30 maggio, convegno a Crema

E’ quasi metà maggio, è dunque ora di far sapere che sono stata gentilmente invitata dalla Rete bibliotecaria Cremonese a parlare al convegno I bibliotecari si raccontano: sfide, opportunità e alleanze che si terrà il prossimo 30 maggio a Crema.

Crema è un po’ fuori mano, ma a me pare che valga sicuramente la pena arrivarci per questo convegno che si segnala per il suo programma assolutamente originale e -  permettetemi di dirlo – anche abbastanza coraggioso. Niente di simile, infatti, all’impianto tradizionale dei convegni bibliotecari. Questa volta, l’idea che sta dietro l’incontro è parlare del mondo delle biblioteche pubbliche a partire dal punto di vista dei bibliotecari e delle loro storie anche personali e non dal punto di vista delle istituzioni. Deviazioni e biforcazioni professionali comprese.

Partiremo da un grande nome, Anna Galluzzi, con un intervento introduttivo che darà il quadro generale dello stato delle biblioteche pubbliche. Anna è davvero un nome che non ha bisogno di presentazioni, col pregio aggiuntivo di una autonomia di vedute e di pensiero della quale non si può dubitare (fatevi un’idea qui). Proseguirà Caterina Ramonda (che lavora, fra le altre cose, a Le letture di Biblioragazzi) che ci parlerà delle competenze e dei linguaggi richiesti per parlare a nuove generazioni di lettori. Concluderà la mattinata Roberta Cirimbelli con una riflessione sull’esperienza del blog per giovani adulti Extratime (qui una piccola intervista).

Toccherà invece a me aprire il pomeriggio, con un intervento a cui, in un momento di  eccesso di creatività, ho dato un titolo che sfida diverse leggi dell’elettronica:  Bibliotecari wikipediani: hardware e software di una collaborazione. Niente di sconvolgente in realtà, l’hardware è questo, e questo il software. Cercherò semplicemente di raccontare in quanti modi i bibliotecari possono collaborare con Wikipedia, come e perché. Sarà poi la volta di Valeria Baudo, “ex” esperta di biblioteche per ragazzi approdata alla social network analysis, per finire in bellezza con l’intervento di Francesco Serafini, bibliotecario pubblico con una vita professionale parallela in un mondo apparentemente molto lontano.

Si usa dire così, ma in questo caso è proprio vero: la parte che io aspetterò con più ansia è quella del dibattito. Perché ho l’impressione che molti bibliotecari siano arrivati a sentire il bisogno di parlare del loro lavoro e della sua bellezza, ma anche dei limiti e delle frustrazioni che in questo momento porta con sé.

E’ richiesta l’iscrizione. Iscrivetevi!

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Citazione necessaria

Sabato scorso sono riuscita a vedere realizzato un piccolo progetto a cui stavamo lavorando da un po’ di tempo: un corso di introduzione a Wikipedia per gli utenti della biblioteca. Si è trattato di un laboratorio pratico in cui le persone, guidate da un volontario wikipediano (in realtà più d’uno, ma a quanto pare i wikipediani si molplicano in modi che la scienza deve ancora studiare) hanno potuto mettere le mani dentro l’enciclopedia, imparando i primi rudimenti della scrittura secondo le norme e le consuetudini della comunità che la alimenta.

In Italia ci sono stati molti altri corsi di questo tipo svolti in collaborazione con le scuole (se ne parla anche sul Corriere online) o indirizzati a particolari categorie di persone come gli insegnanti o i bibliotecari. L’idea questa volta era rivolgersi semplicemente ai cittadini e vedere se l’offerta avrebbe incontrato una domanda, un interesse o anche una semplice curiosità per questo mondo. Posso dire che i posti disponibili (pochi per consentire alle persone di lavorare praticamente su un pc e di essere seguiti nei loro primi passi) sono andati velocemente prenotati. Motivo per cui credo che su questa strada si possa continuare a sperimentare e invito chi fosse interessato a organizzare laboratori di questo tipo in biblioteca a contattare me (la mia mail è in About) o, meglio ancora, direttamente Wikimedia Italia, l’associazione che sostiene i progetti wiki nel nostro paese.

Ma credo che – prima di tutto questo – ci sia ancora bisogno di rispondere a una domanda: perché mai dovremmo sostenere la partecipazione attiva a Wikipedia e farne una delle attività che possono avere luogo in biblioteca?

Potrei rispondere in diversi modi. Ad esempio, dicendo che vedere persone differenti per età e interessi intente a discutere del come sia possibile che si dedichi il proprio tempo libero ad un’enciclopedia è già di per sé uno spettacolo notevole. Oppure, dicendo che le biblioteche non possono fermarsi alla messa a disposizione del pubblico di computer e di connessioni gratuite alla rete, e che dovrebbero trovare il modo di organizzare anche un’alfabetizzazione digitale di secondo livello. Oppure che secondo molti autori le competenze partecipative sono oggi un complemento necessario dell’alfabetizzazione (un assaggio di Henry Jenkins qui e una formula in sintesi: “leggere non basta”). Ma dato che ci troviamo in tempi di buia catastrofe politica, vi rispondo invece con questa immagine:

Webcomic_xkcd_-_Wikipedian_protester By Randall Munroe (en:User:Xkcd) (http://xkcd.com/285/) [CC-BY-2.5], via Wikimedia Commons

Leggere non basta perché non necessariamente insegna come le idee si costruiscono. Come la retorica nasconda molti trucchi. Come non si possa essere cittadini senza la sana sistematica abitudine a chiedere che il processo secondo cui si afferma un’idea e si compie una scelta politica sia trasparente. Fate una prova: inserite un’informazione in una voce di Wikipedia, fatelo correttamente, scrivendo qualcosa di cui siete certi, ma senza citare una fonte a sostegno (un libro, ad esempio!). Probabilmente nessuno cancellerà quanto avete scritto, ma vedrete apparire rapidamente in cambio una piccola riga di testo con scritto [senza fonte]. Nasce così, e possiamo considerarla un segno di sana e robusta costituzione a cui potremmo anche fare felicemente l’abitudine. Come cittadini, voglio dire.

