“Tutti lì, in biblioteca a fare non si sa bene cosa”

Quando abbiamo cominciato a pensare che dispensare sguardi e sorrisi a chi viene da un altro paese e non conosce la nostra lingua fosse sufficiente. Che ospitare al caldo d’inverno e al fresco d’estate chi non ha una casa, chi non ha un lavoro, chi ha problemi psichici potesse bastare. Quando seguendo l’idea che le biblioteche devono rispecchiare la nostra società (davvero? abbiamo aspirazioni e modelli così bassi?) abbiamo aperto le porte a tutti (sacrosanto, sia chiaro) e abbiamo lasciato tutti lì, in biblioteca a fare non si sa bene cosa, riproponendo esattamente quello che succede fuori: aree di emarginazione, insofferenze, non risposte ai bisogni.

Potete leggere il post di Denise Picci nella sua interezza qui.