Parlare di soldi: lavoro retribuito, lavoro collaborativo

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Ho iniziato a fare la bibliotecaria nel 1996. Nel 1997 ho avuto il mio primo incarico a tempo indeterminato. Ricordate com’erano allora la formazione professionale e i convegni a cui i bibliotecari dipendenti da amministrazioni ricche avevano l’opportunità di andare? Erano eventi che rispettavano delle tradizioni: argomenti e aree di interesse ben definite, docenti e relatori nella quasi totalità di provenienza dalle file dei direttori di biblioteca, dei funzionari di alto livello, e dei docenti universitari.

Sono passati 15 anni ed è cambiato un numero di cose più alto di quanto l’inerzia professionale ci consenta di vedere con chiarezza. Diciamo pure che è cambiato tutto e, dove non lo è, la nostra professione ha un problema.

Ma restiamo ai corsi e ai convegni. Mi capita di trovarmi oggi dall’altra parte della barricata. Non sono più parte del pubblico che prende appunti. Tengo corsi e, qualche volta, mi chiamano a fare interventi a convegni. Argomenti e aree di interesse sono letteralmente esplosi, solo per intenderci pensate a che cosa significasse reference 15 anni fa (un’attività ben precisa, con le sue tecniche e i suoi manuali di riferimento) e che cosa può significare oggi (in un arco che va dall’aiutare i quasi analfabeti che entrano in biblioteca al cercare di capire se la biblioteca non sia stata totalmente esautorata di questa funzione). Docenti e relatori non sono più scelti solo dalla categorie tradizionali dei livelli alti, ma (per fortuna) si cercano lì dove sono, a prescindere da definizioni formali troppo strette. Anche perché, impedita a monte la possibilità di scalare i se pur piccoli gradini delle carriere pubbliche, tutti adesso sono dipendenti di basso livello.

E veniamo ai soldi. Ho sempre apprezzato il modo in cui gli americani parlano esplicitamente di denaro, di quello che guadagnano, di quello che spendono, di quello che investono per iniziative pubbliche. Da noi non si fa. Non sta bene, immagino per qualche cattolica derivazione culturale. Omertà.

Invece di soldi bisogna parlare, specie quando le cose cambiano. E dunque, per chi non fosse coinvolto nel minuscolo mercato delle prestazioni professionali per le biblioteche, questi sono i dati: l’Associazione Italiana Biblioteche paga i docenti, come compenso lordo orario per i suoi corsi, 80 euro. Dal lordo va tolto circa un terzo del valore, che se ne va in tasse. 80 euro all’ora era esattamente quanto si veniva pagati nel 2005, quando io ho cominciato a tenere corsi. Chi è capace faccia i conti di quanto possano essersi svalutati, da allora, questi 80 euro. Si tratta però di uno standard definito in modo chiaro e trasparente, che si può trovare accettabile in un’ottica di collaborazione con l’associazione. Sono iscritta all’AIB, credo nel suo potenziale, quindi mi va bene lavorare per questo compenso.

Le amministrazioni pubbliche tendono a pagare in modo simile. Si può oscillare da casi di maggiore ricchezza (rari) a casi in cui, a calcoli fatti, gli 80 euro li si è sforati verso il basso. Questo, invece, non è accettabile. Se le amministrazioni credono al valore della formazione, che lo dimostrino. Se i loro budget sono bassi, che si organizzino di conseguenza.

Quanti ai convegni, si viene abitualmente invitati dietro rimborso spese, senza alcun genere di remunerazione. Al primo a cui partecipai non ebbi neanche quello, ma andai lo stesso, cosa che ora non farei più. Immagino che la ragione di ciò stia nel fatto che – in un passato non lontano – ai convegni parlavano solo i docenti universitari, che per mestiere fanno anche questo. Essere invitati a parlare ad un convegno è un onore. Lo è, ma è anche un lavoro, se il tuo mestiere quotidiano non è quello del ricercatore.

Ma c’è un altro punto da tenere in considerazione. Direttori di biblioteca, funzionari e docenti disponevano e dispongono, oltre che di un salario più alto di chi è un semplice dipendente, della libertà di organizzare come vogliono il proprio tempo. Il denaro non è un valore assoluto. 80 euro sono pochi o molti anche a seconda del fatto che io li debba guadagnare lavorando la domenica a casa per preparare un corso, che lo debba tenere durante le ferie, partendo il pomeriggio precedente per raggiungere ogni località possibile nell’intricata geografia dei treni italiani, incastrandolo fra un impegno in biblioteca e un altro e aggiornando i suoi contenuti ogni volta, visto che niente resta più simile a se stesso per più di tre mesi.