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2012 Ebook Usage in U.S. Public Libraries

Library Journal pubblica l’edizione 2012 della sua indagine sulla penetrazione degli ebook nelle biblioteche statunitensi pubbliche, accademiche e scolastiche. Tutti e tre i documenti sono scaricabili gratis facendone richiesta da qui.

(Di recente si è manifestata sulla lista di discussione aib-cur una certa riluttanza a fornire dati personali in cambio di contenuti gratuiti. Se avete dubbi di questa natura sappiate che, oltre a trattarsi di un normale modello economico del web, c’è di peggio).

Le Survey sono alla loro terza edizione, segno di come il tema sia divenuto in breve assolutamente centrale in un paese in cui un quarto del mercato dell’editoria è già digitale e il sorpasso del digitale sulla stampa è atteso per il 2014 (i dati A.T. Kearney-Bookrepublic più aggiornati sono stati presentati da poco a If Book Then).

Provo a riassumere qualche elemento riguardante le biblioteche pubbliche, perché da anni ciò che accade nel mercato digitale americano si trasferisce in Europa nel giro di poco ed è veramente ora che questi temi siano considerati urgenti. Peraltro, fin dalle prime righe dell’Executive Summary, l’indagine non cela (con una certa grazia letteraria) che la situazione sia complessa:

“Le biblioteche pubbliche, più di ogni altro tipo di biblioteche analizzato, sono in prima linea nel tiro alla fune non risolto tra editori, rivenditori di ebook e biblioteche. Prezzi draconiani, restrizioni sull’accesso, DRM rovinosi e un pantano di formati e di device presentano sfide reali alle biblioteche pubbliche. Al tempo stesso, la richiesta di ebook è in aumento e le biblioteche – che non sono le istituzioni finanziate con più generosità neppure nei momenti economici migliori – si stanno muovendo per far fronte a queste sfide con aplomb.”

Ma vediamo che cosa significa esattamente considerare questi temi come urgenti e che cosa accade negli USA:

  • 9 biblioteche pubbliche su 10 offrono ebook ai loro utenti secondo un qualche modello
  • 2 su 3 lo fanno tramite consorzi
  • il numero medio di ebook per biblioteca è 10.000 (si era partiti da un modesto 1.500 nel 2009)
  • il 79% delle biblioteche afferma che la richiesta di ebook da parte degli utenti è “drammaticamente salita”
  • il formato ePub risulta il più richiesto (anche rispetto all’AZW per Kindle, lettore diffusissimo negli USA)
  • l’ebook reader prevale fra gli utenti lasciando ad una certa distanza sia i tablet che i device mobili
  • l’uso degli ebook si concenta per l’89% sul download, lasciando un 11% sullo streaming
  • la maggioranza delle biblioteche (ma con un calo rispetto all’anno precedente) consente di scaricare gli ebook da remoto e non da postazioni interne
  • praticamente ogni genere di libro viene offerto in formato digitale (fiction e non fiction per adulti e bambini, con percentuali minori per le opere di reference e il graphic novel)
  • le tipologie di fiction più scaricate sono i bestseller, il mistery/suspence e il romance, il romanzo d’amore (sorpresa!)
  • nella non fiction prevalgono nettamente le biografie e i libri di memorie e i bestseller
  • in pochi casi gli ebook provengono dal settore del selfpublishing, ma quest’anno il 27% delle biblioteche dichiara di voler prendere in considerazione l’ipotesi
  • gli utenti più interessati al servizio si situano nella fascia d’età 35-54 (sorprsa n. 2!)
  • il tasso di circolazione degli ebook è quadruplicato nel giro di 3 anni
  • la percentuale media di budget dedicato agli ebook sul totale del budget per le risorse è passato dal 3,3% del 2010 al 6,2% del 2011, con una previsione di spesa di qui a 5 anni che raggiunge il 12% e che si intende sostenere tramite riallocazione del budget:

budget

Oltre ai dati sulle collezioni e sul loro uso, questo documento offre diverse informazioni sulle modalità di acquisizione e sui modelli di licenze utilizzati, sulla discussa questione del possesso di device per gli utenti da parte delle biblioteche, sui rapporti coi fornitori e sulle barriere incontrate dagli utenti nella fruizione del servizio. Che sono molte, e spiegano insieme ai costi l’aplomb richiesto ai nostri colleghi:

hinders

Tempi di attesa troppo lunghi, disponibilità complessiva di ebook limitata, titoli che non vengono commercializzati per le biblioteche, procedimenti di download complessi, DRM, ma anche la mancanza di conoscenza del servizio e accesso limitato ai device di lettura sono tutti problemi riportati da diverse biblioteche, con un limitato 22% di esse che riporta la preferenza degli utenti per la stampa come limite del servizio di digital lending.

Difficoltà che – su proporzioni di servizio totalmente diverse – ci troviamo ad affrontare anche in Italia, con un solo vero vantaggio a nostro favore: essendo radicalmente più indietro degli USA possiamo usufruire della loro esperienza, renderci conto della varietà dei modelli possibili, della necessità della cooperazione (persino a livello di comunicazione!) e del fatto che il digitale non è solo roba da nativi digitali (che in Italia e forse ovunque sono una categoria di censo più che anagrafica). A patto, forse, che di ritardo non se ne accumuli troppo.

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