Le riforme del diritto d’autore ci riguardano tutti?

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La proprietà intellettuale non esiste

“La proprietà intellettuale non esiste. Esistono solo le eccezioni alla libertà intellettuale”

Ieri sera ho fatto un ulteriore, piccolo passo avanti in un processo che in metafora potrei descrivere come prendi la rete e guarda che cosa c’è dietro. La rete con le sue pagine patinate, i suoi strumenti preimpostati, l’abbondanza e la facilità della pubblicazione per tutti.

Sono andata – metà per interesse, metà per supporto – ad un incontro bolognese sul copyleft che ha messo insieme in modo abbastanza originale attivisti, scrittori, una compagnia teatrale, un docente universitario e un bibliotecario, Andrea Zanni, in questo caso in veste di responsabile dei progetti di Wikimedia Italia. Andrea non ha bisogno della mia presentazioni, ma anche per lui possiamo tentare un “prendi andrea e guarda cosa c’è dietro” grazie al suo personalissimo e mai scontato blog.

Il senso dell’iniziativa era fare informazione sulle basi del copyleft e delle licenze libere e far parlare delle loro esperienze persone che sulla base di quelle licenze lavorano. Per me, niente di completamente nuovo ma il piacere di vedere una collezione di facce notevole: dall’insospettabile pensionato in sandali allo sviluppatore duro e puro all’anarchico in dreadlock alla studentessa in calze ricamate. Un pubblico nutrito e attento.

Invitato speciale, Renzo Davoli, docente di Sistemi operativi all’Università di Bologna e nome storico della storia (si potrebbe dire dell’archeologia) dell’informatica in Italia.

Ora devo dire che, di fronte a persone come queste, ogni preconcetto acquisito su che cosa significhi essere un nerd scolorisce fino ad azzerarsi. Nel corso della serata, intervento dopo intervento, Davoli ha messo insieme una tale combinazione di precisione espositiva, capacità definitoria e affermazioni ideali da sbaragliare anche le poche obiezioni avanzate dal pubblico, e da far pensare che essere nerd significa probabilmente qualcosa come “avere uno spessore”, più che essere degli appassionati di serie tv o dei collezionisti di gadget tecnologici ;-)

Che cosa significa coniugare ideale e puntualità terminologica da matematico di formazione?

Significa, ad esempio, affermare che l’idea di proprietà intellettuale è concettualmente sbagliata, poiché la conoscenza nasce libera e poco si può fare per renderla meno che libera. E che quindi, ribaltando i termini usuali della questione, si dovrebbe legittimamente parlare del diritto d’autore solo come di una serie di eccezioni alla libertà intrinseca delle conoscenza, e non come di un sistema basato sulla proprietà.

Significa puntualizzare (beh, io non lo ricordavo, o forse non l’avevo mai saputo) che non si dà copyleft senza richiesta di replicare la licenza adottata (la condizione dello share-alike, in termini Creative Commons), cioè senza messa in moto di un circolo virtuoso di diffusione e di potenzialità di riutilizzo.

Significa ricordare come alla base delle licenze libere stia una concezione liberale del comportamento e del diritto: nessuno impedisce che grazie a licenze libere qualcuno guadagni e si arricchisca, così come nessuno vuole imporre licenze libere universali. Sta alla scelta degli individui decidere caso per caso quale comportamento adottare. Liberale, insomma, nel senso originario della parola e non nel suo appiattimento sul significato deteriore di liberista.

Significa, infine, inquadrare il tema della condivisione e della circolazione della conoscenza in un’ottica che definirei di urgenza e che mi pare sommamente necessaria e al tempo stesso pericolosamente poco diffusa: urgenza nel mettere insieme le forze disponibili per cercare soluzioni a problemi che non saremo fra un po’ di tempo più in grado di affrontare. Inaccettabilità degli steccati e delle rendite di posizione. Rischio delle chiusure che limitano e ritardano (pensate alle conoscenze scientifiche, pensate alla tendenza a brevettare ogni cosa).
Questo, davvero, è fuori dal comune e – per inciso – risponde secondo me alla domanda “perché mai dovremmo interessarci al copyright?”