Se un impegno di questo genere diventa una corsa ad ostacoli pagata in modo simbolico, allora qualcosa decisamente non torna.

Ho detto che il denaro non è un valore assoluto. Aggiungo che può anche non essere affatto un valore determinante. Dipende dalle condizioni.

Questo blog vive dal 2007. Essendo un blog piccolo e iper-specialistico, sono la prima a pensare che abbia un pubblico ristretto ed una utilità diciamo puramente contestuale. Ma ecco che cosa dicono le statistiche di accesso, stando ai soli post recenti:

E-BOOK*. Teoria e pratica: esperienze di biblioteche a confronto, visto 1063 volte ad oggi
Quanto vale il lavoro? Una riflessione sul digital lending, visto 1013 volte
Il futuro delle biblioteche, secondo Seth Godin, 938
57. congresso AIB a Roma. Parte prima: osmosi, 707
Facebook: timeline, pagine e applicazioni, 622
Da FBML ad iframe: applicazioni Facebook per le biblioteche, 611
If Book Then 2012, 590
“Librarianship is a radical profession, and literacy is a radical topic”, 435
57. congresso AIB a Roma. Parte terza: politica, 419
57. congresso AIB a Roma. Parte seconda: servizi, 412

Le statistiche web sono difficile da interpretare. Facciamo allora l’ipotesi – muovendoci con abbondante prudenza – che la metà di questi accessi siano stati errori, che il navigatore non abbia in realtà letto il post eccetera. Resta che il resoconto di un seminario AIB è stato letto utilmente circa 500 volte. Ammettiamo – ancora forzatamente – che queste “viste” corrispondano a persone singole e mettiamole a confronto col numero medio dei partecipanti ad un corso di formazione, 40 persone. Ne esce che un post di successo riesce a raggiungere il numero di persone che sarebbero interessate da 12 corsi  in presenza. Inoltre, dando un’occhiata a quali siano i post più visti e quali i commenti, ne esce che un blog piccolo e iper-specialistico come questo ha in realtà un pubblico di lettori molto più vasto di quanto io stessa immaginassi. Nella buona tradizione della rete, risulta molto utile ogni genere di tutorial tecnico, da che cosa sia un QR code a come gestire un’applicazione su una pagina Facebook, a prescindere dal fatto che si parli di biblioteche o meno.

Nel 2010, avendo cominciato a rendermi conto del potenziale di utilità di uno strumento come questo, e della quantità incalcolabile (in senso letterale, non nel senso di “infinito”) di ore che occorre dedicargli, ho attivato la possibilità di fare donazioni volontarie sul mio conto PayPal. I risultati sono stati scarsissimi, credo per semplice mancanza di consapevolezza delle regole del lavoro collaborativo in rete. Non importa, la consapevolezza crescerà e mi fa piacere poter contribuire anche a questa crescita. Importa invece il fatto che si sia disposti a lavorare gratis, o per un compenso molto basso, solo a condizione che le modalità di lavoro siano efficaci e che la collaborazione sia reciproca (Wikipedia docet).

Ha senso prevedere un giorno in cui la formazione sarà sganciata dalla tradizione dei corsi in presenza e dei convegni per spostarsi su un ecosistema di scambio in rete anche per la nostra professione? Io spero di sì, e per certo quel giorno lavorerò volentieri anche per meno di 80 euro all’ora ;-) Ma fino ad allora, vorrei essere pagata in modo corretto senza che questo risulti – per qualche cattolica derivazione culturale – una richiesta pretenziosa.

Social libraries: il corso!

Domani riattraverso la pianura padana per tutta la sua lunghezza fino a Torino, città che mi piace sempre e in cui lunedì terrò il corso Social libraries: gli strumenti del web sociale per le biblioteche (qui il programma, curato per l’Associazione Italiana Biblioteche).

Per quanto posso, cerco di dare ai miei corsi un taglio pratico. Non si tratterà dunque di una rassegna su come si muovono le altre biblioteche in rete: di casi a cui ispirarci ne possiamo facilmente trovare tutti, e ogni bibliotecario dovrebbe trovare il suo modo personale per parlare col proprio pubblico. Né sarà un corso basato su un’esaustiva rassegna della bibliografia sul tema. La bibliografia citata si limita ai testi effettivamente utilizzati da me per la preparazione del corso e che ritengo possano costituire un aiuto o un approfondimento anche per altri.

