.

Perché no? Perché, quando di certo non si sta parlando di sostenibilità economica dei servizi, di promozione della lettura, di open access o di qualunque altro modo in cui si voglia immaginare un tema che interessi trasversalmente grandi numeri di bibliotecari?

Perché questo è un tema di nicchia solo nel senso che manca la consapevolezza di quanto sia importante, anzi, fondante.

Di che dati parliamo? Le biblioteche raccolgono stati statistici da sempre e, in genere, li rendono anche pubblici (agli addetti ai lavori se non al pubblico dei cittadini): quanti iscritti, quanti prestiti, quali tipologie di documenti. A questo però si possono aggiungere molte altre cose (invento a caso facendo degli esempi): quali caratteristiche anagrafiche degli utenti rispetto a quali tipologie di documenti (chi legge i classici?); quali documenti rispetto ad altri documenti (ci sono nessi fra libri non visibili a occhio nudo?); quali contenuti rispetto a quale indicizzazione (posso chiedere a una macchina di leggere la scansione di un indice e farle restituire un soggetto?); quali chiavi di ricerca che gli utenti usano sugli opac rispetto a quali risultati (se manca una funzione di auto-completamento come in Google l’utente procede o si blocca?); quali tipologie di utenti rispetto a quali tipologie di opac; che cosa mi dicono tutte le ricerche andate a vuoto degli utenti rispetto alla composizione della collezione… Tutte domande a cui si potrebbe tentare di dare una risposta attraverso la combinazione dei dati relativi alle anagrafiche (anonimizzate) degli utenti, le transazioni di prestito e quelle di ricerca. Tutti dati che le biblioteche possiedono ma che tengono chiuse in una cassaforte di cui spesso non hanno neppure focalizzato l’esistenza, e che non sanno di avere il diritto (e il dovere) di usare.

Non usare questi dati significa procedere con una benda sugli occhi: difficile poi immaginare di fornire servizi che realmente incontrino le necessità del proprio pubblico – o di una strategia culturale qualunque – e che siano difendibili di fronte alla spesa che comportano.

Non pubblicare questi dati in formato aperto sarebbe un ulteriore errore: dati di questo genere nascono pubblici, lo sono per natura. Chiunque (i sistemi bibliotecari stessi, i fornitori di servizi, gli editori – anche a scopo di lucro) deve poterci costruire un’offerta di significato e di servizio.

Perciò, pazienza se gli aspetti tecnici del seminario non erano comprensibili per tutti. Sono le macchine che poi fanno i conti, a noi spetta solo – in questo momento – il compito di liberare un potenziale.

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Una collaborazione tra Fondazione BEIC e Wikimedia Italia

Le biblioteche sono naturali alleati di Wikipedia e dei suoi progetti fratelli. Esse, insieme alle gallerie, archivi e musei (i cosiddetti GLAM) sono infatti le principali organizzazioni per la promozione della conoscenza libera. Questi istituti contribuiscono alla diffusione del sapere scientifico e umanistico, allo sviluppo delle competenze informative e incoraggiano il riuso dei materiali. Eppure sono ancora troppo pochi i bibliotecari che si cimentano in quest’avventura di condivisione pubblica della conoscenza.

Ariosto - Orlando Furioso, 1551 - 5918999 FERE001606 00005È uscito sul numero di marzo di Biblioteche Oggi un articolo firmato congiuntamente da Chiara Consonni, responsabile dei servizi e sistemi informativi della Fondazione BEIC e da Federico Leva, dell’associazione Wikimedia Italia, dedicato al Progetto GLAM/BEIC.

L’articolo illustra il senso, le procedure e i risultati finora ottenuti (il progetto è infatti ancora in corso) di uno dei primi casi in Italia in cui un “wikipediano in residenza” collabora in modo ufficiale con una grande istituzione culturale.

Potete leggere qui che cosa sia un “wikipediano in residenza” (di certo qualcuno non meno creativo di un Artist in Residence!).

Potete invece leggere del progetto nella sua interezza, con tutte le sue fasi di lavoro, sulla pagina dedicata di Wikipedia. Sono inoltre disponibili i resoconti periodici delle attività intraprese dai bibliotecari BEIC assieme a Federico Leva.

E se, dopo aver letto l’articolo di Biblioteche Oggi, la biblioteca, il museo, l’archivio in cui lavorate fosse interessato a ragionare su come collaborare coi progetti wiki, che non sono solo Wikipedia, ma un sistema informativo integrato composto da un’enciclopedia multilingue, una biblioteca digitale, un repository internazionale di immagini riutilizzabili e un database di dati strutturati che sta velocemente raggiungendo un ruolo centrale nel grande oceano del web semantico (e anche altro), trovate qui i contatti di Wikimedia Italia.

Oppure, più semplicemente, mandate una mail a virginia.gentilini(at)wikimedia.it  :-)

Gli articoli da leggere in agosto

Come ogni estate, cala l’attenzione e anche la voglia di leggere cose professionali. Io passo dalla divulgazione tecnico-scientifica alle biografie (è il massimo che possa concedere alla narrativa!) e immagino che molti abbiano strategie “di alleggerimento” simili basate sui loro gusti personali.

Sarebbe però un peccato che non venissero notati due articoli usciti alla fine di luglio. Sono entrambi in open access (altrimenti non ve li segnalerei neppure, probabilmente) e sono entrambi da leggere, nonostante il caldo e la leggerezza che tutti noi desideriamo.

Il primo è Rilanciare SBN: opinioni a confronto. Da un incontro a Roma approfondimenti e nuove proposte, di Pierfranco Minsenti, apparso su Biblioteche oggi, n. 6 (2013). Si tratta di un ampio e dettagliato resoconto, con l’aggiunta di alcune note personali nate anche da riflessioni collettive, sull’incontro che si è tenuto a Roma il 20 giugno Rilanciare il Servizio Bibliotecario Nazionale (SBN). Lungi dall’essere questione tecnica che riguardi solo i catalogatori o le grandi biblioteche statali, si tratta di un tema ad ampio raggio che potrebbe avere effetti sull’intero sistema delle biblioteche italiane, di qualunque natura e appartenenza istituzionale esse siano. Quindi da leggere.

Il secondo è Sogno o incubo? Una nota a proposito di OPAC, #nuovosbn, digital lending, API, dati aperti e antitrust. E disruption, di Giulio Blasi, apparso su Bibliotime, n. 2 (2013). In questo caso si parla di biblioteche digitali e apertura dei dati, coinvolgendo anche il tema del nuovo SBN e si tratta quindi di un articolo che può anche essere letto come complementare al primo. Chi lavora nelle biblioteche pubbliche (ma non solo) ci troverà elementi di riflessione importanti, che vanno a toccare la quotidianità del nostro lavoro. Quindi da leggere.