Cancellare graffiti: che cos’è un’opera libera

20160312_150856Proprio in queste ore nel mio quartiere l’artista Blu (assieme ad altri) sta cancellando dai muri grandi e bellissimi graffiti, alcuni dei quali io definirei quasi storici, che davano un ben definito carattere a diverse delle zone in cui mi capita di passare. Qui la notizia dell’ANSA.

Si tratta di un atto di protesta contro la mostra sulla street art in apertura a breve a Bologna (il 18 marzo, a me non dispiacerebbe andarci). In mostra saranno esposti anche pezzi “staccati” da muri in giro per il mondo, c’è chi dice a scopo conservativo, c’è chi dice a scopo di lucro (il biglietto della mostra che appunto io andrei a pagare, ad esempio).

La cosa è complicata dal fatto che innegabilmente la street art nasce per essere in strada e in strada vivere, rovinarsi e sparire come un mandala. E anche dal fatto che si dice che per una mostra di questa natura sarebbero state sufficienti delle fotografie delle opere. Tutto abbastanza giusto, anche se è vero che niente di ciò che vediamo nei musei oggi si trova nel contesto per il quale era stato concepito nel suo momento storico (a me, peraltro, va benissimo anche una riproduzione digitale in alta definizione di un Van Gogh, per dire).

Anche se l’affermazione che Blu avrebbe rivolto alla polizia municipale “È un muro vecchio e brutto, stiamo solo sistemando” ha la sua apprezzabile ironia, la decisione di cancellare opere non toccate direttamente dalla mostra, a costo di rendere un quartiere peggiore di quanto fosse prima, mi pare discutibile. E non solo perché restituisce muri brutti e scrostati a luoghi che già lussuosi non sono, ma perché svela un’ingenuità che io riesco solo a definire con questa domanda: a chi appartengono i graffiti?

Non sono certa che i loro autori si sentirebbero a proprio agio nell’affermare apertamente che i graffiti “appartengono” a loro, ma è esattamente questo il significato che questo gesto mostra di avere: io vi ho dato quest’opera, io ve la tolgo. E se invece io venissi lì a dirti che siccome è un’opera per la strada del mio quartiere io non voglio che tu me la tolga? Sarei la persona che ostacola la tua libertà di protestare o la persona che difende l’arte e il suo quartiere?

La grande ambiguità dell’essere libera (diciamo la grande libertà dell’essere libera) , per un’opera, sta nel fatto che ciascuno ci fa quello che gli pare. La può guardare. Ci può fare i soldi. La può portare in giro (se la legge gli permette di farlo) in modo che la possa vedere anche chi non è così fortunato da poter viaggiare per le periferie del mondo. Se la distruggi, affermi di esserne il padrone e di poterne disporre a tuo piacimento.

Se non ti piace la mostra e il modo in cui è stata concepita, protesta contro la mostra, non contro la mia libertà di godere della tua arte.

Nota: l’immagine è una foto del manifesto di un’opera di Blu che tengo in casa mia. Non è una gran foto, ma è l’unica cosa che resti da queste parti.

 

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