Quello che faremo sarà invece analizzare vantaggi e fatiche di blog, pagine Facebook e account Twitter in chiave istituzionale, in particolare per le biblioteche. Aggiungendo un po’ di diritto d’autore, dei consigli di base su scrittura e comunicazione in rete, e un accenno a strumenti come Google Alerts e Google Analytics che non si possono più ignorare. L’obiettivo che mi piacerebbe raggiungere è far sì che – a partire dal giorno dopo – i partecipanti al corso fossero in grado di scegliere quali piattaforme utilizzare, impostando un lavoro nel modo più efficace e (perdonatemi questa parola abusata) sostenibile, e cominciare subito a lavorarci. E aggiungerei: a lavorarci senza né paure né improvvisazioni, i due rischi opposti che si possono correre quando si parla di comunicazione pubblica in rete.

Si dice spesso che la sperimentazione sia la strada da seguire in questo campo. Concordo, ma appunto per non muoversi completamente al buio (e anche per ringraziare i rispettivi autori a cui questo corso deve molto), voglio citare qui i quattro manuali di cui non si può fare a meno e che, al momento, costituiscono dei punti fermi ciascuno per il loro ambito.

Tiziano Fogliata, Crea il tuo blog con WordPress, Hoepli, 2010. WordPress è al momento considerato quasi unanimemente la miglior piattaforma di hosting e gestione di blog. Se volete sfuggire a Blogger e al monopolio di Google, poi, è quasi una scelta obbligata.

I due manuali di Luca Conti, Fare business con Facebook: il nuovo marketing dei social network (2. ed., 2010) e Comunicare con Twitter: creare relazioni, informarsi, lavorare (2010), entrambi della Hoepli, vi daranno moltissimi consigli sul come utilizzare queste due piattaforme in modo professionale.

Infine (ma solo in ordine di apparizione) l’ottimo Social Media ROI di Vincenzo Cosenza, Apogeo, 2012, che apre una finestra importante sul mondo della misurazione dei risultati della comunicazione via social media, senza tralasciare qua e là nel testo montagne di trucchi e consigli utili, sicuramente pensati per un contesto aziendale ma riformulabili in buona misura anche in ottica no profit. Cosenza è il prolifico autore di vincos blog, sito di segnalazioni di novità e di analisi sul mondo dei social network nonché curatore dell’Osservatorio Facebook che si incarica di realizzare e tenere aggiornate infografiche molto utili. Per questo motivo, e per aver permesso di riutilizzare le immagini del suo testo in Creative Commons, lo ringrazio doppiamente :-)

Reference ad Urbino

I prossimi due giorni sarò in quella particolare città-campus che è Urbino, ospite dei colleghi delle biblioteche dell’Università per i quali terrò un corso sul reference.

Negli ultimi tempi i miei corsi avevano preso una direzione diversa: web 2.0, promozione via social media… Perciò questa è una buona occasione per tornare a riflettere su questo tema, che forse è un po’ stagnante nella situazione delle biblioteche italiane. Il corso seguirà in realtà un andamento abbastanza tradizionale, parleremo di reference digitale ma anche di reference tradizionale, e quindi di interviste, strategie di ricerca, Linee guida e così via.

Ma prepararlo ha fatto sì che cominciassero a mettersi in fila nella mia testa alcune cose, che forse sono un po’ gli estremi della questione.
Da un lato l’osservazione “sul campo” di come quello che noi chiamiamo reference sia in realtà un’attività molto diversa da come la si descrive nei manuali, in particolare per quanto riguarda le biblioteche pubbliche. Avevo già fatto qualche riflessione di questo tipo, la leggete qui.
Al lato opposto, una certa curiosità per quelle che potrebbero essere le forme future del reference. E, come spesso accade, è David Lankes quello che apre qualche porta in questa direzione.

Vedremo come andrà questo corso, quali saranno le sollecitazioni da parte dei colleghi dell’Università che avranno probabilmente un punto di vista diverso dal mio.
Nel frattempo, io cercherò di mettere ordine nelle mie riflessioni, e soprattutto di trovare un percorso sensato che colleghi i due estremi, se ne sarò capace.

Lunedì 13 giugno terrò a Roma, per Biblionova, un corso dedicato esclusivamente al reference digitale. Vedremo cosa sarò riuscita a fare per quella data!

Queste intanto la bibliografia (molto sintetica) del corso e queste le slide: