Generazioni

È una lettura molto interessante quella dell’articolo La mia generazione di Christian Raimo. Lo potete leggere su Minima & Moralia, pubblicato il 27 luglio.

Alcune cose non le trovo del tutto condivisibili: personalmente non avrei il coraggio di chiedere a qualcuno che abbia oggi la possibilità di andarsene dall’Italia di non farlo (ho visto un sufficiente numero di vite sprecate). Trovo un po’ semplicistica la lettura del disagio psichico che viene fatta nell’articolo (ma non nego affatto il peso del contesto sociale su questo genere di problemi, anzi). Penso che l’essere o meno dei privilegiati sia qualcosa di definibile solo a livello individuale, e non generazionale. Ma a parte questo, credo che molti si possano riconoscere in questo scritto o quanto meno possano rapportarsi a esso con una buona dose di senso.

Persino io che sono di una manciata di anni più vecchia e che per questo ho avuto la fortuna e la sfortuna di entrare in quel vicolo cieco che è la pubblica amministrazione attuale. Ecco un altro esempio che manca nell’articolo: oltre alla fabbrica, quello dell’ufficio. Il posto in cui la possibilità di fare qualcosa di utile prende la forma di una convivenza forzata, di un esercizio di compromesso, di una continua ridefinizione dei limiti tuoi e di quelli altrui. Vedo persone più giovani di me che non hanno vissuto questa esperienza (perché hanno lavorato sempre come liberi professionisti sottopagati, focalizzandosi su progetti a tempo invece che sulla crescita di strutture) esplodere poi in rancorosi deliri di onnipotenza individualista. Credo di capire il loro rancore, e credo anche che siano stati doppiamente ingannati. Nessuna fabbrica e nessun ufficio saranno mai luoghi ideali in cui crescere, ma luoghi in cui muoversi come appartenenti a un gruppo, sì.

Per il resto, l’idea del combattere anche per i propri doveri è un’iperbole etica che non mi dispiace. Ma non lo facciamo già?

 

 

AIB, Wikimedia Italia, pubblico dominio (finalmente)

The Battle of Copyright, by Christopher Dombres (PD)

Entrambe le parti si impegnano a garantire … il coordinamento e il sostegno reciproco alle campagne relative alla massima diffusione e accesso gratuito delle informazioni, con particolare riguardo al sostegno della pubblicazione delle digitalizzazioni delle biblioteche in pubblico dominio, al libero riuso delle riproduzioni dei beni bibliotecari e, più in generale, alla promozione di un quadro normativo in tema di proprietà intellettuale che valorizzi la conoscenza libera e il ruolo di biblioteche e archivi …

Ora che il protocollo di intesa fra le associazioni Wikimedia Italia e AIB, Associazione Italiana Biblioteche, è stato firmato e divulgato, sono andata a riaprire la pagina in wikina* che avevamo dedicato al tema, per vedere a quando risale: è del 18 settembre 2015, la creai io sintetizzando molte cose dette in molte mail e telefonate e call.

In realtà, allora eravamo titubanti all’idea che un’associazione intimamente legata alle istituzioni come AIB volesse pronunciarsi in modo netto – nonostante la caotica e restrittiva legislazione italiana – a favore del pubblico dominio delle digitalizzazioni fatte dalle biblioteche, e del libero accesso e riuso dei documenti in generale. Watermark, licenze incoerenti o sbagliate, condizioni d’uso fondate su concezioni pregiudiziali rispetto a chi sia un legittimo fruitore delle opere e chi lo sia meno: ancora molte biblioteche digitali create grazie all’impegno professionale e finanziario di istituzioni pubbliche sono online con restrizioni che ne contraddicono la natura pubblica.

Nel 2015 (e forse anche prima) ci dicemmo però che valeva la pena puntare in alto, confidando nei tanti bibliotecari simpatizzanti e/o soci WMI e nell’interesse per l’open access che è proprio di un’associazione professionale di bibliotecari. È passato molto tempo e molto lavoro e ora sappiamo che abbiamo fatto bene, che quella dell’apertura è una direzione ormai considerata non solo doverosa, ma utile, e che forse si avvia a diventare ovvia. Ci sarà ancora tantissimo lavoro da fare ma, intanto, possiamo festeggiare.

Enrica Manenti, Andrea Zanni, Federico Leva, Lorenzo Losa, Luca Martinelli, il direttivo di Wikimedia di allora e quello di oggi, Susanna Giaccai, Giuliana Mancini sono fra le molte persone che hanno fatto sì che questo accordo arrivasse in porto e io desidero ringraziarle, in questa giornata afosissima, perché mi hanno dimostrato che gli sforzi possono anche venire ricompensati. Con Rosa Maiello neo-presidente AIB, che già si è interessata all’accordo, potremo continuare a lavorarci e rendere quello che oggi è un pezzo di carta una pratica concreta. Se ce l’abbiamo fatta una volta, possiamo rifarlo.

* La wikina è un wiki di lavoro dove si appoggiano le discussioni e la documentazione di WMI.

Libri da buttare

E se facessimo tutti la stessa prova sui nostri OPAC?

librarianscape

Nei primi tre mesi del 2017 i casi di morbillo in Italia sono stati 1439. Nello stesso periodo dell’anno, nel 2016, sono stati 237. Nel 2015, sempre da gennaio a marzo, 43. Qui tutti i dati.

Da cosa dipende l’aumento di questi numeri? Aumenta il numero di genitori che non vaccinano i propri figli, per cui, anche a causa dell’ indebolimento della cosiddetta immunità di gregge, la copertura vaccinale è insufficiente per evitare il contagio. Quindi, oltre ai bambini non vaccinati per scelta ci sono persone che non possono vaccinarsi, o non sufficientemente immuni alla malattia per vari motivi, che si ammalano. C’è da dire che il morbillo non è un’ innocua indisposizione che ricopre per qualche giorno chi la contrae di macchie rosse: è una malattia potenzialmente mortale, che può avere complicanze anche gravissime: per esempio polmonite, encefalite, insufficienza respiratoria, convulsioni. Basti pensare che il 39% degli ammalati di quest’anno è stato ricoverato…

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